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FESTIVAL DI CINEMA

Lamezia International Film Fest: quando il cinema torna a essere incontro

Lontana dai riflettori, la settima arte si riscopre umana

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Taxidrivers ha vissuto il Lamezia International Film Fest dall'interno, intercettando e respirando emozioni e sensibilità sempre più rare

In un’epoca in cui il cinema rischia sempre più spesso di essere consumato attraverso uno schermo, il valore più prezioso di un festival non risiede più soltanto nei film proiettati o nella presenza di grandi personalità dell’industria, bensì nelle relazioni che esso riesce a generare lungo i propri infiniti ingranaggi. In quest’ottica di rinnovata umanità, la fama social lascia spazio alla fame sociale: un bisogno di incontro che non vive nei numeri o nell’estetica, ma nel tempo condiviso. È proprio questa la sensazione che ha accompagnato la tredicesima edizione del Lamezia International Film Fest, conclusosi il 18 luglio dopo cinque giorni in cui il cinema è stato, prima ancora che una successione di proiezioni, un luogo di confronto tra persone, idee e sensibilità diverse.

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Lamezia International Film Fest, cosa l’algoritmo (non) può fare

Durante i giorni della manifestazione, la sensazione più evidente non è stata quella di partecipare a un evento costruito sulla distanza tra ospiti e pubblico, quanto a una comunità temporanea in cui le gerarchie tendevano ad assottigliarsi. Registi, giornalisti, organizzatori e collaboratori hanno condiviso gli stessi spazi, trasformando momenti apparentemente marginali – una cena, una conversazione, un bicchiere di vino – in occasioni di confronto.

È proprio questa dimensione umana a risultare particolarmente significativa in un presente dominato dalla mediazione digitale. Le piattaforme hanno ampliato enormemente le possibilità di accesso al cinema, ma hanno anche modificato il modo in cui entriamo in relazione con le opere e con chi le crea. L’incontro casuale, la conversazione non programmata, la possibilità di scoprire un punto di vista inatteso sono elementi difficilmente replicabili attraverso un algoritmo.

Taxidrivers ha vissuto il Lamezia International Film Fest dall'interno, intercettando e respirando emozioni e sensibilità sempre più rare

Tutto quello che avreste voluto sapere sull’uomo ma non avete mai osato chiedere

Non si tratta di un rifiuto della contemporaneità né di un elogio nostalgico del passato. Al contrario, è il tentativo di ricordare che un festival può ancora essere uno spazio in cui un regista, un giornalista, un volontario, un interprete o uno spettatore finiscono per condividere lo stesso tavolo, la stessa conversazione, lo stesso tempo.

La sfida del Lamezia International Film Fest è allora anche questa: dimostrare che un festival non è soltanto un contenitore di proiezioni e incontri ufficiali, ma uno spazio di comunità. In un momento storico in cui tutto sembra chiedere velocità, efficienza e distanza, preservare luoghi capaci di favorire lo scambio umano significa difendere una delle ragioni più profonde per cui il cinema continua a esistere. Perché ogni grande film nasce da uno sguardo, ma continua a vivere soltanto quando quello sguardo incontra qualcun altro.

Taxidrivers ha vissuto il Lamezia International Film Fest dall'interno, intercettando e respirando emozioni e sensibilità sempre più rare