Cactus International Children's and Youth Film Festival

‘And I Would Be Beautiful’: ossessioni estetiche indotte da falsi miti

La promessa della ditta Muse di dimagrire in soli 30 giorni, spinge l’insicura Agathe ad assumere farmaci dannosi e ad isolarsi dal mondo, finché…

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Se negli anni Settanta il femminismo rivendicava un’immagine della donna libera da schemi e stereotipi, né solo madre e moglie, né donna oggetto o pin-up dal corpo perfetto e dal sorriso stampato, ma donna autentica, consapevole della propria identità – lavoratrice, attivista, creatrice – a partire dall’accettazione del proprio corpo unico e imperfetto, nel tempo la forza di tante conquiste si è andata attenuando e i cliché sono riemersi.

Gli stereotipi infatti ritornano ciclicamente, anche grazie a chi ha interessi a speculare sulle altrui fragilità, e si ripropongono nelle pubblicità e in alcuni programmi tv (meno di un tempo per fortuna) donne magrissime con bikini da urlo: nell’era di Internet si è diffusa inoltre la vendita on line di costosi farmaci che fanno dimagrire in pochissimo tempo togliendo la fame, non coadiuvati da diete che propongano un valido bilanciamento nutrizionale.

Proprio in questo filone s’inserisce il bel cortometraggio di animazione And I Would Be Beautiful (Et je deviendrais belle), già pluripremiato in numerosi festival internazionali, della regista e illustratrice francese Mathilde George, prodotto da Alter Ego Production e presentato al Cactus Film Festival 2026.

Promesse di cambiamenti fisici contro natura

Il cortometraggio, attraverso la storia di una giovane donna di taglia forte che non si piace, che odia guardarsi allo specchio perché detesta il suo corpo, e sogna di dimagrire velocemente, racconta come i social e le ditte di farmaci e cosmetici (in questo caso la fittizia Muse) approfittino delle insicurezze delle giovani generazioni, e soprattutto di quelle femminili, creando trappole costose e dannose per la salute.

Agathe, infatti, è una giovane donna come tante, con un lavoro e degli amici, ossessionata però dal complesso dei chili superflui: tra specchi implacabili, giudizi interiorizzati e vestiti che non entrano più, la giovane protagonista misura il proprio corpo secondo standard che sembrano definire il suo valore, accumulando frustrazioni quotidiane.

Finché un giorno un annuncio visto per caso nella metro riapre la speranza: l’incontro con il marchio Muse, che promette una trasformazione rapida e perfetta, fa intravedere ad Agathe la possibilità di diventare “qualcun altro” in soli trenta giorni.

“Grazie a Muse – è questo l’impegno della pubblicità – potrei diventare qualcun’altra. In soli 30 giorni avrei gambe più snelle, seno più alto e sedere più sodo. E finalmente sarei bellissima.”

A qualunque costo inseguire modelli stereotipati

Per dimagrire Agathe cade dunque nella trappola commerciale dei farmaci e finisce sotto il controllo dell’azienda Muse, che premia ogni chilo perso con l’invio di regalini di rinforzo, elimina ogni forma di cibo reale e lo sostituisce con pillole di poco chiara natura, da assumere in quantità sempre maggiore fino al giorno in cui Agathe, pillola dopo pillola, comincia a sentirsi malissimo, tra dolori al ventre, svenimenti e depressione.

Raggiunto con sacrifici enormi un peso forma adeguato, la protagonista (che rimane triste per tutto il processo) vuole chiudere il rapporto con l’azienda ma le lusinghe continuano rivolte ad altre parti del corpo: riuscirà Agathe questa volta a ribellarsi?

L’autrice, che nasce come illustratrice prima di diventare regista, si focalizza con disegni dai colori forti ed espressioni che ben evidenziano lo stato psicologico della protagonista,  sulle nevrosi, ossessioni e desideri legati ad un perfezionismo estetico irraggiungibile, che rappresentano le insicurezze di un’intera generazione, in relazione alla propria identità, immagine di sé e percezione degli altri.

Mentre il desiderio di cambiamento di Agathe prende forma, il cortometraggio interroga con ironia e lucidità le pressioni estetiche, l’ossessione per l’immagine e il fragile confine tra cura di sé ed annullamento.

Con uno sguardo diretto e sensibile, il racconto invita le/i più giovani a riflettere su identità ed autostima e sull’urgenza di riconoscersi sé stessi oltre i modelli imposti.

Mathilde George

Dopo la formazione presso l’École Émile Cohl di Lione, Mathilde George avvia la sua attività come illustratrice per la stampa e l’editoria per l’infanzia, collaborando con realtà come Bayard, Milan, Hatier e Nathan. Nel 2025 firma il suo primo cortometraggio d’animazione, And I Would Be Beautiful, segnando l’esordio alla regia.

 

 

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