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Capolavori televisivi nascosti: 8 serie brillanti che l’Italia ancora non guarda
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3 ore agoon
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Greta WiethNon tutti i grandi fenomeni televisivi diventano successi ovunque. Mentre alcune serie dominano i premi, ispirano fanbase appassionate e lasciano un segno indelebile nella storia della televisione, altre in qualche modo sfuggono all’attenzione del pubblico italiano.
Che sia per via di temi di nicchia, narrazione non convenzionale o semplicemente per una questione di tempistica, queste serie non hanno mai trovato il pubblico che meritavano.
Eppure ognuna offre qualcosa di indimenticabile, a dimostrazione che la popolarità non è sempre il miglior indicatore di qualità. Ecco otto serie eccezionali che meritano molta più attenzione da parte del pubblico italiano.
Fine anni ’90 e inizio anni 2000: classici senza tempo in anticipo sui tempi
It’s Always Sunny in Philadelphia
Debuttando nel 1999, West Wing rimane uno dei più grandi drammi politici mai realizzati. Creata da Aaron Sorkin, la serie segue il Presidente Josiah Bartlet e il suo staff della Casa Bianca mentre affrontano crisi, elezioni e la quotidianità del governo.
Rinomata per i suoi dialoghi taglienti e la sua visione idealistica del servizio pubblico, ha vinto 26 Emmy Awards e continua a influenzare i drammi politici a più di vent’anni di distanza. Nonostante il suo successo, non è mai riuscita a sfondare veramente presso il pubblico italiano.
Altrettanto sottovalutata è It’s Always Sunny in Philadelphia. Debuttando nel 2005, la sitcom segue un gruppo di amici incredibilmente egoisti che gestiscono un pub irlandese a Philadelphia, prendendo continuamente decisioni disastrose con conseguenze esilaranti.
Con un’indimenticabile interpretazione di Danny DeVito, la commedia è diventata una delle sitcom live-action più longeve nella storia della televisione americana grazie al suo umorismo audace e politicamente scorretto. Pur essendo enormemente influente all’estero, il suo stile comico unico è rimasto sorprendentemente di nicchia in Italia.
Gli anni 2010: un decennio d’oro di gemme nascoste
Rectify
Gli anni 2010 hanno prodotto diverse serie straordinarie che, in qualche modo, non hanno mai raggiunto la popolarità che meritavano in Italia. Silicon Valley della HBO satireggia brillantemente il moderno settore tecnologico, seguendo un gruppo di programmatori socialmente impacciati che cercano di avviare una startup tra una concorrenza spietata, investitori irraggiungibili e l’assurda cultura aziendale della Silicon Valley.
Un mix perfetto di commedia sul posto di lavoro e satira sul mondo degli affari, è spesso considerata una delle serie più divertenti della HBO degli ultimi tempi.
Il noir scandinavo ha raggiunto nuove vette con The Bridge, che inizia con il ritrovamento di un cadavere esattamente al confine tra Svezia e Danimarca, costringendo i detective di entrambi i paesi a collaborare.
La narrazione suggestiva della serie, l’indimenticabile detective Saga Norén e i misteri emotivamente complessi hanno contribuito a ridefinire il genere poliziesco nordico in tutto il mondo.
Anche la Francia ha offerto il suo capolavoro con Les Revenants. Invece di concentrarsi su zombie o mostri, la serie immagina residenti defunti che tornano misteriosamente in vita esattamente come erano prima di morire.
Silenziosa, malinconica e profondamente emozionante, mescola mistero soprannaturale e intimo dramma familiare, creando una delle esplorazioni televisive più originali del dolore e della perdita.
La miniserie britannica River merita un riconoscimento ben maggiore. Con Stellan Skarsgård nei panni del detective John River, il dramma poliziesco in sei episodi segue un investigatore tormentato dalle visioni del suo partner assassinato.
Invece di affidarsi ai cliché del genere poliziesco, River diventa una commovente riflessione su trauma, senso di colpa e salute mentale, il tutto avvolto in un’avvincente indagine per omicidio.
A chiudere il decennio c’è Rectify, uno dei drammi televisivi più intensi e delicati. La storia segue Daniel Holden dopo la sua scarcerazione dal braccio della morte, dopo quasi vent’anni di prigione.
Più interessata alla guarigione che ai colpi di scena in tribunale, la serie esplora con pazienza il perdono, la famiglia, l’identità e le cicatrici emotive lasciate da decenni di detenzione, guadagnandosi un ampio plauso della critica per la sua narrazione profonda.
Gli anni 2020: la narrazione emotiva al suo meglio
I Know This Much Is True
A rappresentare il decennio in corso c’è I Know This Much Is True, la sconvolgente miniserie HBO tratta dal romanzo bestseller di Wally Lamb. Mark Ruffalo offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera, nei panni dei fratelli gemelli Dominick e Thomas Birdsey: uno alle prese con la difficile ricerca di un equilibrio nella sua vita in frantumi, l’altro combattuto contro una grave malattia mentale.
Cruda, emotivamente intensa e profondamente toccante, la miniserie in sei episodi esplora il trauma familiare, l’identità, il perdono e l’amore incondizionato con una sensibilità straordinaria. Potrebbe non essere una visione facile, ma è il tipo di serie che rimane impressa a lungo dopo i titoli di coda.
Il lato nascosto della grande televisione
In un’epoca in cui gli algoritmi propongono costantemente gli stessi titoli a milioni di spettatori, è facile che serie eccezionali passino inosservate.
Eppure, alcune delle esperienze televisive più ricche si trovano proprio in queste gemme trascurate: serie che sfidano le convenzioni, premiano la pazienza e rimangono impresse nella mente del pubblico a lungo dopo l’ultimo episodio.
Che si tratti della satira tagliente di Silicon Valley, della malinconia struggente di Les Revenants o della profondità emotiva di Rectify e I Know This Much Is True, queste serie ci ricordano che la grande televisione non è sempre quella di cui si parla di più. A volte, la migliore maratona di serie TV che si possa fare è proprio quella che quasi nessuno consiglia.