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Yervant Gianikian: addio al maestro del cinema sperimentale

Il suo lavoro, sempre in dialogo con quello di Angela Ricci Lucchi, ha ridefinito il concetto stesso di cinema d'archivio

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Yervant Gianikian

È morto Yervant Gianikian, regista, artista visivo e protagonista assoluto del cinema sperimentale internazionale. A darne notizia è stata la Biennale di Venezia, che ha espresso il proprio cordoglio attraverso un messaggio del Presidente, del Direttore Generale, del Direttore Artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, della Responsabile dell’Archivio Storico e del Consiglio di amministrazione.

Per oltre cinquant’anni Gianikian ha trasformato il linguaggio cinematografico insieme alla compagna di vita e di lavoro Angela Ricci Lucchi, scomparsa nel 2018. La loro ricerca artistica ha influenzato generazioni di cineasti e studiosi, facendo del riuso delle immagini d’archivio una forma poetica e politica capace di interrogare la memoria, la guerra, il colonialismo e la storia del Novecento.

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Chi era Yervant Gianikian

Nato a Merano il 23 febbraio 1942 da una famiglia di origini armene, Yervant Gianikian si era formato come architetto prima di dedicarsi completamente al cinema e alle arti visive. Negli anni Settanta iniziò la collaborazione con Angela Ricci Lucchi, dando vita a uno dei sodalizi artistici più importanti del panorama europeo.

La coppia sviluppò un linguaggio unico basato sul recupero e sulla reinterpretazione di pellicole storiche, spesso dimenticate o inedite. Attraverso una particolare tecnica di rifilmatura, rallentamento dell’immagine, colorazione e ingrandimento dei dettagli, Gianikian e Ricci Lucchi riuscivano a far emergere significati nascosti nelle immagini originali, trasformando il cinema d’archivio in una potente riflessione sulla memoria collettiva.

Tra le loro opere più celebri figurano Dal Polo all’Equatore, Prigionieri della guerra, Su tutte le vette è pace, Pays Barbare, Oh! Uomo e Frammenti elettrici, film presentati nei più importanti festival internazionali e conservati nelle collezioni dei principali musei d’arte contemporanea.

Il legame con la Biennale di Venezia

Il rapporto tra Yervant Gianikian e la Biennale di Venezia è stato lungo e profondo. L’artista ha partecipato più volte sia alla Biennale Arte sia alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Alla Biennale Arte è stato presente nelle edizioni del 2001, 2013 e 2015. Il Padiglione Armenia, del 2015, realizzato insieme ad Angela Ricci Lucchi e dedicato al centenario del genocidio armeno, ricevette il prestigioso Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale.

Anche la Mostra del Cinema ha ospitato numerose opere della coppia tra il 1976 e il 2025, testimoniando una collaborazione durata quasi mezzo secolo.

Negli ultimi anni Gianikian aveva presentato la trilogia I diari di Angela – Noi due cineasti, un intenso progetto autobiografico nato dopo la morte di Angela Ricci Lucchi. I tre capitoli sono stati proiettati alla Mostra del Cinema rispettivamente nel 2018, 2019 e 2025, diventando un commovente dialogo tra memoria personale e storia del cinema.

L’ultimo scritto: “La materia viva del cinema”

Fino agli ultimi mesi della sua vita, Yervant Gianikian ha continuato a riflettere sul valore delle immagini. Nel dicembre 2025 aveva pubblicato sulla rivista della Biennale di Venezia il saggio La materia viva del cinema, inserito nel numero 4/2025 della rivista Applicazioni.

Nel testo descriveva così il lavoro condiviso con Angela Ricci Lucchi:

“È un lavoro maniacale di rapina, da miniaturisti, da copisti egizi, d’archeologi. Ci soffermiamo su quello che maggiormente ci interessa: non la storia o le vicende, ma il volto delle cose, la fisionomia degli oggetti e degli ambienti e ciò che normalmente sfugge.”

Parole che sintetizzano perfettamente il metodo artistico della coppia, capace di trasformare materiali d’archivio in opere contemporanee di straordinaria forza espressiva.