In the darkness of water, il lungometraggio di David Rodríguez de la Morena presentato all’Ischia Film Festival, è un’opera che si colloca pienamente in una dimensione di cinema del reale, scegliendo un approccio contemplativo e sottrattivo più che narrativo.
In the darkness of water
Il film prende le mosse dalla figura di Mauro Morandi, che interpreta sé stesso, uomo che ha vissuto per oltre trent’anni sull’isola di Budelli, trasformandola in uno spazio identitario prima ancora che geografico.
Più che costruire una storia lineare, il film lavora su un tempo sospeso, in cui la presenza umana si confonde con il paesaggio e diventa quasi indistinguibile da esso. Morandi non è mai ridotto a semplice personaggio, ma emerge come figura liminale, sospesa tra custodia e espulsione, tra appartenenza e rimozione. In questa prospettiva, il conflitto centrale non è tanto quello visibile tra individuo e istituzione. Lo è la progressiva erosione del diritto a restare in un luogo che si è abitato fino a diventare identità.
L’importanza del territorio
Un passaggio particolarmente significativo riguarda il momento successivo alla comunicazione ufficiale con cui a Morandi viene chiesto di lasciare l’isola in vista dell’avvio dei cantieri. Il film registra questo snodo senza enfatizzazioni, ma lascia emergere chiaramente uno stato d’animo segnato da disorientamento e frattura. La richiesta di abbandonare Budelli non viene rappresentata come un semplice atto amministrativo. Diventa invece una cesura esistenziale. Si tratta dell’interruzione di un equilibrio costruito nel tempo, in cui la vita quotidiana coincideva con l’idea stessa di appartenenza. In questa fase, la sua figura appare attraversata da una forma di silenziosa resistenza, più interiore che dichiarata. Il legame con l’isola si trasforma così in qualcosa che non può essere semplicemente revocato o cancellato.
Il titolo In the darkness of water sintetizza bene questa condizione. L’acqua diventa insieme isolamento, confine e rifugio. Il buio indica una progressiva invisibilità, una presenza che rischia di essere rimossa.
All’interno del contesto dell’Ischia Film Festival, da sempre attento al rapporto tra cinema e territorio e alle cosiddette “location negate”, il film trova una collocazione naturale. Ne risulta un lavoro essenziale, che rinuncia alla drammatizzazione e si concentra sull’osservazione. Il risultato è una riflessione ampia sulla fragilità dell’appartenenza e sulla possibilità stessa di restare.