Sameh Alaa, noto regista egiziano vincitore di vari premi, tra cui l’ambita Palma d’oro a Cannes con I Am Afraid to Forget Your Face(2020), concorre per la prima volta alla nuova edizione del TS Short International Film Festival nella sezione Maremetraggiocon il suo nuovo cortometraggio animato, S The Wolf – I will have the crown back on my head.
La tematica dei ricordi, della memoria e degli affetti non è nuova al regista, e con questo suo corto, decide di fare un passo oltre: utilizzare un escamotage, quello dei capelli e della calvizie, per raccontare l’infanzia e l’adolescenza turbolenta che ha segnato la vita del protagonista.
Con gli anni, i capelli crescono, cadono, cambiano, finché non assumono una forma definitiva e talvolta indesiderata. Un po’ come la vita.
S The Wolf | Il lupo e il padre
“Dal lato sinistro, ero un uomo affascinante e misterioso, dall’altro affascinante e pelato.”
S The Wolf è un cortometraggio di dieci minuti suddiviso in due capitoli, “How I lost my crown” e “Will I ever get you back”, nei quali vengono evidenziati due momenti particolarmente incisivi per il protagonista.
Il primo, focalizza l’attenzione sull’infanzia e sull’adolescenza dell’uomo, della sua ossessione per i capelli e nella sua trasformazione in lupo; nel secondo, parla della loro perdita, dell’impossibilità di farli tornare come erano prima e della salute cagionevole del padre.
Nei primi minuti del corto, Sameh Alaa mostra subito l’attenzione morbosa del protagonista verso i suoi capelli, che avevano lo stesso colore e la stessa piega di quelli del padre, e che, purtroppo, non poteva cambiare.
Con i capelli sentiva di poter sperimentare, essere più simile ai suoi compagni di classe che portavano i capelli a spina o, come viene detto scherzosamente dall’uomo, “a piramide”, ma il padre glielo proibiva e gli imponeva ripetutamente di avere sempre lo stesso taglio di capelli, perché per lui era il migliore.
Tuttavia, l’infanzia ha breve durata e verso la fine del primo capitolo, il regista mostra il primo effettivo cambiamento del protagonista, che si risveglia un giorno con i capelli ormai folti, lunghi, e con una voce profonda, e che lo porta a ricevere un soprannome alquanto animalesco: “S il lupo” (S The Wolf) e a mettere in atto il suo primo grande atto di ribellione verso il padre.
Il peso della corona
Siamo ciò che siamo a causa degli eventi del passato. Felici, tristi, insoddisfatti, soli o allegri e gioiosi. Ogni scelta che abbiamo fatto dall’infanzia a oggi e ogni azione subita, ci ha portato a essere una versione di noi con cui dobbiamo convivere ogni giorno e che ci dà la forza di vivere in questa bizzarra e travagliata cosa chiamata “vita”.
Però, come in ogni storia che si racconti, bisogna prendere in considerazione tante variabili: il rapporto con la famiglia, gli amici e con sé stessi. Non sempre tutto va come si vorrebbe e spesso la nostalgia di ciò che avrebbe potuto essere o ciò che si è stati, prende il sopravvento sul presente.
Il protagonista di S The Wolf lo sa bene.
Sameh Alaa lo presenta come un uomo di mezza età, solo, quasi completamente calvo e con uno sguardo amareggiato sul viso.
Si trova nella cameretta di quando era bambino e prende una sua fotografia di quando aveva 8 anni ed aveva tanti capelli. In quell’istante preciso inizia una narrazione a ritroso della sua storia e del rapporto complesso che aveva col padre, riconducendo ogni momento al cambiamento dei suoi capelli, che diventano quasi una corona da mostrare con orgoglio e di cui andare fieri, fino alla sua caduta.
Ciao Pelatino!
Il racconto, sebbene dolce-amaro, è ricco di espedienti narrativi ironici e divertenti, che rendono i 10 minuti di corto ancor più scorrevoli e piacevoli da vedere.
Anche nei momenti più cupi del cortometraggio, infatti, Sameh Alaa inserisce battute o scenette divertenti, che spezzano la tensione e mantengono alta l’attenzione dello spettatore, che continua la visione di S The Wolf fino alla fine, per scoprire quale sarà la sorte dei capelli del protagonista e la reazione del papà e della sua famiglia.