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‘Cos’è l’amore?’ la commedia che racconta la vita dopo la fine di un matrimonio
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4 ore agoon
Misura, delicatezza e umanità definiscono il cinema di Fabien Gorgeart in Cos’è l’amore?, commedia sentimentale francese che osserva con leggerezza e intelligenza il destino dei rapporti affettivi dopo la fine di un matrimonio. Uscito nelle sale il 25 giugno il film è distribuito da Medusa Film e Movies Inspired.
Tra commedia, dramma familiare e racconto sentimentale, il regista costruisce una prospettiva defilata rispetto ai canoni del genere, affrontando una domanda che attraversa la storia del cinema: che cosa resta dell’amore quando una relazione è finita, ma le persone continuano, in forme diverse, a condividere una parte della propria esistenza?
Cos’è l’amore? – scheda film ufficiale Medusa Film.
Quando il passato torna a chiedere conto
Dopo il divorzio, Marguerite (Laure Calamy) e Fred (Vincent Macaigne) hanno ricostruito le rispettive vite, mantenendo rapporti cordiali nel rispetto della famiglia costruita insieme. Marguerite vive oggi con il compagno Sofiane (Lyes Salem), mentre Fred ha intrapreso una relazione con Chloé (Mélanie Thierry), che desidera sposare con rito religioso.
La richiesta di annullamento del precedente matrimonio ecclesiastico, necessaria per celebrare le nuove nozze, costringe però gli ex coniugi a ripercorrere la loro storia comune davanti al tribunale della Chiesa. Quella che sembra una formalità amministrativa si trasforma progressivamente in un confronto con il passato, facendo riemergere domande che nessuno dei due immaginava di dover affrontare ancora.
L’amore dopo la fine
Il merito più evidente del film è quello di spostare il centro del racconto. Gorgeart non si interessa all’innamoramento, né alla crisi che porta una coppia a separarsi. Il suo sguardo si posa sul tempo successivo: la vita che continua dopo la fine di un matrimonio, quando le categorie di “coppia” e “famiglia” non coincidono più ma continuano a sovrapporsi nella quotidianità.
In questo spazio intermedio il film trova la propria sostanza narrativa: non nella rottura, ma nella persistenza. I rapporti tra Marguerite e Fred non sono definiti da un prima e un dopo netto, ma da una continuità fatta di responsabilità condivise, memorie comuni e abitudini che sopravvivono alla separazione. È una zona grigia in cui ciò che è stato non smette di produrre effetti nel presente.
Il procedimento ecclesiastico diventa così un dispositivo narrativo essenziale: non un tema religioso né un pretesto polemico, ma lo strumento attraverso cui riemerge una storia comune che non ha mai smesso davvero di agire sulle vite dei protagonisti.
Dopo la frattura: il cinema delle seconde vite
Il cinema contemporaneo ha più volte affrontato la questione di ciò che accade dopo la separazione, ma raramente con la stessa attenzione alla continuità dei rapporti che caratterizza il film di Gorgeart. Un confronto inevitabile è con Storia di un matrimonio (2019) di Noah Baumbach, che resta uno dei ritratti più lucidi della dissoluzione di una coppia.
Se Baumbach insiste sulla progressiva erosione del dialogo e sulla violenza sottile delle incomprensioni, Gorgeart adotta un registro più disteso. In entrambi i casi la fine non coincide con la chiusura della relazione, ma con la sua trasformazione in una nuova forma di convivenza emotiva e familiare.
Ciò che cambia è il tono: dove il cinema del regista americano tende a leggere la separazione come trauma, quello di Gorgeart osserva la persistenza delle presenze, dei ruoli e delle responsabilità condivise.
La maturità di uno sguardo
Per chi conosce il cinema di Fabien Gorgeart, Cos’è l’amore? rappresenta il naturale approdo di un percorso autoriale coerente. Già in Diane a les épaules (2017) il regista rifletteva sulla famiglia attraverso una maternità fuori dagli schemi, mentre in La Vraie Famille (2021) esplorava il significato dell’appartenenza e delle relazioni affettive, evitando ogni facile sentimentalismo.
Con Cos’è l’amore? quella ricerca si compie. Rimane l’interesse per la famiglia e per i sentimenti che sfuggono alle convenzioni, ma cambia il tono: il dramma lascia spazio a una commedia controllata, capace di affrontare temi complessi senza enfasi né deriva ideologica. La trama diventa qui il mezzo attraverso cui riemergono emozioni e interrogativi che il tempo aveva solo sospeso. È probabilmente il film in cui scrittura e regia raggiungono il loro equilibrio più compiuto.
La leggerezza della misura
Gran parte della riuscita del film passa attraverso gli attori, che rinunciano all’enfasi per privilegiare una recitazione misurata, pienamente cinematografica. Nessuno occupa davvero il centro della scena: è l’equilibrio dell’insieme a reggere il racconto, lasciando ai dialoghi e ai gesti minimi la definizione dei rapporti tra i personaggi.
Emblematica è la sequenza ambientata in Italia, in cui Marguerite e Sofiane, durante un soggiorno in albergo, si confrontano con un italiano incerto e spontaneo. Una scena che avrebbe potuto scivolare nella caricatura e che invece funziona proprio grazie alla naturalezza dell’interpretazione, restituendo un momento di leggerezza coerente con il tono complessivo del film.
Un cinema che ascolta i sentimenti
La forza di Cos’è l’amore? risiede nella misura del suo linguaggio cinematografico. Gorgeart non cerca il colpo di scena né guida in modo invadente lo sguardo dello spettatore. La regia resta discreta, mentre la fotografia costruisce un mondo quotidiano, luminoso ma mai artificiale, in cui ogni dettaglio conserva un peso emotivo preciso.
La scrittura evita con equilibrio due rischi opposti: la deriva ideologica e il melodramma. Il film sceglie invece una strada più impegnativa, quella dell’ascolto. Le emozioni emergono progressivamente, senza sottolineature, e il ritmo pacato diventa una componente strutturale del racconto. Gorgeart dimostra fiducia nello spettatore, lasciando che lui a completare il senso delle scene.
La risposta è nel tempo
Il titolo del film pone una domanda a cui non è possibile rispondere in modo definitivo. Gorgeart non ci prova nemmeno. Preferisce mostrare come i sentimenti cambino forma, sopravvivano alle convenzioni e continuino a manifestarsi anche quando una relazione è finita, la vita ha preso altre direzioni e nuove presenze sono entrate nella quotidianità.
In un panorama spesso diviso tra commedie sentimentali prevedibili e drammi che esasperano il conflitto, Cos’è l’amore? sceglie una strada più silenziosa e per questo più autentica. È un film che osserva senza giudicare e racconta senza moralizzare. Ricorda che i rapporti più significativi non sempre si interrompono: più spesso si trasformano. Forse è questa la risposta suggerita da Gorgeart. L’amore non coincide con la durata di una storia, ma con la traccia che lascia quando quella storia ha cambiato forma.
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