Dal viaggio di Ulisse alle migrazioni contemporanee, dalla guerra alle nuove forme di solitudine, fino al ritorno come possibilità di rinascita. Il SalinaDocFest 2026 celebra la sua ventesima edizione con un programma che intreccia cinema, letteratura, musica e arte intorno al tema “Odissee. Isole, battaglie, ritorni”, trasformando ancora una volta l’isola di Salina in un crocevia di incontri e riflessioni sui grandi temi del nostro tempo.
SalinaDocFest 2026
Al centro della ventesima edizione di SalinaDocFest 2026, il Concorso nazionale del Documentario Narrativo dedicato alle “Odissee contemporanee”, con sei opere provenienti da differenti contesti geografici e culturali che raccontano percorsi di ricerca, resistenza, memoria e trasformazione.
A selezionare i film del Concorso Paola Cassano Elisa Motta, Ivelise Perniola, Antonio Pezzuto e Giovanna Taviani. I film saranno valutati dalla giuria composta da Cristina Piccino, Daria Bignardi e Marco Müller, chiamata ad assegnare il Premio G.B. Palumbo Editore al Miglior Documentario e il Premio 9Dots Film per il Miglior Montaggio. A questi si aggiunge il Premio Signum del Pubblico, voluto sin dal primo anno da Clara Rametta, tra le fondatrici del festival, per coinvolgere il pubblico nella visione del documentario.
Odissee del reale
Al SalinaDocFest 2026 prenderanno forma sei tappe di un’unica navigazione. Sei modalità differenti di intendere il documentario come uno strumento critico che non si limita a registrare la superficie della realtà, ma ne analizza le correnti, studia la memoria, riconsegnandoci il senso e il rigore del nostro eterno ritornare.
Attraverso Mozia di Salvo Cuccia, in anteprima mondiale, è un viaggio tra storia, archeologia e memoria che attraversa uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo, riflettendo sul dialogo tra passato e presente. l’’indagine si sposta sull’archeologia di un’anima collettiva, dove il ritorno alle origini si fa letterale.
Claudia fa brutti sogni, dei registi esordienti Eleonora Sardo e Marco Zenoni, racconta invece il percorso di una giovane donna alle prese con paure, desideri e fragilità, componendo il ritratto delicato di una generazione in cerca della propria identità. Già premiato e presentato in numerosi festival italiani, il film si è distinto per l’originalità dello sguardo e la sensibilità del racconto.
Everything Works Out (In The End) di Maximilien Dejoie, in anteprima regionale, è una riflessione poetica sull’incertezza del presente e sulla capacità di trovare un equilibrio anche nei momenti di trasformazione e cambiamento. Il ritratto biografico di Katelyn Louise Doty, ex performer dell’industria per adulti e moglie di una rockstar, si configura come un’Odissea di emancipazione identitaria che attraversa la strip dance, la boxe e il lavoro in una casa di riposo per sacerdoti cattolici, per terminare nel luogo di origine, realizzata ma sola.
I Fratelli Segreto di Federico Ferrone e Michele Manzolini, anch’esso in anteprima regionale, segue una vicenda familiare che diventa racconto universale sulle radici, la memoria e l’eredità lasciata dalle generazioni precedenti. La parabola dei tre fratelli emigrati dalla povertà dell’Italia di fine Ottocento per diventare i pionieri del cinema brasiliano è sorretta da un uso sapiente e poetico del materiale d’archivio.
Abbiamo poi Lo Spazio Vuoto di Stefano P. Testa e Alberto Ceresoli, in cui siesplora il tema dell’assenza e della perdita, interrogandosi sulle tracce che il tempo lascia nelle persone e nei luoghi. L’Odissea del protagonista, Alberto, è una ricerca senza compromessi sulla figura materna, suicidatasi a diciannove anni nel reparto maternità di Montichiari.
Infine troviamo La Verità Migliore di Lorenza Indovina, qui alla sua prima regia. La pellicola affronta il confine sottile tra realtà e racconto, riflettendo sul modo in cui costruiamo e custodiamo la memoria delle nostre vite. Il legame spezzato con la figura paterna e la necessità di elaborare la perdita sono al centro del documentario. Cinquant’anni dopo lo schianto del DC-8 Alitalia su Montagna Longa del 5 maggio 1972, in cui perse la vita il cineasta Franco Indovina, padre della regista, la figlia avvia una doppia indagine, giudiziaria e personale, ritrovando una autenticità nella relazione con il padre quando la ricerca probatoria cede il passo a una verità affettiva e plurale.
Ricordo e futuro
SalinaDocFest 2026 sarà dedicato a Clara Rametta, Mario Palumbo e a Romano Luperini, insieme al progetto della Fondazione Salina Aeolian Foundation, lanciata a Messina che avrà come prima Mission la Scuola dei mestieri del cinema a Palazzo Marchetti a Salina, per seguire il sogno di Clara Rametta e creare un cinema permanente a Salina. A vent’anni dalla sua nascita, il SalinaDocFest 2026 conferma così la propria vocazione: raccontare il presente attraverso il cinema del reale, trasformando l’isola in un laboratorio permanente di cultura, dialogo e cittadinanza.