Figari international short film festival

‘Prove tecniche di empatia’: l’importanza di esprimere le emozioni

Una riflessione importante ed estremamente attuale

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Prove tecniche di empatia indaga le ragioni profonde dietro agli atti di bullismo.

Jacopo Cullin interroga i protagonisti di queste azioni violente con uno sguardo a tratti edulcorato che non perde un briciolo della sua efficacia. Le soluzioni registiche e interpretative un po’ acerbe non sono d’intralcio al messaggio che l’opera vuole proporre, un messaggio a cui il regista ha saputo aggiungere un interessante tocco personale. 

Prove tecniche di empatia: il ruolo dell’arte 

Affinché una persona possa provare empatia, è necessario che questa sappia prima di tutto saper leggere le proprie emozioni. Ma fare questo, ci dice Cullin, non è sempre facile. Il regista, nel constatare un problema, propone anche una soluzione che si configura come l’elemento più forte di Prove tecniche di empatia.

L’arte, e in particolare la musica, diventano un vettore attraverso cui i ragazzi possono trovare se stessi e tornare in sintonia con le proprie emozioni. Prove tecniche di empatia indica l’arte come via prediletta per compiere questa difficile evoluzione che, nel tempo, permette di eradicare il bullismo alla radice. Il bullismo, infatti, nasce proprio dall’assenza di quest’operazione.

Il film di Cullin riflette su quanto chi è incapace di guardarsi dentro possa fare del male agli altri nella più completa egosintonia, poiché l’altro, nell’orizzonte di chi non ha gli strumenti per guardarsi allo specchio, non potrà mai avere alcun valore. 

Gli adulti e il bullismo

È da apprezzare come Jacopo Cullin faccia dialogare le figure adulte con la diegesi. In Prove tecniche di empatia l’adulto non domina mai la scena, ma è inserito nello spazio attraverso delle inquadrature parziali. Cullin lascia i ragazzi al centro dei primi e primissimi piani e delle scene più corali. Questa scelta non è soltanto da addurre a una ragione interna al mondo del racconto, in cui i protagonisti sono per la maggior parte ragazzi. Cullin, con l’occhio di un regista esperto, nel comporre le sue inquadrature delinea  uno stato di cose che spesso è collaterale all’impatto del bullismo sui giovani. 

In Prove tecniche di empatia l’adulto è un esterno. Questa condizione di estraneità  al contesto sociale dei giovani rende difficoltoso entrare nel cuore di chi vive le dinamiche del bullismo trovandosi dalla parte della vittima. 

Prove tecniche di empatia problematizza la questione del bullismo molto più a fondo di quanto non si pensi, lasciando gli adulti in questa posizione al margine molto spesso vissuta inconsapevolmente. Le tragedie che avvengono tra le mura scolastiche spesso fanno molto più male di quanto si riesca a comprendere. Per questo in situazioni simili diventa molto difficile aprirsi, soprattutto con gli adulti. 

Il dovere degli adulti

L’adulto però riveste un’altra importante funzione nella disamina dell’interiorità del bullo compiuta dal regista. Oltre a essere spesso, ricordiamolo, involontariamente esterno, l’adulto ha un ruolo importantissimo nell’educazione emotiva dei figli. 

I suoi figli, in potenza, potrebbero diventare proprio quei bulli di cui parla Prove tecniche di empatia. Quando l’adulto non è più tenuto all’esterno di un fatto, ma è la causa del fatto stesso, Cullin cambia le regole della messa in scena. Nel tentativo di compire una sempre più precisa indagine sulle dinamiche del bullismo, la regia semantizza il ruolo di responsabilità dell’adulto e a poco a poco lo ingloba nello spazio scenico. 

Jacopo Cullin si fa breccia nell’interiorità del bullo e rintraccia le impronte di un modello sbagliato che ha le sue radici nella sfera familiare. Rendendo inoltre la figura adulta protagonista della scena con un primo piano drammatico dal forte impatto, la regia pone l’accento sul peso del suo ruolo genitoriale nella genesi del bullo. Prove tecniche di empatia mostra quanto un cattivo esempio possa influenzare negativamente un ragazzo, nel suo rapporto con se stesso e con gli altri. 

In Prove tecniche di empatia, quando l’adulto-ombra si confronta con i risultati delle sue azioni, subentra anche l’ottimo commento della fotografia. La fotografia scura e ricca di contrasti rende giustizia alla natura inconscia e archetipica del soggetto illuminato.

Una soluzione per un problema attualissimo

Il cortometraggio, nella sua semplicità, rappresenta un problema che è alla base della società moderna. Oltre a parlare degli strumenti che potrebbero risolverlo, Jacopo Cullin lancia un potente monito a tutti noi spettatori: a volte, saper ascoltare può fare la differenza. E se tutti ascoltassimo di più, sia gli altri che noi stessi, certamente la nostra società sarebbe molto diversa. 

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