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Lesley Manville svela i suoi prossimi progetti al Monte-Carlo Television Festival

Dopo il Tony Award, Lesley Manville è pronta a tornare in scena, tra teatro e il nuovo film di Joel Coen.

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Dopo il Tony Award per il ruolo di Giocasta nell’Edipo di Robert Icke, Lesley Manville ha guidato la giuria fiction del Monte-Carlo Television Festival. Ed è proprio in quell’occasione che abbiamo avuto il picere i scambiare due chiacchiere con lei.

Lesley Manville, Madame Presidente al Monte-Carlo Television Festival

«Lo stavo dicendo prima ai vostri colleghi – esordisce l’attrice britannica, nota per le sue indimenticabili performance in show come The Crown e film come Il filo nascostoLa signora Harris va a Parigitutti mi chiamano Madame President e lo adoro! Ho già avvisato la mia famiglia che da adesso in poi  devono rivolgersi a me così (ride,ndr.)

Scherzi a parte la giuria è stata incredibile, molto intelligente, e abbiamo avuto delle belle discussioni. Ho lasciato gli altri membri liberi di esprimere i rispettivi pensieri e poi ho cercato di tirare le fila.»

Attivissima e raffinata come pochi, la Manville ha in cantiere vari progetti, tra cui Escorted, una serie con Brett Goldstein, star indiscussa di Ted LassoShrinking, oltre che protagonista del recentissimo film Netflix Office romance, con Jennifer Lopez. «Interpreto una leggenda del cabaret leggermente sorda. È una storia madre/figlio. Quando ho letto lo script l’ho trovato insolito e mi ha colpito, soprattutto dopo l’esperienza dell’Edipo. E ho fatto un film con Joel Coen, con un piccolo cast, ed è stato bello farne parte. Quando ti lanci in qualcosa, speri che il team funzioni per far in modo che vada tutto bene. Quello è il massimo che puoi fare, seguendo il tuo istinto

L’importanza di sentirsi liberi e rappresentati

Oggettivamente libera di scegliere i suoi ruoli e ricercatissima nell’ambiente, l’attrice non nasconde di «sentirsi in colpa», per aver avuto la possibilità di esplorare, cosa non comune per molte donne. «Ma credo la situazione stia migliorando, perché è chiaro quanto oggi le donne abbiano fame di vedersi rappresentate nelle storie. Deve esserci un cambiamento. Si sta scrivendo anche di donne della mia età che non sono semplicemente delle mogli. Il processo è lento, ma è in atto.»

A chi si domandi se avesse anche voglia di passare dietro la macchina da presa, la Manville risponde senza esitazioni: «Mi è stato chiesto di dirigere un film, ma ho rifiutato. Una regia ti prende almeno due anni di vita. Ho amato tutti i registi con cui ho lavorato e amo sentirli parlare. Non c’è niente come Mike Leigh che parla di Dick Pope e di come abbiano girato una scena. Ma non fa per me, perché ne ho abbastanza di destreggiarmi. Sto per tornare sul palco del National Theatre Live con Le relazioni pericolose (al fianco di Monica Barbaro e Aidan Turner, ndr.) e, a questo punto della mia vita, una regia sarebbe davvero troppo.

Mi sto godendo il momento, ho sempre saputo che sarebbe arrivato, lo sapevo da quando ero una teenager.

Quando ho lavorato con Alfonso Cuarón in Disclaimer, mi ha dato una gransissima libertà, con qualcosa che era veramente difficile ed emozionante. Non sempre i registi sanno esattamente come girare e, se sono bravi, si affidano agli attori e lasciano che siano loro a creare la scena. Ricordo che eravamo sulla spiaggia, ha lasciato me e Kevin Kline a recitare. Quando ho visto la spiaggia, sono corsa verso il mare, completamente vestita e l’operatore mi ha dovuta inseguire per proseguire le riprese. Avevo 15 costumi e abbiamo fatto 15 scene. In un certo senso è stata una collaborazione importante.»

«Ho imparato tante cose da Mike Leigh – sottolinea la Manville, ricordando la sua carriera e ciò che ha imparato – ma non c’è un’unica lezione che mi ha insegnato. Gli standard della mia vita professionale riguardano la puntualità, è importante arrivare in tempo, e fare i propri compiti. Lo dico sempre ai giovani attori, perché spesso pensano di avere tutto sotto controllo ma non è così. E sii rispettoso degli altri attori, gentile, cordiale e divertiti. Non portare i tuoi problemi a lavoro, devi lasciar andare tutto e concentrarti»

Lesley Manville, protagonista del piccolo schermo

Pensavamo che le stagioni de I delitti della bella di notte (in originale Moonflower Murders, ndr.) sarebbero state solo due, poi Anthony Horowitz mi ha detto che ce ne sarebbe stata una terza.

Ho deciso di dire sì.

Magpie Murders è probabilmente il personaggio più vicino a me, per questo sono così felice di farlo. Se mi chiedete cosa cerco in un personaggio, beh mi piacerebbe farne di diversi. Non voglio rimanere incastrata in un franchise però, niente affatto. Anche Mum è stata una serie di tre stagioni, Stefan Golaszewski lo aveva detto sin dall’inizio. Ho sempre timore di firmare, perché io voglio recitare sul palco, e sarebbe un peccato se non potessi farlo perché ho firmato per una quarta stagione.»

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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