Animazione

‘Susurros’ – Corpi in attesa di scelte senza margine

Il dramma dell’aborto e la solitudine radicale della donna di fronte alla gravidanza non desiderata

Published

on

 

“Sei gravidanze indesiderate su dieci si concludono con un aborto indotto”.

World Health Organization

Susurros (Francia, 2025), diretto da Alexandra Pewinski, Marie Lombard, Florian Reignier, Emma Pluchard, Lisa Francillon e Alice Parmentier, è un cortometraggio d’animazione che condensa in poco più di sette minuti una riflessione potente e inquietante sul controllo del corpo femminile attraverso i secoli. Il film ha già ottenuto un riconoscimento significativo, vincendo il Best Animated Short Jury Award al Cleveland International Film Festival, premio che ne conferma la circolazione internazionale e la rilevanza nel panorama dell’animazione contemporanea.
Ora in concorso al Figari International Short Film Fest 2026.

Susurros

L’idea narrativa è semplice. Due donne separate da quattrocento anni ma unite dalla medesima esperienza: entrambe incinte, entrambe di fronte a una gravidanza non desiderata, costrette a misurarsi con una società che giudica, limita e sottrae autonomia alle loro scelte. In entrambi i casi, la progressione narrativa le conduce a una decisione autonoma e radicale: affrontare clandestinamente l’interruzione della gravidanza, come unico spazio possibile di autodeterminazione in contesti che negano alternative reali.

Il racconto procede per parallelismi tra l’Europa delle cacce alle streghe del XVII secolo e gli Stati Uniti d’America di oggi: con la sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization del 2022, la Corte Suprema ha ribaltato la storica Roe v. Wade abrogando la tutela federale del diritto all’aborto e restituendo ai singoli Stati la competenza sulla sua regolamentazione.

Due tempi, un solo sguardo possibile

Sotto l’aspetto visivo, l’animazione mostra una buona maturità stilistica. Le immagini alternano atmosfere cupe, gelide e simboliche a una messa in scena arida, sterile, riarsa, evitando ogni didascalismo. Il lavoro sulla luce (freddissima nel passato e iper satura nel presente) e sulle texture contribuisce a creare un senso di inquietudine costante, mentre il montaggio parallelo rafforza un dialogo silenzioso tra le due epoche, fatto di sussurri tra donne impaurite ma coraggiose, sole ma alleate.

Particolarmente significativo è il lavoro sui volti espressivi delle protagoniste. Rabbia, tristezza, paura e solitudine vengono rese in maniera volutamente marcata, quasi esasperata, affinché ogni emozione emerga con immediatezza. Sono sentimenti che attraversano entrambi i volti e che richiamano una condizione ancora attuale: quella di chi si vede negare la possibilità di decidere autonomamente del proprio corpo e del proprio futuro.

Non è un caso che le due protagoniste siano sempre rappresentate in una solitudine sia fisica che affettiva. Non esiste, in questo tipo di storie, un altro punto di vista.  La regia insiste su questa assenza di relazioni e di sostegno, trasformando l’isolamento in un elemento narrativo centrale. È una solitudine doppia: da un lato imposta da una società che nega ascolto e comprensione, dall’altro inevitabilmente legata all’intimità di una decisione e inscritta nella natura stessa della scelta.

Non ideologia ma diritti umani

Susurros è un’opera quasi muta, ma incisiva, costruita da un collettivo di sei autrici, che conferma come il cinema d’animazione contemporaneo possa affrontare questioni sociali complesse e di urgenza civile con grande forza espressiva. L’animazione può aprire una riflessione sulle conseguenze concrete della limitazione dell’accesso all’aborto, ancora oggi spesso ridotto a terreno ideologico.

“La mancanza di accesso a servizi di aborto sicuri, accessibili, tempestivi e rispettosi, nonché lo stigma associato all’aborto, rappresentano un rischio per il benessere fisico e mentale delle donne durante tutto l’arco della vita.

L’inaccessibilità a servizi di aborto di qualità rischia di violare una serie di diritti umani delle donne e delle ragazze, tra cui il diritto alla vita; il diritto al più alto livello possibile di salute fisica e mentale; il diritto di beneficiare del progresso scientifico e della sua realizzazione; il diritto di decidere liberamente e responsabilmente sul numero, la spaziatura e la tempistica delle nascite; e il diritto di essere libere da torture, trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti.” 

World Health Organization

Sette minuti che evidenziano così come il progresso storico non coincida necessariamente con un reale avanzamento dei diritti, suggerendo che certe forme di oscurantismo continuano a riaffiorare sotto nuove e tenebrose sembianze.

 

Exit mobile version