Un ragazzo accarezza la folta criniera del suo cavallo e promette all’animale che presto entrambi partiranno per nuovi orizzonti e lasceranno per sempre la miniera per la quale lavorano, tagliando e trasportando legna. Così comincia Whispering Rocks, il cortometraggio del regista iraniano Ali Mohammad Tarahoni, ispirato a fatti realmente accaduti, e presentato nella sezione Antropica dell’Asolo Art Film Festival 2026, dove l’opera ha ricevuto una calorosa accoglienza,
Whispering Rocks, già acclamato a livello internazionale, racconta la commovente e dolorosa storia di un giovane uomo e del suo cavallo, il cui compito quotidiano è quello di trasportare legname dalla foresta fino alla miniera di carbone, utile a creare puntelli per i minatori che lavorano nelle galleria di una montagna.
Finché un giorno, mentre il ragazzo e il suo cavallo stanno tornando col carico quotidiano di legname, un’esplosione provocata dai minatori – che usano esplosivi per frantumare le rocce, con suoni terrificanti – spaventa l’animale che fugge al trotto e si inoltra in una galleria, mentre il ragazzo lo rincorre vanamente, soccorrendo al contempo un uomo rimasto ferito e quasi sepolto dall’esplosione, dovendo scegliere fra il rischio della sua stessa vita e la ricerca del cavallo amato.
La libertà e la speranza di una vita migliore
In modo metaforico, Whispering Rocks, con sequenze di immagini che sembrano quadri, soffermandosi a lungo sui volti dei minatori segnati dalla fatica e dalla disperazione, fotografa la rischiosa vita di questi lavoratori e le pericolose e disumane condizioni di lavoro, a causa delle quali ogni giorno qualcuno può scomparire sotto a un crollo improvviso e imprevisto.
L’espressione Whispering Rocks si riferisce comunemente a un elemento magico-ambientale all’interno di un universo letterario o etno-antropologico, e qui è rappresentato dalle rocce sussurranti (amiche e nemiche al tempo stesso) e dal cavallo, animale intelligente, amico dell’uomo, che teme il boato dell’esplosione e parte in una corsa verso la libertà, nella speranza, che appartiene di diritto a ogni creatura, di vivere in un luogo meno pericoloso, più sicuro accogliente.
Il cavallo, qui simbolo del desiderio sacrosanto di libertà, fugge per paura ma anche per salvarsi, perché, come l’uomo, ha forte l’istinto a sopravvivere e lo spirito che accomuna tutti i viventi – animali e umani – è quello a rifuggire la schiavitù di un lavoro privo di garanzie e