Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

‘Masterclass’, l’opera prima di Gabriel Montesi: tra teatro e cinema

‘Masterclass’ è la prima opera dell’attore Gabriel Montesi. Un gruppo di attori cerca disperatamente di mettere in scena uno spettacolo sotto la supervisione di un computer

Published

on

“L’idea è sempre quella, cercare di ridefinire cos’è il nuovocinema. Oggi come ieri. Perché tutto quello che proponiamo passa attraverso la lente dell’oggi.”

Si legge questo nell’introduzione per la presentazione della 62° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Alla ricerca di nuovi linguaggi, favorendo l’ingresso e la visione di esordi italiani. Tra questi, figura proprio Masterclass, come volesse “gridare che un altro, e più libero, cinema italiano è possibile.”

L’opera prima del regista e attore Gabriel Montesi ha una parola d’ordine, sperimentare: da cui tutto parte e tutto torna.

E non potrebbe essere altrimenti. Scardinare, rovesciare, rimescolare le carte in tavola per dare vita a qualcosa che potremmo definire semplicemente “diverso”. Quel diverso che fa tanto paura in questo mondo. Perché cambiare rotta significa spesso scontrarsi, venire interrogati o non essere compresi.

Quindi a volte occorre semplicemente gettarsi, lasciarsi andare.
In un apoteosi umana, dove tutto accade e niente succede.
E perché deve succedere sempre qualcosa?

Leggi tutti gli articoli dedicati alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

Masterclass, possiamo ancora scegliere?

Ricerca. L’altra parola magica. Nuove forme e in particolar modo nuovi spazi, in cui muoversi per riempire una stanza. Cercando di creare e dar vita a innovativi prototipi di espressione.

In un tempo senza spazio, un gruppo di attori cerca disperatamente di mettere in scena uno spettacolo sotto la supervisione di un computer.

«Dopo una lunga ricerca intorno ad Artaud e Brecht ho maturato nuove possibilità di ricerca attoriale attraverso l’incrocio di due mondi: quello teatrale e quello cinematografico».

ha detto, il regista Gabriel Montesi.

L’ambientazione è opprimente, così come la costruzione della narrazione. Immagini sgranate, colori saturi. All’intero di queste sensazioni c’è un gruppo di attori, persone che con le loro peculiarità cercano di mettere in mostra le loro caratteristiche, tutte diverse tra loro, per strutturare uno spettacolo che rimane in piedi a metà tra il reale e la finzione.
Loro, è questo il punto. Riferito generalmente a persone ma – talvolta – anche a cose inanimate.

E infatti, in mezzo, c’è il ruolo del computer. E’ lui che guida gli attori, li segue e gli indica le direzioni da prendere. Il regista utilizza un espediente tecnologico per proiettarci in un futuro non troppo lontano da quello che stiamo vivendo. Perché ormai sembra che l’essere umano abbia perso ogni potere, compresa la capacità di scegliere, di fidarsi, di dettare le proprie regole. E quindi ci si affida alla tecnologia, ci si lascia trascinare da essa. Cosa funziona? Cosa non funziona? Cosa potrebbe essere migliorato? E quello che viene a mancare è il rapporto relazionale, l’empatia, la capacità di interagire, di confrontarsi.

Sostituzione

Per Antonin Artaud il compito del teatro sarebbe scuotere e sconvolgere lo spettatore. Proporre uno spettacolo totale in cui fossero impiegati tutti i mezzi d’azione atti a suscitare la partecipazione incondizionata dello spettatore.

Gabriel Montesi unisce l’arte della teatralità con le dinamiche cinematografiche. Inventandosi un maestro d’orchestra da dietro le quinte, dirigendo in simbiosi il legame tra voci, rumori e suoni.

Interessante il rapporto con la tecnologia. Non siamo più noi a guidarla, ma è lei che ci accompagna. Un tema sviscerato in maniera eccellente da Duncan Jones in Moon, dove la voce di Kevin Spacey è prestata a Gerty, intelligenza artificiale superiore. Soli, in coppia, in gruppo: non ha importanza. Sempre con più costanza c’è la necessità di doverci appoggiare – quasi sostituendosi – alle nuove tecnologie.

E la forza nonché creatività dell’animo umano, forse anche per questo, si sta perdendo.

I testi letti dalla voce narrante sono tratti da “scritte teatrali” di Bertolt Brecht mentre le scene interpretate dagli attori sono tratte da “amore di Fedra” di Sarah Kane.

Chi è Gabriel Montesi

Gabriel Montesi è un attore e regista italiano. Comincia a recitare all’età di 19 anni, frequentando diverse scuole di recitazione. Dal 2016 al 2019 studia alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volontè, a Roma. Dopo la laurea, lavora come attore per i più importanti registi italiani: Marco Bellocchio (Esterno Notte), Gianni Amelio (Campo di battaglia), Paolo Virzì (Siccità), i Fratelli d’Innocenzo (Favolacce, Dostoevski), Matteo Rovere (Il primo Re, Romulus), Daniele Vicari (Ammazzare stanca), Simone Godano (Sei fratelli), Donato Carrisi (Io sono l’abisso).

Masterclass è il suo primo cortometraggio da regista.

Exit mobile version