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Italy Short Film Days Berlin: Intervista a Diletta Di Nicolantonio e a Matteo Cocco per ‘Ciao, Varsavia’

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Federica Sanna ha intervistato la regista Diletta Di Nicolantonio e il direttore della fotografia Matteo Cocco per il cortometraggio Ciao, Varsavia che è stato presentato recentemente agli Italy Short Film Days Berlin.

Il cortometraggio è prodotto e distribuito dalla Timber Production, realizzata in co-produzione con Tak Mi Zle Films e Three Lions Production.

Tra le produttrici figura anche Sara Serraiocco, che riveste anche il ruolo di produttrice esecutiva.

Il cast del corto vede come interpreti Carlotta Gamba nel ruolo della protagonista Diana, Sara Serraiocco, Fortunato Cerlino, Violetta Arlak, Karolina Matej, Malgorzata Bekisz, Fabio Soldani, Ewa Napora e Anna Dymna.

Trama di ‘Ciao, Varsavia’

Diana (Carlotta Gamba) è una giovane modella di 27 anni che, dopo un ricovero per affrontare la bulimia, torna a vivere da sola nei sobborghi di Varsavia.

In una città fredda, malinconica e apparentemente distante, cerca di ricostruire il rapporto con il proprio corpo mentre continua a confrontarsi con il giudizio degli altri e con le pressioni di un sistema che misura il valore delle persone attraverso l’immagine.

Il cortometraggio esplora temi come i disturbi alimentari, l’identità femminile, la solitudine e il bisogno di appartenenza.

A questo link la recensione del cortometraggio.

Ciao, Varsavia e la città come spazio emotivo e narrativo

Nel lavoro di Diletta Di Nicolantonio, Varsavia non è mai uno sfondo neutro. È uno spazio che assorbe e riflette le emozioni dei personaggi.

La regista racconta così il suo rapporto con il luogo:

“È una città molto silenziosa dal mio punto di vista. Non la sento come casa. Questo senso di non appartenenza mi ha aiutata a costruire il personaggio di Diana. È una sensazione che continuo a portarmi dietro, e anche se non è sempre piacevole, diventa parte del racconto.”

La dimensione personale entra nel film senza filtri. Il non appartenenza non è solo un tema narrativo, ma una condizione creativa.

Il direttore della fotografia Matteo Cocco descrive invece un lavoro costruito sulla collaborazione e sull’ascolto della regista:

“Mi sono affidato a Diletta nella scoperta della città. Mi ha guidato nei sopralluoghi e nel modo di guardare gli spazi. Il mio lavoro è stato trovare un legame tra la città e la storia che volevamo raccontare.”

La fotografia non impone una visione autonoma. Si integra con il racconto e diventa parte della costruzione emotiva. Varsavia non viene estetizzata, ma interpretata come estensione del personaggio.

Il processo creativo e il lavoro con il cast

La regista sottolinea anche la centralità del lavoro condiviso con il team.

“Matteo (Cocco) è stato bravissimo ad accompagnarmi in tutto il percorso, dai sopralluoghi fino al montaggio. Quindi, ho avuto la fortuna di lavorare con un professionista che mi ha aiutato a raccontare un tema che è molto intimo. E l’ho fatto con professionisti: da Carlotta Gamba, Sara Serraiocco e Matteo.”

Il film nasce così da un processo condiviso, in cui ogni componente della troupe partecipa alla costruzione di uno stesso linguaggio. Il disagio e la fragilità diventano il punto di incontro tra regia, fotografia e interpretazione.

Filmografia di Diletta Di Nicolantonio

La filmografia di Diletta Di Nicolantonio si sviluppa nel cinema breve come forma autonoma, non come passaggio.

Dopo l’esordio con Who’s the Beast (2017), il suo lavoro si concentra su tensione emotiva e personaggi instabili. Con Run (2018) e Angeli senza ali (2020), il linguaggio diventa più essenziale e fisico, centrato su identità in crisi.

Nel 2022 con Dolores e Daisy, il focus si sposta sul femminile e sulla dimensione psicologica, dove il corpo diventa spazio di conflitto e controllo.

Con La storia di Egea (2023) e Lukiskes (2024), lo sguardo si allarga al contesto sociale e allo spazio urbano, che entra nella narrazione come elemento attivo.

Il punto di svolta arriva con Ciao, Varsavia (2025). Il cortometraggio porta il lavoro della regista su un livello di riconoscimento più ampio, affrontando i disturbi alimentari e il giudizio sociale con una regia precisa e rigorosa.

Il film ha ottenuto il Premio Andromeda ad Alice nella Città lo scorso anno ed è entrato nella cinquina dei David di Donatello 2026 per il miglior cortometraggio.

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