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‘The Witness’ e il desiderio di guardare dove non si può

Su Netflix, un true crime che cerca di fare i conti con il dolore, senza mai trovare il coraggio di guardarlo davvero

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The Witness

The Witness è una miniserie crime creata e scritta da Rob Williams, già autore di The Victim, e diretta da Alex Winckler, regista britannico nominato ai BAFTA. Prodotta da STV Studios e distribuita da Netflix, è attualmente disponibile in streaming sulla piattaforma. La serie ricostruisce il delitto di Rachel Nickell, assassinata nel 1992 nel Wimbledon Common, e le sue conseguenze sulla famiglia sopravvissuta. Può una miniserie true crime andare oltre il voyeurismo del genere e restituire davvero il peso di un trauma?

The Witness, il delitto di Wimbledon Common

Una donna viene uccisa in un parco britannico. L’unico testimone è suo figlio Alex (Jahsaiah Williams da bambino, Max Fincham da adolescente) che al momento del fatto ha appena due anni e a stento comprende il concetto di morte. Il trauma della famiglia si intreccerà con la determinazione della polizia di risolvere il caso, cercando di fare luce sulla vicenda attraverso la testimonianza di Alex.

Una finestra su un cortile

Il true crime è un genere fondamentale nel panorama seriale contemporaneo e The Witness tenta senza dubbio di cavalcarne l’onda. Il crimine al centro della storia è efferato: destò scalpore all’epoca e genera ancora stupore oggi. Non a caso, la serie è stata rilasciata su Netflix insieme a un “companion piece”, The Murder of Rachel Nickell, il documentario che ricostruisce quegli stessi eventi.

Va riconosciuto come la famiglia utilizzi l’arte, questa serie in particolare, per esorcizzare il dolore e il trauma legati all’evento del 1992: un approccio encomiabile, reso possibile dalla collaborazione attiva di Alex e André Hanscombe, rispettivamente figlio e marito della vittima, alla produzione.

The Witness

Da sinistra: Jordan Bolger, André Hanscombe, Alex Hanscombe e Max Fincham sul set di The Witness

Il racconto è chiaramente personale, e trasversale a tutti gli episodi è il tema della sovraesposizione mediatica subita dalla famiglia nel corso degli anni. Eppure, The Witness sembra ricalcare proprio quella stessa sovraesposizione che dichiara di voler criticare. In un panorama già saturo di opere true crime, la serie finisce per offrire un nuovo prodotto capace di assecondare quel desiderio quasi voyeuristico di introdursi nelle vite altrui e di sondarne il dolore.

I nuovi standard

Il formato miniserie aiuta a scandire con efficacia il ritmo del racconto. In soli tre episodi, la serie evita prolissità eccessive e si concentra su due argomenti fondamentali: le indagini della polizia e il percorso di elaborazione del trauma da parte di Alex e André Hanscombe, interpretato da Jordan Bolger.

Non è la prima miniserie britannica autoconclusiva a tematica crime. Adolescence, prima fra tutte, ha ridefinito gli standard del genere con un’analisi psicologica e sociale acuta sulle cause e le conseguenze della radicalizzazione nella manosphere giovanile, sostenuta da virtuosismi registici e dai suoi ormai iconici piani sequenza.

Il confronto con un’opera di tale qualità è inevitabile, ma The Witness non ambisce a quelle vette. Il ritmo è serrato, forse troppo. Alcune sequenze si succedono a una velocità tale da risultare slegate da quelle precedenti, e i personaggi sembrano muoversi orizzontalmente nella narrazione, senza mai soffermarsi in modo descrittivo sulle emozioni. Passando da una scena all’altra, sembrano non ricordare eventi e stati d’animo già attraversati.

La serie dà l’impressione di voler raggiungere a tutti i costi il finale, bruciando quante più tappe possibile, e finisce per assomigliare più a un servizio giornalistico che a un’opera capace di avvicinare lo spettatore alla vita interiore dei personaggi. È un difetto comune a molti film e serie biografiche, ma in questo contesto specifico non si intravede alcun tentativo di ammorbidire le sezioni narrative più macchinose e compilative.

A buon intenditor, poche parole

Visivamente, la serie adotta un tono quasi favolistico: boschi e paesaggi naturali fanno da sfondo alle vicende dei personaggi principali, alternandosi alle immagini degli uffici di polizia in cui si svolgono le indagini. La fotografia sottolinea questa dualità con toni più caldi per gli eventi del 1992 e una palette leggermente più fredda per quelli ambientati nel 2002. Questa scelta è sostenuta da un intreccio narrativo che alterna i due piani temporali dalla fase iniziale a quella conclusiva delle indagini. Il tentativo è degno di nota, ma poco riuscito. Questo tipo di struttura non sembra strettamente necessaria ai fini della trama, rendendo il tutto farraginoso ed eccessivamente espositivo.

Come molti prodotti Netflix, infatti, The Witness cade nel vizio di dialoghi che enunciano azioni e stati d’animo invece di mostrarli. Per quanto possa richiamare un certo stile brechtiano, il risultato finale assomiglia più a un audiolibro che a una storia emotiva. Una battuta come “stiamo facendo un viaggio per lasciarci tutto questo alle spalle e non dobbiamo dire a nessuno cosa è successo alla mamma”, pronunciata dal protagonista mentre guida, risulta fuori luogo e forzata.

Fare i conti

Rimane centrale la collaborazione diretta dei protagonisti della vicenda reale alla produzione, elemento che distingue The Witness da opere affini. Eppure, a visione conclusa, rimane poco.

Nonostante le belle immagini, gli attori mostrano una presenza scenica discontinua. I personaggi risultano statici e spesso poco espressivi, il che sembra imputabile non tanto alla loro preparazione quanto a una direzione carente. Max Fincham, ventiduenne, risulta poco credibile nei panni del piccolo Alex. Quello che dovrebbe essere un dodicenne alle prese con l’ingresso nell’adolescenza è visibilmente un uomo adulto, seppur giovane.

La sezione con lui come protagonista, ambientata dal 2002 in poi, tende a concentrarsi sul rapporto padre-figlio e sulla crescita di quest’ultimo. Il risultato è spesso ostentato e macchiettistico, privo di un reale spessore nei rapporti rappresentati.

The Witness

La serie tenta di bilanciare una componente crime e poliziesca con una di family e teen drama. Le due anime, però, appaiono slegate, come appartenenti a mondi narrativi distinti. Sarebbe stato interessante approfondire l’insistenza quasi grottesca dei media nel voler strappare una dichiarazione al padre o al figlio: un tema rilevante, che tuttavia rimane marginale. Il tentativo di critica si disperde nel tentativo di costruire drammi personali ed emotivi che, a loro volta, si sovrappongono al filone poliziesco senza mai integrarsi davvero.

Quel che certamente traspare dall’opera è il trauma di chi ha vissuto quegli eventi sulla propria pelle e il costante tentativo dei media di tenerlo in vita.

Alla fine dei conti, The Witness, merita rispetto per le intenzioni e per chi l’ha resa possibile, ma fatica a trasformare il dolore reale in cinema autentico.

The Witness

  • Anno: 2026
  • Durata: 3 episodi
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Crime, drama
  • Nazionalita: UK
  • Regia: Alex Winckler
  • Data di uscita: 04-June-2026