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‘Hiedra’ se la regia domina sulla storia

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Dal concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia, arriva al cinema Hiedra scritto e diretto dall’ecuadoriana Ana Cristina Barragán.

Hiedra in arrivo in sala il film di Ana Cristina Barragan

Distribuito da MFF – Michael Fantauzzi Film.

Dopo Alba (2016), presentato al Festival di Rotterdam e candidato dell’Ecuador agli Oscar, e La Piel Pulpo (2022), selezionato al festival di San Sebastian, Hiedra segna un nuovo capitolo nel percorso autoriale della Barragán, confermandola come una delle voci più personali e riconoscibili del cinema contemporaneo latinoamericano.

Attualmente sta sviluppando: il suo quarto lungometraggio, Amapola; una serie di finzione intitolata La Costra y la Miel; il suo primo documentario; e diversi progetti di fotografia analogica e scrittura.

La trama di Hiedra

Il film racconta la storia di Azucena (Simone Bucio), una donna di trent’anni che inizia a spiare alcuni adolescenti che vivono in una casa famiglia. Comincia a frequentarli, trovando conforto dalla sua solitudine e cercando un modo per affrontare quello che sembra un passato traumatico in cui ha dovuto rinunciare a quella che avrebbe potuto essere una carriera olimpica. Col tempo, Azucena sviluppa un interesse per un ragazzo di 17 anni, Julio (Francis Eddú Llumiquinga). La loro relazione aiuta entrambi a guarire dalle loro ferite, sfidando al contempo le norme sociali su ciò che è considerato “appropriato”. I loro mondi sociali sono distanti ma le ferite, le risate e la scoperta reciproca li guidano in un percorso edipico che li conduce fino alle rocce di un vulcano. Lì, lontani da tutto, questi due personaggi, segnati dall’assenza, si trasformano in qualcos’altro.

Intimità

Hiedra si basa quasi interamente sull’aspetto intimo, utilizzando primi piani estremi per la maggior parte delle scene e affidandosi alle potenti relazioni tra i personaggi per sviluppare la trama. Posizionando la telecamera in questo modo ottiene un effetto ambivalente.

Il film enfatizza un’esperienza sensoriale esaltata da interpretazioni autentiche e dall’attenzione prestata ai dettagli dei corpi e al modo in cui interagiscono. Non meno importanti sono i luoghi , quasi corporei, i cui dettagli rispecchiano le emozioni o la fisicità umana. Nell’epilogo  verso la fine la regista amplia la sua visuale, ripportando i personaggi lontani dall’inquadratura stretta quasi a sottolineare la loro ritrovata libertà emotiva.

Burattinaia

Barragán è capace di ottenere il meglio da ogni scena e questo è il più grande merito di Hiedra : quello che manca da parte sua è la capacità di elaborare a fondo la storia. Con un grande potenziale ( la vicenda parte emotivamente forte sostenuta da un’ottima sceneggiatura), la tensione è però spesso discontinua e la direzione degli attori , fisicamente palpabile, sovrasta sulla costruzione stessa del film.

Otteniamo sicuramente una storia decisa e intensa , supportata da un cast convincente ed equilibrato, ma il tutto messo insieme alla fine sembra non funzionare pienamente: il ‘tanto’ si perde in una non completezza palpabile e la sensazione predominante è che qualcosa sembra proprio mancare.

Biennale Cinema 2025 | Hiedra

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