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‘Passenger’: un horror in viaggio, ma su strade già battute

Un incubo che inquieta ma resta inappagato

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Passenger è il nuovo film horror prodotto da Paramount Pictures e diretto dal regista norvegese André Øvredal (Scary Story To Tell in The Dark). Un van arancione, una giovane coppia innamorata, e la strada davanti a sé, buia e deserta. O così sembra…

Una vita in viaggio

Il film segue le vicende di una giovane coppia, Maddie e Tyler (Lou Llobel e Jacob Scipio), che, dopo aver svuotato il loro appartamento di Brooklyn, si preparano ad attraversare il paese a bordo del loro furgone. Lì, però, si imbattono in una leggenda: un essere soprannaturale conosciuto dai viaggiatori come Passenger, che si attacca a chi guida di notte e commette l’errore di fermarsi. (Nientemeno che la vincitrice dell’Oscar Melissa Leo interpreta un piccolo ruolo nel film, quello di una delle viaggiatrici che la coppia incontra durante il loro viaggio).

Tensione e attesa costante

“Lo scorso anno oltre 130 milioni di persone sono partire per un viaggio on the road. Oltre 15 mila non sono mai tornate”

Con questa agghiacciante statistica comincia il trailer del film, lasciandoci raso pelle la sensazione di essere tutti in pericolo. Passenger, con un preludio votato al buio e ad un luogo sconosciuto, comincia il suo viaggio su strada. Il film ha così tutte le più valide premesse per persuadere lo spettatore, restituendo, inoltre, tutto ciò che del buon horror piace.

Quello che notiamo infatti è proprio ciò che dall’horror old school il film eredita. Riscontriamo primo fra tutti un buono studio dei jump scare, tutti inanellati con le tecniche più note, forse anche troppo note. Il recentissimo Scream 7 – che non ha avuto una buona accoglienza – ha proposto un impasto di jump scares, non dissimili da quelli di questo film, senza sorprendere veramente i fan del genere horror. Passenger, dunque, si dimostra essere sulla scia dell’ultima frontiera del blockbuster, mai davvero avvezza alla sperimentazione.

Un film che elegge il buio e la solitudine

Il film tuttavia può godere di un comparto tecnico suggestivo che fa del buio il suo elemento di battaglia. Il buio è usato per inghiottire lo spettatore e incutere timore, ma non nella maniera più attesa. Si prenda già solo la scena in cui le quattro frecce del van illuminano di rosso e ad intermittenza il volto di Maddie. L’ignoto è – nell’estetica quanto nella semantica del film – una presenza costante. Una presenza esautorata proprio da un ottimo uso delle luci e del sound design. L’alito del satanismo e delle forze del male trovano terreno fertile in questo film horror, votato più all’attesa del mostro, che al concreto terrore; approssimandosi così molto più al linguaggio narrativo proposto in Keeper di Oz Perkins.

Il senso di solitudine, altro elemento chiave, è accentuato non solo dalla fotografia e dalle riprese raso strada, ma anche dalla caratterizzazione – anonima – dei personaggi. Non sappiamo quasi nulla, infatti, dei due giovani protagonisti, se non fosse per i brevissimi cenni all’infanzia di Maddie. Tutti coloro che i due incontrano restano ombre di passaggio – ad eccezione dell’esperta camperista Diane, che fa loro alcune profetiche confessioni.

“Se siete ancora vivi è perché gli sta piacendo il viaggio”

In un mondo in cui non c’è nessuno e l’unico rumore è quello delle ruote sull’asfalto come si sopravvive restando lucidi? Già grazie a queste premesse il film costruisce benissimo le basi su cui far poggiare la tensione narrativa, creando un senso crescente di disagio e di minaccia. Ma come procede il viaggio di queste oscure visioni?

Una narrazione vecchia scuola

Da oltre 15 anni, il regista norvegese André Øvredal terrorizza gli spettatori con la sua vasta gamma di film horror, a partire dal 2010 con Troll Hunters nel suo paese d’origine, per poi passare al ben diverso The Autopsy of Jane Doe. L’ultimo film di Øvredal, Passenger, ripropone dunque il satanismo e il folklore a cui ci ha abituati, ma con una letale tendenza all’emulazione, che depotenzia di fatto l’eleganza estetica di un film suggestivo e misterioso.

Lo schema narrativo, come abbiamo anticipato, rispetta fedelmente quello degli horror Anni ’80-’90; e chi con loro è cresciuto, non può non riconoscerlo. La coppia protagonista vive la vita tanto desiderata, finché i primi dubbi di Maddie acuiscono la sua intuizione e captano i primi segnali di una forza oscura che li insegue. Questa presa di coscienza – tutta al femminile –  è corroborata da una serie di strani avvenimenti che turbano la giovane ragazza, sempre più confusa e impaurita. Ecco confermato lo schema classico: stasi, rottura di essa, e attesa del mostro. Sono solo questi i tre periodi fattuali del racconto, senza salti temporali né inversioni inattese. Tutto implode, gradualmente, nella sua prevedibilità narratologica.

Nella new wave dell’horror Passenger sceglie la comfort zone

Il genere horror in questa ultima edizione degli Oscar ha dimostrato di poter ambire a disegni e sperimentazioni assai più grandi  – non tanto per complessità di storie, ma per nuove gradazioni estetiche e narrative – . Da Sinners a Weapons notiamo un grande sforzo fatto dai cineasti per spingere il genere verso una ri-qualificazione degli archetipi horror in chiave post moderna, seppur con un costante debito al folklore che ne ha originato le trame. Passenger, rispetto a questo scenario, arretra di qualche passo, e si chiude in una rassegnata comfort zone. La stessa che non dispiace a tutti, ma che lascia sicuramente amarezza in chi da questa new wave orrifica si aspetta di più. (Senza dubbio di più di un film che mette ancora nello specchietto retrovisore il volto del mostro).

Non fermarsi: regola d’oro nel film e nel cinema

Se la regola d’oro è ‘non fermarsi’, forse questo film avrebbe dovuto fare lo stesso; il film di André Øvredal rinuncia a seguire davvero la contrada selvatica, per solcare invece vie già battute.

L’horror si è messo finalmente in moto, e i film che escono in questa estate da brividi lo dimostrano. A fare compagnia a Passenger ci sono già Obsession e Backrooms, a cui seguiranno presto Evil Dead Burn e il film Resident Evil. In questa raduna in cui prendono vigore nuove paure e nuove allucinazioni filmiche, Passenger sembra rallentare.

Il film, traendo le somme, ci lascia comunque la sensazione di un horror tecnicamente capace e godibile. Merito di valide interpretazioni e di un talentuoso regista, che di folklore e di narrazioni intertestuali se ne intende molto. Passenger, allora, è la storia di un viaggio da incubo o è solo la sua inappagata allucinazione?

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