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Cate Blanchett a Cannes presenta il displaced found

Cate Blanchett a Cannes: “Il cinema deve raccontare le storie di chi è costretto a fuggire”

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Cate Blanchett a Cannes

Al Festival di Cannes, Cate Blanchett ha lanciato un forte appello sul ruolo del cinema nel raccontare le migrazioni forzate e le crisi umanitarie contemporanee. Durante un incontro dedicato ai filmmaker rifugiati, l’attrice e ambasciatrice dell’UNHCR ha condiviso riflessioni personali maturate in dieci anni di impegno accanto alle persone costrette a lasciare il proprio Paese.

“Per gli ultimi dieci anni sono stata ambasciatrice per l’UNHCR. È stata una delle esperienze più profonde e illuminanti della mia vita”, ha dichiarato, ricordando i numerosi viaggi compiuti “dal Bangladesh al Brasile, dalla Tunisia al Sud Sudan” e l’incontro con persone accomunate “dalla stessa esperienza di perdita e displacement”.

Festival de Cannes – International film festival for more than 78 years

Nel suo intervento, Blanchett ha sottolineato come le grandi crisi globali restino ancora poco rappresentate nelle narrazioni audiovisive contemporanee: “È sorprendente pensare che due delle più grandi sfide del nostro tempo — il cambiamento climatico e lo sfollamento di milioni di persone — siano ancora così assenti dalle storie che raccontiamo”. Secondo l’attrice, il rischio è che “i numeri, da soli, rischino di disumanizzare tutto”, motivo per cui il suo obiettivo è sempre stato “dare un volto umano ai numeri enormi delle migrazioni forzate”.

Cate Blanchett a Cannes: “Il cinema deve raccontare le storie di chi è costretto a fuggire”

Da questa consapevolezza è nato un progetto internazionale dedicato ai filmmaker rifugiati. “Più di due anni fa, durante il Global Refugee Forum, un gruppo di noi ha deciso di fare qualcosa. Volevamo sostenere e rendere visibili le storie delle persone costrette a lasciare il proprio Paese”. Un’iniziativa che punta non soltanto alla testimonianza, ma anche a creare opportunità concrete per autori e registi che hanno perso la possibilità di continuare il proprio lavoro.

 

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“Non soltanto usare il cinema come terapia o testimonianza. Ma aiutare questi filmmaker a entrare davvero nel sistema cinematografico internazionale. A portare le loro storie nel mainstream”, ha spiegato Blanchett, ricordando che il numero delle persone sfollate nel mondo è passato “da circa 60 milioni” a “117 milioni”.

Infine, l’attrice ha voluto rendere omaggio al cortometraggio, definito “il luogo della libertà assoluta” per molti registi: “È lì che si sperimenta davvero. È lì che nascono le invenzioni più radicali, visive e narrative”