Cannes

‘Blaise’ L’animazione di Cannes che stupisce e conquista

Tra coming of age e genialità, l’animazione di Blaise conquista Cannes.

Published

on

Al Festival di Cannes esiste (dal 1992) una sezione parallela molto interessante, chiamata ACID, al cui interno vengono presentate opere prime e indipendenti, allo scopo di far ottenere loro una diffusione e, così facendo, una possibile distribuzione: Blaise è una di queste. L’irresistibile pellicola d’animazione firmata da Dimitri Planchon e Jean-Paul Guigue racconta le vicende di un adolescente sui generis, timido e poco integrato, mentre cerca in qualche modo di emanciparsi dai suoi, disastrati quanto lui.

Tra i contributi più noti, Léa Drucker (Il caso 137) presta la voce alla madre del protagonista, sottolineando l’importanza dell’investimento creativo del progetto. Alla base, troviamo l’omonimo graphic novel curato dallo stesso Planchon, pubblicato sul magazine francese “L’Écho des Savanes” e poi dalla casa editrice Glénat. Prima del film, è stato fatto anche una serie animata di 30 episodi, diretta da Guigue.

Blaise | La trama

Blaise è un adolescente particolare, non solo per il suo aspetto – è un po’ vecchio stile, con un taglio démodé e abiti dimessi – ma anche per il suo modo di porsi. O meglio, non porsi. Quando la consulente scolastica convoca i suoi genitori per parlare della situazione, illustrandone le problematiche, appare subito evidente quanto sia loro figlio. Il disagio esistenziale sembra caratterizzare il piccolo nucleo famigliare, alle prese con una serie di questioni che non riguardano solo Blaise, ma vanno a coinvolgere la loro intera routine. Tra la madre Carole che sta affrontando un cambio di posizione lavorativa e la salute della nonna a cui deve pensare il padre Jacques, il ragazzo si ritrova abbastanza solo nell’affrontare ciò che lo circonda.

Dopo essere stato costretto ad andare alla festa con una sua pseudoamica, Blaise viene intercettato da una ragazza che si infatua di lui e del suo modo di fare così schivo. Trascinandolo in un vortice di situazioni sempre più al limite, finirà per rivestire un ruolo inaspettato e a tratti pericoloso.

Esistenze “perseguitate” alle prese con una rivoluzione personale

Che il cinema d’animazione possa essere un tipo di racconto assolutamente autorevole e sorprendente non stupisce. Eppure, dinanzi a simili progetti, qualcosa di straordinario accade sullo schermo (e fuori). Blaise ha la capacità, per niente scontata o comune, di giocare con il dark humour in maniera arguta, illuminante, efficace. Planchon e Guigue confezionano un’opera completa e complessa, a cui guardare con ammirazione ma da cui (ap)prendere anche spunti utili e interessanti.

Alternando la comicità più immediata – semplice all’apparenza, ma estremamente complicata da far funzionare – a momenti surreali, la politica che abita la società contemporanea e il continuo rischio di incomprensioni (oggi più che mai), il film ci presenta queste esistenze perseguitate, se così si può dire, dalla sfortuna e da un senso di solitudine intrinseco, che non permette loro di aprirsi l’un l’altro sinceramente. La paura del giudizio altrui, il desiderio di compiacere, la confusione generazionale, va a causare malesseri profondi, dai quali non può esserci scampo, se non a costo di una vera e propria rivoluzione. Possibilmente senza bombe a mano.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

Exit mobile version