Cannes

‘The Station / Al Mahattah’ un rifugio di pace

Alla Semaine de La critique

Published

on

In competizione al Festival di Cannes per la Semaine de la critique The Station / Al Mahattah il film di Sara Ishaq.

المحطّة The Station / Al Mahattah | Semaine de la Critique du Festival de Cannes

Nel cast Manal Al-Mulaiki Abeer Mohammed Rashad Khaled Saleh Al-marshahi Fariha Hassan.

The Station / Al Mahattah la trama

Nello Yemen, Layal gestisce una stazione di servizio esclusivamente per donne, un rifugio di pace in un paese devastato dalla guerra. Le regole sono semplici: niente uomini, niente armi, niente politica. Quando il fratello minore viene mobilitato, Layal deve riconnettersi con la sorella. Insieme, hanno solo poche ore per salvarlo.

Ai confini della guerra

Una sorta di rifugio sicuro in un Paese devastato dalla guerra. Questa è The Station , la Stazione raccontata nel film  di Sara Ishaq.

L’idea del progetto nasce nel 2015, quando Sara Ishaq venne a sapere dell’esistenza di un posto simile apparso a Sana’a, capitale dello Yemen. Conobbe  un microcosmo in cui arrivavano persone di ogni estrazione sociale per procurarsi carburante per motivi molto diversi. Alcune volevano organizzare grandi matrimoni, altre avevano semplicemente bisogno di elettricità per accendere una lampadina e poter leggere.

L’idea iniziale di realizzare un documentario venne presto abbandonata: troppi i limiti imposti da un contesto sociale conservatore, troppe le restrizioni. La finzione sembrò essere il modo giusto per raccontare la verità

Sebbene la guerra civile che ha devastato lo Yemen nell’ultimo decennio sia parte importante della trama, la regista evita che domini il film, interessata maggiormente alla parte umana della storia più che alla forma politica.

La guerra sullo sfondo

Nel film, le due fazioni sono identificate semplicemente dai colori dei loro bracciali e dai  manifesti: blu e arancione. Non si scende nei dettagli.

Emerge un lato raramente mostrato della vita nello Yemen: quello delle donne, lontane dagli uomini e dagli sguardi pubblici.

In The Station, Sara Ishaq si allontana dall’immagine stereotipata dello Yemen come semplice scenario di guerra per aprire uno sguardo intimo e raramente rappresentato sull’universo femminile del Paese. Dietro i veli e le convenzioni sociali  si apre uno scorcio su uno spazio nascosto fatto di colori, incenso, risate e complicità, un microcosmo vitale che il film restituisce con autenticità e sensibilità.

La guerra rimane costantemente sullo sfondo senza però dominare il racconto. La regista privilegia i gesti quotidiani, la socialità e i piccoli momenti di leggerezza che diventano forme di resistenza emotiva e strumenti di sopravvivenza in una realtà segnata dalla paura e dall’instabilità. In questo equilibrio tra tragedia e vitalità, il film ci mostra come dolore e gioia possano coesistere persino nei contesti più estremi.

Più che insistere solo sulla rappresentazione della sofferenza, The Station ci dona così un ritratto umano della società yemenita, con le sue varie sfaccettature evitando prese di posione troppo politiche e scegliendo di mettere al centro la dimensione emotiva e collettiva dell’esperienza femminile.

 

Exit mobile version