Il nome di David Lean continua a rappresentare una delle vette assolute della storia del cinema. Regista di capolavori come Lawrence of Arabia, Doctor Zhivago e Brief Encounter, Lean viene celebrato oggi dal documentario Maverick: The Epic Adventures of David Lean, diretto da Barnaby Thompson e presentato al Cannes Film Festival nella sezione Cannes Classics.
Il film racconta non solo il talento straordinario del regista britannico, ma anche il difficile percorso umano che lo portò a diventare uno dei cineasti più influenti di sempre. Lean era cresciuto in una famiglia quacchera molto rigida, nella quale il cinema era considerato immorale. Inoltre soffriva di dislessia, una condizione poco compresa all’epoca, che contribuì a farlo sentire spesso inadeguato agli occhi dei suoi genitori. Una delle rivelazioni più toccanti del documentario riguarda una lettera del padre, che gli scrisse: “Non sei molto bravo”.
Da giovane, Lean trovò rifugio nelle immagini. Prima la fotografia, poi il montaggio cinematografico, fino alla regia. La sua capacità di raccontare emozioni attraverso paesaggi monumentali e primi piani intensissimi rivoluzionò il linguaggio del cinema moderno.
Le testimonianze dei grandi registi contemporanei
Uno degli aspetti più affascinanti del documentario è la presenza di numerosi registi contemporanei che raccontano l’eredità lasciata da Lean. Tra gli intervistati compaiono Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Denis Villeneuve, Wes Anderson e Alfonso Cuarón.
Tutti sottolineano come Lean abbia ridefinito il concetto di “cinema epico”. I suoi film non erano soltanto spettacolari dal punto di vista visivo, ma riuscivano anche a scavare profondamente nell’animo umano. Celebre è l’uso del formato 70mm in pellicole come Lawrence of Arabia e Ryan’s Daughter, capace di valorizzare sia i grandi paesaggi sia i dettagli dei volti degli attori.

Il documentario mette inoltre in evidenza il rapporto fondamentale tra Lean e Noel Coward, che lo incoraggiò a passare dal montaggio alla regia. Senza quell’incontro, probabilmente il cinema avrebbe perso uno dei suoi autori più importanti.
Il dolore delle critiche e la rinascita del mito
Nonostante il successo mondiale, la carriera di Lean attraversò momenti molto difficili. Nel 1970 l’uscita di Ryan’s Daughter venne accolta da recensioni ferocissime. Critici influenti come Pauline Kael demolirono il film, causando una profonda crisi personale nel regista.
Secondo Thompson, quel rifiuto riaprì le ferite dell’infanzia e il senso di inferiorità che Lean si era portato dietro per tutta la vita. Dopo quel fallimento, il regista smise di dirigere per ben quattordici anni, tornando soltanto con A Passage to India.
Oggi però la figura di David Lean è stata pienamente rivalutata. Il ritorno simbolico a Cannes attraverso Maverick conferma quanto la sua influenza sia ancora viva nel cinema contemporaneo. Le sue opere continuano a essere studiate, amate e considerate esempi perfetti di come il cinema possa unire spettacolo, emozione e arte visiva in maniera irripetibile.
Fonte: Deadline