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‘The Night is Fading Away’ di Ezequiel Salinas e Ramiro Sonzini vince a Jeonju

Una fiaba nostalgica sulla sorte del Cine Club Municipal, un riferimento per gli amanti del cinema nella città di Cordoba

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Sin dalla prima immagine The Night is Fading Away di Ezequiel Salinas e Ramiro Sonzini ci catapulta in un mondo che sta a metà tra Casablanca e Jules et Jim, con un tocco di Nuovo Cinema Paradiso vista la location. Completamente riduttivo visto ciò che il film ci offre. Senza sorpresa ha ottenuto il Grand Prize al Jeonju International Film Festival.

Non sappiamo a quale presente appartenga la storia, nell’assenza dei colori è difficile giudicare. Ce lo spiega la narrazione che avanza in questa Argentina vagamente fuori fuoco, in una location che è reale: il film racconta infatti del Cine Club Municipal, un riferimento per gli amanti nella città di Cordoba, nel pieno di un momento di crisi. Al cinema non è rimasto molto da vivere, e così è per i collaboratori che devono reinventarsi.

Octavio BERTONE in ‘The Night is Fading Away’ di Ezequiel Salinas e Ramiro Sonzini – immagini stampa fornite da Jeonju International Film Festival

Quando si diventa animali notturni

La situazione scatenante è molto semplice: nel cinema, che sopravvive di fondi pubblici, ci sono due proiezionisti. A causa di tagli improvvisi, bisogna licenziarne uno. Ma per salvarne almeno parzialmente il salario, il licenziato, Pelu, viene convertito in guardia notturna. Ma proprio come Pelu si deve reinventare per poter sopravvivere, il cinema deve ricrearsi una nuova vita. Complice lo stesso ex-proiezionista, si raccoglie attorno a questo luogo sfiorito, una comunità di outsider notturni, tutti in egual misura vittime di tagli, di contingenze economiche sfavorevoli e di occupazioni creative. A suo modo il gruppetto riesce a tenere in vita sia il luogo, che lo stesso Pelu, sfinito dalle avversità, che allaccia adesso nuove amicizie e si crea una nuova famiglia.

La comunità di freak è una allegoria sull’industria audiovisiva, dove la maggior parte del cinema distribuito rinuncia (giocoforza) alla distribuzione nei teatri per passare direttamente al VOD. Pelu è il produttore o filmmaker nostalgico (suicida?) che si aggrappa prima per esigenza e poi per scelta, al piccolo mondo della sala cinematografica e lo fa rinascere (quale set cinematografico, palcoscenico per musicisti buskers, rifugio per sfollati). Nel suo mondo cinematografico, non tutto è perduto.

Cinema e metacinema

Con la stessa magica confusione con cui vaghiamo nel luogo, avvolto nel buio della notte, così The Night is Fading Away ci porta improvvisamente in un altro mondo, fatto di spezzoni di un cinema dimenticato, che si proietta ancora con pizze di pellicola che sono quasi reliquie storiche.

Non serve dire che il film è un omaggio a questo cinema classico, c’è un po’ di Hitchcock qui e là, un po’ di Hawks e Preminger, e tanto de Il terzo uomo di Carol Reed, per veri amanti.

Alla fine la situazione più remunerativa per il cinema diventa il porno: poiché pare essere l’unica forma video per cui la gente è ancora disposta a pagare. Da pubblico colto, in quello stesso cinema, si diventa guardoni.

Complice la poesia nostalgica a cui il film si affida, assistiamo ad una delle dichiarazioni d’amore più poetiche e tenere degli ultimi anni, almeno per l’audiovisivo. Una scena memorabile. Malgrado poi, anche quella, finisca lì dove è stata composta, nel teatro.

Sono sempre dipeso dallo sguardo degli altri, e adesso non mi interessa più.

‘The Night is Fading Away’ di Ezequiel Salinas e Ramiro Sonzini – immagini stampa fornite da Jeonju International Film Festival

E come ci si è dimenticati di molte di queste sale dove un tempo si raccoglievano i cinefili e i loro sogni; luoghi che creavano relazioni e nuovi mondi, anche questo Cine Club rimane così, abbandonato e sospeso. Un investimento di tempo e risorse troppo impegnativo per il “mondo dello streaming”, e l’intero Paese, che cammina già da anni sul filo di una pericolosissima crisi economica. Con quell’edificio, quei “muri vuoti”, anche la combriccola che di quel cinema aveva fatto la propria casa è costretta a sparire. Malgrado siano stati “dismessi”, resistono al tempo, testardi e resilienti, come la vita li ha portati ad essere.

Il film di Ezequiel Salinas e Ramiro Sonzini lavora di sospensione, sia visiva, dal momento che gioca sull’assenza di colore e sull’assenza di contorni nitidi. Ma soprattutto, ci lascia in sospensione emotiva, oscillando tra l’amore per la settima arte e la nostalgia e la sconsolata rassegnazione dell’essere testimoni di un mondo che sembra non sopravvivere ad una economia implacabile e spregiudicata. Che del valore dell’arte calcola solo i numeri.

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