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‘Le Tigri di Mompracem’. Intenso thriller ambientato in un porto industriale

Antonio ed Estrella, due fratelli entrambi sommozzatori, si scontrano con la malavita per una partita di droga

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Le Tigri di Mompracem di Alberto Rodriguez, acclamato regista spagnolo noto per il suo splendido L’isla minima, è visibile nelle sale italiane a partire dal 14 maggio, distribuito da Movies Inspired.

Un solido thriller ambientato nelle acque di un porto spagnolo

Si tratta di un intenso e solido thriller ambientato nel porto della città andalusa di Huelva, fra acciaierie, torri d’acciaio, navi cargo provenienti da ogni parte del mondo e fondali marini bui e infidi che nulla hanno a che fare con gli ambienti esotici salgariani a cui il titolo italiano (in originale è semplicemente Los tigres) sembra far riferimento.

Perché “Tigri di Mompracem” non è altro che il soprannome con il quale sono conosciuti i due protagonisti: Antonio (Antonio de la Torre) ed Estrella (Bárbara Lennie), due provetti subacquei, chiamati così da bambini dal padre il quale, a sua volta, era un sommozzatore esperto che ha trasmesso ai figli la passione per l’attività subacquea.

Antonio lavora su una imbarcazione compiendo immersioni industriali nel porto di Huelva, assistito dalla sorella, impossibilitata a immergersi a profondità superiori ai 20 metri a causa della sordità a un orecchio contratta da bambina, durante una discesa in apnea in una gara con il fratello.

Separato dalla moglie, l’uomo rischia di perdere la patria potestà sulla figlia se non trova i soldi necessari per il suo sostentamento economico. Così, venuto accidentalmente a conoscenza di un traffico di cocaina che giunge regolarmente in città attraverso una nave cargo, decide, aiutato da Estrella, di rubarne alcuni chili per poterla rivendere e appianare così i debiti contratti con la ex moglie.

Tuttavia, non tutto va secondo i piani e Antonio dovrà scontrarsi con la malavita che gestisce i traffici lottando, in un crescendo di tensione, per sfuggire alla morte e non mettere a repentaglio la vita dei propri cari.

Partendo da un punto di vista quasi documentaristico, il film assume improvvisamente toni noir

Le Tigri di Mompracem si sviluppa come un film dai toni quasi documentaristici nel momento in cui il regista descrive con grande accuratezza l’attività da sub di Antonio. Poi, improvvisamente, il film vira su toni noir che prendono il sopravvento. In un crescendo di tensione che assume un’intensità sempre maggiore, soprattutto nelle spettacolari riprese subacquee dove i protagonisti sembrano perdersi nel buio opprimente delle profondità marine.

Una calata costante verso il fondo del mare che simboleggia la discesa che Antonio compie dentro di sé, scavando nei propri abissi e scoprendo di non essere colui che tutti considerano invincibile, la tigre che sfida costantemente il mare e i suoi pericoli. Antonio si scopre uomo fragile, malato, impossibilitato a proseguire la sua vita a causa di un problema cardiaco e, di conseguenza, costretto a doversi reinventare per non soccombere. Un uomo incapace a vivere sulla terra ferma con lo stesso coraggio con il quale è solito immergersi nelle acque scure e insidiose.

Il film di Alberto Rodriguez si avvale della splendida fotografia di Pau Esteve Birba (premiata al 73° Festival di San Sebastián), unitamente ad alcune scelte stilistiche ricorrenti nella propria cinematografia, quali le riprese dall’alto che già compariva ne L’isla minima, quasi a voler circoscrivere la scena e i personaggi in un ben determinato ambiente, dal quale è difficile fuggire.

Fratellanza

Tra i temi principali in Le Tigri di Mompracem, spicca la precarietà e la fatica del vivere quotidiano, nonché la relazione tra fratello e sorella. Un rapporto di profonda unione e, al contempo, di conflitto perché Estrella, per Antonio, ha sempre sacrificato la propria personalità e le proprie ambizioni. Lui, fra i due, è quello dominante in tutto, a partire dal rapporto privilegiato con il padre, per arrivare alla vita quotidiana. Per Antonio Estrella ha rinunciato al benessere personale, alle sue aspirazioni, ai suoi sogni per accudire prima il padre e, successivamente, diventando la stampella del fratello, sostenendolo in ogni sua scelta e rinunciando, di fatto, alla propria vita. Un legame di fratellanza che risulta di difficile comprensione per chi questo rapporto non lo possiede.

Il film del talentuoso Alberto Rodriguez è caratterizzato da un ritmo che non viene mai meno. Un’opera che conferma la grande ispirazione del regista andaluso.

Gli articoli di Marcello Perucca

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