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Bellaria Film Festival

‘End of Battle’, intervista a Suranga K. Katugampala

Il regista Suranga K.Katugampala ci racconta il suo film End of Battle, un melodramma nostalgico in bianco e nero che reinterpreta il genere documentario

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End of battle

Il film End of Battle di Suranga K. Katugampala, presentato al Bellaria Film Festival nel concorso Gabbiano, nasce dall’idea di sperimentare un nuovo modo di fare cinema nel panorama italiano, pur essendo girato in Sri Lanka. Il contesto produttivo è segnato da difficoltà e urgenza, che spingono a immaginare un progetto capace di essere realizzato rapidamente, ma che mantenga un legame profondo con la realtà e le esperienze vissute.

Swarna e la sua battaglia

Chi è Swarna ? Quale è stata la battaglia da cui ha preso una tregua, conducendo una vita tranquilla con sua madre nella casa in Sri Lanka?

Swarna è la madre del coautore di un altro film a cui ho lavorato, è una donna che conosco da una vita. La sua storia è segnata dalla migrazione e da una difficile ricostruzione esistenziale: dopo il trasferimento, si è costruita una casa che simboleggia la sua situazione e racchiude tutto il suo melodramma personale. Il film racconta la sua resilienza, la capacità di affrontare e ricostruire le ferite della propria vita.

Il desiderio che guida la narrazione è quello di esplorare le origini e, contemporaneamente, superare i canoni del cinema melodrammatico tipico dello Sri Lanka e del sud-est asiatico. Swarna porta anche il nome di una celebre attrice dello Sri Lanka e ha voluto partecipare a questo progetto perché ispirata da un film girato vicino a casa sua. Questi due mondi si sono sovrapposti, permettendo di raccontare la contemporaneità di un paese lontano dall’Italia, ma vicino nelle esperienze delle seconde e terze generazioni migranti, che sentono la necessità di nuovi paradigmi cinematografici, specialmente in un contesto italiano segnato da carenze e abbandono.

La leggerezza e la spontaneità nel film

Hai parlato di un processo di svisceramento del genere melodrammatico, il film si distingue in effetti per una leggerezza di fondo. Questa si manifesta in momenti spontanei e divertenti, come la sequenza iniziale del cane che ascolta i battibecchi tra le protagoniste che sono fuoricampo.

Questa dimensione nasce anche dalla cultura locale, caratterizzata da un tono scherzoso e da un forte senso dell’umorismo. L’obiettivo era raccontare il Paese attraverso questa vitalità e la quotidianità delle persone. Il lavoro di osservazione ha portato a un approccio che si avvicina al documentario, pur senza definirlo tale. Il film si inserisce così in un territorio ibrido, a metà strada tra narrazione documentaristica e finzione, riflettendo una tendenza contemporanea del cinema che supera le tradizionali distinzioni di genere.

Una certa idea di cinema

Nel finale, il vetro posteriore di un’auto diventa la cornice di uno schermo cinematografico: la casa delle protagoniste si allontana, evocando una scena da cinema classico hollywoodiano. Successivamente, arrivano i colori di una festa e una panoramica veloce da una giostra in movimento, che suggerisce un cinema più contemporaneo e sperimentale. Quale idea di cinema senti più tua?

Per collegarmi al panorama del cinema italiano, sento un forte desiderio di raccontare la provincia, che per me sono anche i suoi abitanti figli di immigrati, dunque mi interessa il racconto delle origini. L’idea di cinema che mi guida è quella di stare in una dimensione di fare cinema legato al documentario, mi ritrovo in una dimensione di fare cinema in cui osservi le storie che hai davanti, dal bar alla casa, passando per i film di archivio.

Il cinema che mi piace è un cinema che mette in moto la narrazione di un paese perso nella schizofrenia del contemporaneo, un cinema che gioca in modo anarchico con l’archivio, come il cinema di Radu Jude.

Le immagini d’archivio e la sovrapposizione dei volti

Uno dei momenti più significativi del film è l’inquadratura in cui il volto di Swarna si sovrappone a quello di un’attrice di un vecchio film. Che tipo di cinema è quello che vediamo, da cui Swarna è ossessionata?

Il Terzo Cinema è stato un movimento storico globale. I paesi al sud del mondo hanno dato vita al loro cinema, interpretandone forme libere come la Nouvelle Vague. In particolare, il film che vediamo più volte intrecciarsi alla vita di Swarna è di un regista melodrammatico legato alla dimensione popolare, i suoi erano film che facevano botteghino negli anni ’70-’80. Il film l’ho conosciuto attraverso Swarna, che ha evocato i film di quel regista, e abbiamo giocato liberamente con le immagini, intrecciando il suo personale melodramma legato alla casa e all’amore perduto con quello della protagonista del film da lei indicato.

 

End of Battle

  • Anno: 2025
  • Durata: 90'
  • Genere: documentario, melodrammatico
  • Nazionalita: Italia/Francia/Sri Lanka
  • Regia: Suranga K. Katugampala