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‘Eyes Wide Shut’, l’ultimo Kubrick

Il desiderio come arma di potere coniugale

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L’ultima opera iconica di Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut, tra le più controverse della sua filmografia, è in primis l’occasione che la critica ha di indagare le dinamiche del desiderio umano. Il tema del potere si intreccia con la passione lussuriosa del tradimento, mai realizzato nel film ma oggetto di una realtà possibile; due macro spinte narrative in grado di collocare il cult di Kubrick tra dramma coniugale e un thriller psicologico nei meandri più segreti del potere. Il cineasta americano, grazie anche alla complessa relazione matrimoniale e reale di Kidman e Cruise (i protagonisti del film), ci rappresenta i due volti sia dell’amore che della società alto borghese. Un’estasi quasi primitiva e irresistibile che rivela il lato oscuro dell’amore: attraverso il desiderio più perverso si risveglia il sentimento amoroso.

L’amore come desiderio narcisistico – Eyes Wide Shut

Non è un caso che la coppia al centro della storia di Eyes Wide Shut si comporti, nella sua messa in scena, come delle maschere teatrali, riflettendo la natura artificiale delle relazioni sociali. Il meccanismo usato da Kubrick nel corso nel film è semplice quanto arguto; il modello della relazione tra Bill e Alice è basato su un dentro o fuori, l’affermazione della propria identità di coppia attraverso il sesso o la totale perdita individuale. Il regista, nel suo lascito, usa la borghesia come la maschera tra tutte le maschere, inquadrando l’orgia dei potenti come un tabù sconfessato solo nel segreto dei mantelli e dei camuffamenti. Ed è in questo quadro travestito da thriller e noir che Eyes Wide Shut analizza il limite del vincolo amoroso, la soglia che separa il comportamento animale dal comportamento amoroso.

Borghesia e desiderio: la crisi della coppia secondo Kubrick

Il personaggio di Tom Cruise in questo senso è funzionale; la sola ipotesi del tradimento di Alice in una vacanza passata, fa scattare nell’uomo le perversioni a cui non aveva mai pensato. Un “viaggio” iniziato nella prostituzione newyorkese e proseguito nella scelta volontaria di Bill nel provare il grado più alto del desiderio entrando nella sontuosa residenza di Somerton. Paradossalmente è proprio l’istinto animale di Bill che spinge il protagonista prima a sperimentare l’estremo per poi frenarsi. L’alterego di Tom Cruise, pur avendone la possibilità, non fa mai sesso con le due prostitute che incontra nel quartiere di Greenwich Village, anzi le ringrazia pagando lo stesso prezzo, quasi a scusarsi interiormente dall’idea di tradire Alice.

Alice la femme fatale della storia

Ed è quando si arriva al cuore della storia, varcando i confini del grande evento orgiastico, che la sua moralità emerge, direzionando la sua azione su cosa sia giusto e cosa sbagliato, cercando quelle risposte che un “peccaminoso” non vorrebbe trovare.

Questo perché, secondo la linea del film, il desiderio vive attraverso la coppia principale e non mediante l’istinto di sopravvivenza sessuale. Le ragioni biologiche esterne a Bill e Alice alla fine cessano di essere passionali e realisticamente rilevanti. Prova ne è il finale secco, tagliato, crudo, che la Kidman esegue con una frase destinata a rimanere iconica:

“C’è una cosa molto importante che noi dobbiamo fare il prima possibile. Scopare.”

È Alice che riaccende il matrimonio, quel desiderio spezzato dal tradimento ipotizzato e dai sogni fedifraghi del marito, e riacceso dal narcisismo sessuale della coppia. Un legame apparentemente esaurito ma tornato in nome di una chimica di intenti, e di maschere che si rivelano.

Sesso, invida e potere

Eyes Wide Shut è indubbiamente un film sul potere. Ma di che potere parliamo? Nel corso dei decenni si è molto dibattuto sulle metafore indirette e dirette attorno al lascito di Kubrick. C’è chi ne ha visto una rappresentazione sull’industria hollywoodiana come nuova Babilonia americana di fine anni ’90, chi una velata critica al movimento religioso Scientology, e chi, in ultimo, più recentemente, ha accostato Eyes Wilde Shut agli Epstein Files un po’ come mezzo anticipatore e rivelatore di tendenze occulte e perverse nello sfarzoso star system americano.

In realtà quando parliamo di potere, bisognerebbe concentrarsi su un’altra tipologia, il potere del desiderio. Nel film il reale oggetto di desiderio di Bill non è Alice stessa come femminilità da possedere nel corpo e nello spirito, ma l’immagine che Alice, mediante il proprio narcisismo e la propria forza estetica, riesce a trasmettere agli altri. Quindi un’immagine di potere. È Alice che manipola il desiderio di Bill, che lo spinge a tradirla (anche se non lo farà mai), ad entrare nel circuito orgiastico (poi pentendosi).

Chi controlla davvero la coppia?

La consapevolezza da parte del personaggio di Nicole Kidman di essere fondamentale per lo sguardo altrui, soddisfa il bisogno narcisistico di Alice di diventare potere stesso mediante la seduzione del desiderio. Dopo la scena iniziale della festa dove entrambi i protagonisti sono corteggiati e desiderati, nella scena in interno seguente, intima e piena di mezze nudità allo specchio, l’alterego di Kidman impone il suo livello di desiderio a Bill, tirando fuori il racconto di qualche estate prima e della propria dipendenza erotica per uno sconosciuto ufficiale.

Operando verso Bill il passaggio da desiderio a dipendenza non solo psicologica ma anche narrativa. Se è vero che Nicole Kidman compare in tempi minori rispetto a Tom Cruise, non si può fare a meno di notare come sia lei la vera protagonista del film. Una relazione di potere che vede il Bill di Cruise nella necessità di essere rassicurato dal desiderio costante di Alice.

La maschera svelata e il “ri-matrimonio” tra Alice e Bill

Il clou del terzo atto di Eyes Wide Shut  è indubbiamente il ritrovamento della maschera sul letto matrimoniale accanto al corpo semi-dormiente di Alice. La maschera, quindi rivelata, viene “smascherata” dal suo desiderio collettivo (l’elemento orgiastico) per tornare ad essere individuale. Ed è ancora Alice col suo sogno-incubo in cui è posseduta, e probabilmente violentata, da altri uomini, che rafforza la posizione di forza della rappresentazione femminile all’interno del film. Nel gioco del desiderio perenne tra i due protagonisti, tra perversioni irreali e veramente esistenti, il marito confuso e fragile può solo cedere alle strutture manipolatorie di Alice che prima lo allontanano e poi lo avvicinando alla donna.

Se Bill indossa la maschera per uniformarsi alle convenzioni della società borghese, il suo togliersela o ritrovarla è l’ammissione che l’amore non è una cosa semplice, ma un sentimento imprevedibile e un meccanismo fluido in cui confluiscono dinamiche sessuali, sentimentali, essendo quindi una pratica umana che va costantemente oltre il conformismo dell’esistenza. Così il concetto di “ri-matrimonio”, il riprovare a ricomporre il legame matrimoniale finito e risorto, emerge non solo nel finale del film ma in tutta l’opera di Kubrick. Collocando l’Alice di Nicole Kidman come ago della bilancia tra ossessione, desiderio e amore.

Stanley Kubrick, nel suo film-testamento, ci mostra come l’amore non è mai statico, ma attraversato da desideri, perversioni e dinamiche di potere che mettono continuamente in discussione l’equilibrio di coppia. Un film ancora attuale per come indaga le fragilità e il recupero del legame sentimentale.

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