Trento Film Festival

‘Trillion’ – Il mito di Sisifo nell’epoca delle immagini

Victor Kossakovsky ci trascina in un film tra paradiso e prigione dalle sbarre dorate

Published

on

Presentato al Trento Film Festival di quest’anno il 26 aprile e il primo maggio, Trillion di Victor Kossakovsky si inserisce alla perfezione nel tipo di cinema che il festival offre. Film di montagna fatti di silenzi, di paesaggi, di suoni e di lentezza; quadri in movimento che gli occhi più allenati sicuramente apprezzeranno.

Il regista russo ci presenta una curiosa reinterpretazione del mito di Sisifo; un’ora e un quarto fatta di ripetizioni, silenzi e bellezza contemplativa.

Paradiso o prigione dalle sbarre dorate?

La pellicola segue le ripetitive gesta di una donna di cui non conosciamo il nome (anche il suo aspetto è un segreto, con il viso perennemente coperto da un velo), che in maniera simile all’antico mito greco, trascina dei sacchetti ripieni di perline da un lato all’altro di un’isola rocciosa. Le perline vengono poi gettate in mare per poi riaffiorare dal lato opposto dell’isola, e via di nuovo in un alienante e meccanico viaggio.

Non è semplice affermare che il film non si presta a facili interpretazioni, e l’effetto straniante che ha sullo spettatore è subito percepibile. Victor Kossakovsky ci trascina in una enigmatica dimensione totalmente anti-narrativa.

L’occhio dello spettatore non può fare altro (come d’altro canto la stessa donna protagonista del film) che farsi portare via da una macchina da presa apatica e chirurgica. Un occhio meccanico e asettico nonché vero e proprio protagonista dell’intera pellicola.

La presenza umana sull’isola non è altro che un orpello sfruttato esclusivamente per un puro bisogno pratico. I campi larghi e una cinepresa sempre distante dalla protagonista sono dèi impassibili e riservati.

Elogio dell’anti-narrazione

I festival sono il terreno fertile per eccellenza per film come Trillion. A differenza delle sale più mainstream o del cinema narrativo classico al quale siamo abituati, in queste rassegne è possibile trovare perle autoriali autentiche e che osano.

Seguire la donna protagonista di Trillion, come abbiamo già accennato sopra, non è sicuramente facile. Una sensazione che può farsi strada nella mente dello spettatore è quella di stare assistendo a un momento privato, come se non dovessimo essere lì; il nostro occhio è un complice, un’ulteriore guardia carceraria che sorveglia una donna di cui non sappiamo nulla.

Questo esercizio di stile è tuttavia un’ottima opportunità, non solo per allenare lo sguardo dello spettatore ma anche per svelare un’alternativa all’impostazione cinematografica classica. Un cinema dove a contare non sono trama, personaggi e costrutti narrativi, ma l’osservazione del dettaglio e il non detto.

Una nuova onda?

Prodotto da Joaquin Phoenix, Trillion è il secondo capitolo della Trilogia dell’empatia cominciata nel 2020 con Gunda

L’augurio è quello di vedere film di questo tipo più spesso non solo nei festival ma anche nelle sale dedicate, nei cinema d’essai. Chissà che una nuova onda di autori dediti all’immagine pura non venga generata.

Trillion è un esperimento coraggioso e ardito sicuramente da lodare.

Exit mobile version