The North, diretto da Bart Schrijver (Human Nature), è un film di finzione che segue due amici di lunga data in un viaggio a piedi di 600 chilometri. Il film è stato proiettato in Italia nell’ambito del programma della 74ª edizione del Trento Film Festival.
The North, un cammino più che una meta
The North è ambientato dieci anni dopo che Chris (Bart Harder) e Lluis (Carles Pulido) sono diventati migliori amici. Quella di attraversare le Highlands è una promessa che si sono fatti da tempo, e quando si rivedono tra le brughiere sono profondamente cambiati. Seguendo la West Highland Way e il Cape Wrath Trail, trascorrono 30 giorni insieme nella natura, sperando di riuscire a sanare la loro amicizia.
I due amici trascorrono molto tempo insieme per recuperare quello perduto, ma affrontano questo viaggio in modo estremamente diverso. Chris rimane assorbito dal proprio lavoro e dai progetti per la propria vita futura, mentre Lluis è determinato a completare il percorso per dimostrare di potercela fare, sentendosi insicuro e smarrito su cosa desideri dalla vita. Chris si gode ogni nuovo panorama; Lluis prosegue il cammino a un ritmo serrato, quasi forzato. La solitudine e il silenzio della natura li costringono a confrontarsi con dure verità su se stessi, sulla loro amicizia e sul vero significato di fermarsi e ascoltare.
Perché perdersi nella natura?
Con questa pellicola, il regista nederlandese Bart Schrijver, lui stesso grande camminatore, torna a una domanda fondamentale: perché perdersi nella natura?
La risposta arriva dai personaggi. La totale immersione nella natura, dove si è completamente sconnessi dalle tecnologie ma anche, e soprattutto, dal lavoro, permette il dialogo con se stessi. In una società che tende ad affogare in una marea di rumori e di stimoli la riflessione su di sé, ci si perde nella natura per trovare il silenzio necessario.
Per i protagonisti, il risultato di questo silenzio e della solitudine sui monti si manifesta presto attraverso una serie di eventi che portano a importanti rivelazioni.
La ricerca di questo dialogo con se stessi si ritrova anche nelle posizioni che i due protagonisti assumono sul sentiero e quando si riposano. Nella loro distanza fisica si ritrova il reciproco bisogno di solitudine e di ricerca di verità interiori.
Complessità e limitatezza umana
Con The North, Schrijver sembra ormai aver trovato la propria strada come regista. Il film avanza con un ritmo misurato che consente allo spettatore di immergersi completamente nel contesto di questo lungo cammino e nel suo incedere.
Il regista evita di cadere nella retorica patetica, e mostra un paesaggio minaccioso del tutto indifferente ai sentimenti e alle difficoltà dei personaggi. Il silenzio regna quasi incontrastato, in un contorno sonoro al film composto principalmente dai respiri dei protagonisti e dai suoni della natura selvaggia.
Chris e Lluis appaiono spesso come figure minuscole, al paragone con ciò che li circonda, mentre attraversano valli e dirupi. Ciò che si apprende delle loro vite viene rivelato a piccole dosi, attraverso dialoghi scarni e allusivi. Le grandi rivelazioni arrivano all’improvviso, ma allo stesso tempo in modo delicato ed effimero, e non hanno necessariamente un significato particolarmente importante.
Senza particolari sforzi nel creare una struttura complessa, The North ha una sorta di effetto purificatore ed edificante che cresce via via che ci si avvicina alla meta.
Attraverso una splendida esplorazione di grandi temi come l’amicizia, il cambiamento e la vita stessa, la pellicola affronta problemi universali come il lutto, l’adattamento e i limiti. Li mostra con semplicità, senza filtri, senza ricorrere eccessivamente alla drammaticità. Attraverso il racconto della complessità delle lotte interiori umane, The North rivela di essere utile, oltre che bello: permette agli spettatori di affrontare la riflessione su se stessi, sulla natura e sulla necessità di fermarsi, immergendoli nell’ambiente aspro e incontaminato delle Highlands.