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‘Ten to six’: il peso del tempo, il dolore della memoria

“Ten to Six”: il nuovo cortometraggio di Alessio Rupalti

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Ten to Six, il cortometraggio diretto da Alessio Rupalti, è un’opera intensa e profondamente umana che affronta temi universali come il senso di colpa, la perdita e la possibilità di redenzione. Vincitore del Premio Giuria del Pubblico Esselunga alla 21° edizione di Cortinametraggio 2026, il film si distingue per la sua capacità di raccontare il dolore con delicatezza, evitando ogni eccesso melodrammatico e scegliendo invece la strada dell’intimità e della riflessione.

«Non abbiamo tutto il tempo che pensiamo di avere»

La storia segue un fisico ormai in pensione (Gerard Bell), un uomo che da decenni convive con il peso di non essere riuscito a salvare la moglie, scomparsa prematuramente a causa di un tumore al seno. Da quel momento il tempo diventa il centro della sua vita, quasi un’ossessione silenziosa: uno spazio da studiare, comprendere e forse riconciliare. Trentacinque anni dopo morte della donna, il protagonista decide di fermarsi in un piccolo caffè alla periferia di Londra. L’incontro con un giovane cameriere (Charlie Wright), inizialmente casuale, si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più profondo e inatteso, dando vita a un confronto emotivo in cui emergono ricordi, rimpianti e riflessioni che riportano alla memoria il primo incontro con la moglie perduta e aprono uno spiraglio verso una possibile redenzione.

Ph. Michele Giacci

Cià che resta dopo la morte

Il cortometraggio riesce a trattare il tema della malattia con grande sensibilità, soffermandosi soprattutto su ciò che resta dopo la perdita: il vuoto, il rimorso, ma anche la necessità di dare un senso al tempo trascorso. Non si limita a raccontare la sofferenza individuale, ma invita lo spettatore a riflettere sul valore del tempo, sulla fragilità delle relazioni e sull’importanza della prevenzione. Il messaggio sociale non è mai didascalico né invasivo; prende forma in modo naturale all’interno della narrazione, contribuendo a dare al film una forte dimensione umana e civile. Uno degli aspetti più riusciti di Ten to Six è la costruzione narrativa, che si sviluppa lentamente lasciando spazio ai silenzi, agli sguardi e alle emozioni trattenute.

La regia di Alessio Rupalti si distingue per eleganza e misura, accompagnando lo spettatore in un percorso emotivo che cresce scena dopo scena. Adotta uno stile ravvicinato e discreto, quasi invisibile, scegliendo un’ambientazione raccolta e poco affollata per valorizzare l’intimità dei dialoghi e dei momenti sospesi. La macchina da presa osserva i personaggi con delicatezza, come un testimone silenzioso di qualcosa che va oltre la semplice quotidianità. Il tono cinematografico è minimale e contemplativo. La fotografia, sobria e malinconica, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo, in equilibrio tra realtà e memoria. I dettagli, i piccoli gesti e i tempi dilatati diventano strumenti narrativi capaci di restituire autenticità e profondità emotiva.

Rupalti porta nel film l’esperienza maturata nel corso della sua carriera. Dopo gli esordi a Genova, dove si è fatto notare come regista di cortometraggi vincendo il premio Giovane Talento Ligure, ha proseguito il proprio percorso lavorando a progetti cinematografici e televisivi. Nel 2011 ha scritto e diretto per Sky il cortometraggio Il Monumento, e ha poi collaborato con Pupi Avati al cortometraggio Cercavo qualcos’altro, consolidando uno stile attento alle emozioni e alle relazioni umane. Nel 2018 si trasferisce a Londra dove incontra lo scrittore Ivor Baddiel, con il quale realizza Coming Back, il suo primo cortometraggio in lingua inglese. Questo percorso internazionale trova in Ten to Six una naturale evoluzione, un’opera che unisce maturità artistica e forte consapevolezza narrativa.

Ph. Michele Giacci

Tempo e seconde possibilità

Un altro elemento che contribuisce alla forza del cortometraggio è il lavoro del cast, che dona autenticità e profondità emotiva alla narrazione. Gerard Bell offre un’interpretazione intensa e misurata del protagonista anziano, riuscendo a trasmettere il peso del rimorso e della memoria attraverso uno stile recitativo sobrio ma estremamente efficace. La sua presenza scenica accompagna lo spettatore in un percorso interiore fatto di silenzi, sguardi e fragilità. Charlie Wright, nel ruolo del giovane cameriere, interpreta un personaggio centrale nello sviluppo del racconto, perché diventa progressivamente il fulcro della rivelazione che dà significato all’intera vicenda. La chimica tra gli interpreti contribuisce a rendere credibile e coinvolgente il confronto tra generazioni, elemento fondamentale per l’evoluzione della storia.

Più che un semplice racconto sul dolore, Ten to Six è un’opera che parla del tempo e delle seconde possibilità. Con questo cortometraggio, Alessio Rupalti conferma la capacità di affrontare temi complessi con eleganza e profondità, dimostrando come il cinema breve possa emozionare, far riflettere e lasciare un segno duraturo nello spettatore.

Il trailer di Ten to six

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