Al Trento Film Festival, il duo di sceneggiatori e registi Zhang & Knight porta il cortometraggio A Bear Remembers, un’allegoria struggente sul tema della perdita culturale e della memoria dei luoghi in un villaggio gallese intriso di folklore e mito.
Un lento e incessante rumore metallico disturba la quiete di un remoto paesino britannico da mesi. Il mistero attira anche una troupe televisiva, che però non riesce a trovare una spiegazione. Un ragazzo che sta indagando a sua volta trova in una coppia anziana locale delle possibili risposte. Con il suo drone riesce a catturare, sulla collina, una figura avvolta nella foschia: un orso, o meglio, lo spirito antico di un orso che prende vita attraverso la voce di Ciarán Hinds. Una presenza che vagava per le colline del paese durante la loro infanzia e che ora sembra essere tornato, pur senza una ragione apparente, per tentare di ricostruire un legame con ciò che è stato.
A Bear Remembers: identità, folklore e percezione
A Bear Remembers si presenta come una riflessione sulla perdita dell’identità culturale. Il tema non è casuale: Zhang è per metà inglese e per metà cinese, cresciuto in un piccolo paese del Galles, visibilmente diverso da chi lo circondava; Hannah Knight porta con sé un passato segnato dall’immigrazione ed è cresciuta in una casa famiglia, separata dalla propria identità culturale.
Nonostante il film sia intriso di mitologia britannica, Zhang e Knight si ispirano anche al folklore asiatico per la creazione della creatura, con richiami evidenti all’immaginario di Studio Ghibli, riconoscibile nelle fattezze dello spirito così come nella sua natura ambigua, sospesa tra presenza benevola e malinconica manifestazione della memoria.
Una narrazione sensoriale
Il ruolo del sound design è centrale ed eseguito in maniera estremamente efficace: il tintinnio metallico accompagna il film ed è impossibile da ignorare (così come per gli abitanti del villaggio), trasformandosi quasi in un richiamo ossessivo. Il vento e la foschia rimandano al mistero che si cela tra le colline del villaggio. Un film che non punta a dare risposte, ma a evocare suggestione e un senso di malinconia che rendono il corto un’esperienza da percepire, sensoriale prima ancora che narrativa.