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‘Shrinking 3’ , i buoni sentimenti di Bill Lawrence
Risate, dolore e ripetizioni. La serie Apple funziona ancora così com’è, ma fino a quando?
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3 giorni agoon
Su Apple TV si conclude Shrinking 3 , la nuova stagione della comedy creata da Bill Lawrence, Brett Goldstein e Jason Segel, con questi ultimi due anche tra i protagonisti della serie. Frutto di una co-produzione tra Warner Bros. e Apple, in Shrinking 3 ritroviamo, oltre a Segel: Harrison Ford, Jessica Williams, Lukita Maxwell, Christa Miller e come special guest star Michael J. Fox.
Il TRAILER – Shrinking 3
Shrinking 3, la tragedia col sorriso
Mentre Jimmy (Jason Segel) è in costante evoluzione dovendo ancora fare i conti con la perdita della moglie, Paul (Harrison Ford) è costretto ad affrontare la realtà del Parkinson grazie all’incontro con il paziente Gerry (Michael J. Fox). Parallelamente, la figlia di Jimmy, Alice (Lukita Maxwell), deve prendere una decisione importante e Gaby (Jessica Williams) trovare un modo per organizzare il matrimonio del suo scontroso capo.
Non è la stagione della svolta ma quella di Ford e Segel
Nel finale di Shrinking 3 si ricompone il divario personale tra i due personaggi, Jimmy e il mentore arido interpretato da Harrison Ford, diventando un’eccezionale metronomo e analisi dello stato della serie. Perché come ci ha insegnato nella sua ampia carriera, da Scrubs alla sua ultima “fatica”, Rooster con Steve Carell, a Bill Lawrence apparentemente non sembra importare molto della tragedia se questa viene intesa come torsione drammaturgica onnipresente e manipolatoria della narrazione.
Fondamentale è invece per lo showrunner valutare gli effetti del dolore sulla commedia e come questi due generi riescano al contempo a non prendersi e prendersi sul serio, sfruttando il mezzo più facile e difficoltoso per il comico: la risata. È ciò che alla fine avviene anche nell’acclamata terza stagione di Shrinking. In questo nuovo capitolo abbiamo due poli opposti ma centrali della serie che alla fine convergono: da una parte l’adattamento di Paul al Parkinson e dall’altra la resistenza di Jimmy ad andare avanti dopo la morte della moglie (il suo grande impedimento fin dall’inizio della serie).
Tra dolore e risata: l’equilibrio fragile della serie Apple
Attorno a questi due grossi plot interiori per i due personaggi, vengono inserite trame verticali che normalmente ragionano con la sit-com dura e pura (le varie gag che riguardano il personaggio di Segel) e altre che riflettono la volontà di Lawrence di dare un percorso netto e maturo al resto del cast.
Brian e Charlie, l’elemento moderno della famiglia contemporanea, sono alla prese con la loro genitorialità. Gaby è invece in procinto di aprirsi uno studio tutto suo, mentre anche la limpida comicità di un personaggio come Derek è scalfita da problemi cardiaci.
Insomma, quello che cerca di fare Shrinking 3 è delineare un percorso di maturazione in linea con altre serie dello stesso Lawrence arrivate allo stesso punto in cui si trova la serie Apple. Chi segue lo showrunner in modo assiduo potrà riscontrare una certa tendenza di molti suoi prodotti (su tutti Cougar Town e Scrubs) nell’operare una sorta di consapevolezza dell’esistenza a metà percorso o dopo la seconda stagione.
Un dramedy incerto e una sit-com ripetitiva
Seguendo i personaggi delle sue serie, e quindi i loro archi, si ha la netta impressione che Lawrence voglia uscire dalla situation comedy in cui ha rinchiuso i suoi protagonisti, rendendoli consapevoli di come non si possa sempre ridere di fronte alla tragedia ma che, qualche volta, bisogna anche piangere o disperarsi. Quest’aspetto anche in Shrinking 3 incontra una lieve frizione, soprattutto nella prima parte della stagione, non riuscendo bene a collocare le proporzioni del drammatico nel comico, e quindi oscillando verso un dramedy poco credibile.
Ma la terza stagione, per fortuna del cuore della serie, è quella della svolta tra Paul e Jimmy, due personaggi apparentemente distanti ma troppo in linea con i prototipi di Lawrence per non riuscire a capirsi. Harrison Ford e Jason Segel, tramite i loro protagonisti, riprendono il genere della screwball comedy.
La screwball comedy del mentore e del terapeuta depresso
Paul e Jimmy non sono nemici in senso classico, anche perché il primo assume la classicità dell’archetipo del mentore nella sua totalità, incarnando perfettamente la tensione della screwball. Shrinking 3 ha proprio una svolta in questo senso: il loro rapporto, grazie anche ai due archi reciproci, è soggetto ad un meccanismo vincente che impone ai due psicoterapeuti di litigare, chiarirsi, aiutarsi a vicenda e non capirsi nuovamente.
Se Jimmy ha per Paul un sentimento protettivo verso il personaggio di Ford nel quale cerca di replicare mancanze paterne, Paul cerca sempre di non superare mai il limite proprio come se Jimmy fosse un suo paziente, senza tuttavia mai riuscirci. Il finale della terza stagione si trova nel solco del lieto fine del più tradizionale buddy movie. Il roccioso Paul, messo sul punto emotivo del non ritorno, sprona Jimmy a non negarsi all’amore con la ricetta classica della serialità di Bill Lawrence: aprirsi ai buoni sentimenti e dichiarare l’affetto apertamente. Un’ennesima soluzione emotiva che inquadra il successo sistematico della serie Apple.
Una serie che funziona ma fino a quando?
Il finale di Shrinking 3 pone interrogativi su dove la serie possa spingersi. Perché il rischio abbastanza evidente (a tratti verificatosi anche in questa stagione) della serie creata da Segel, Goldstein e Lawrence, è continuare a ripetersi nel solito meccanismo del suo principale showrunner: interrogarsi sul dolore col sorriso. I buoni sentimenti e lo stato d’animo dei personaggi, tra cambiamenti interiori e gag surreali, certamente funzionano ancora. La vera domanda è per quanto.
Può continuare Jimmy a recitare la perenne parte del depresso in balia del lutto, e può insistere ciclicamente Lawrence, quando la serie perde interesse, sui conflitti emotivi dei personaggi come è accaduto in questa stagione a Gaby? La risposta sembra essere di sì, anche perché la sua natura stabilmente dentro la situation comedy permette a Shrinking 3 di pensare davvero poco al suo futuro e troppo a questo strana e abusata sit-com sul dolore.
Il problema, semmai, si presenterà quando i personaggi dovranno crescere per davvero e non basterà più alla serie creare caratterizzazioni a metà tra il protagonista comico e quello dramedy. La serie ha cercato anche di sfruttare un improbabile quasi crossover con How I Met Your Mother, dando a Cobie Smulders la parte dell’interesse romantico per Segel. Un espediente usato solo per unire le due tipologie di spettatori alla fine non così dissimili.
Shrinking 3 continua a funzionare riuscendo a fondere commedia surreale con una introspettiva sui buoni sentimenti. La terza stagione approfondisce molto di più i personaggi principali, descrivendo anche una sorta di separazione tra l’irriverenza comica e la loro interiorità. Il risultato non riesce sempre come dovrebbe, riconsegnandoci la solita serie di Bill Lawrence indecisa se piangere o ridere sul dolore.