RIVIERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

‘Fury’, tra complessità e potenza femminili

Fury di Gemma Blasco è una tra le proposte pi notevoli del Riviera International Film Festival 2026.

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In anteprima italiana al Riviera International Film FestivalFury di Gemma Blasco è un’opera potentissima, sia a livello visivo che narrativo. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dalla stessa Blasco e da Eva Pauné, gioca con un paragone alquanto intelligente ma rischioso, tra la protagonista e la figura di Medea, per raccontare un’esperienza traumatica che cambia la vita.

Dopo aver raccolto una serie di premi e di consensi nelle varie kermesse (South by Southwest Film & TV Festival, Malaga Film Festival) dove è stato presentato, il film arriva così anche al pubblico nostrano con tutta la sua forza dirompente, incanalata dalla splendida performance di Ángela Cervantes. Al fianco della giovane attrice spagnola, troviamo alcuni nomi da noi poco noti ma altrettanto notevoli, come Àlex Monner, Ana Torrent e Carla Linares.

Fury | Dopo la violenza viene il coraggio

Alexandra (Cervantes) sta trascorrendo una serata degna di essere ricordata. È l’ultimo dell’anno e, insieme al fratello, ha deciso di festeggiare tra alcol e musica ad alto volume, in un locale pieno di gente. Spinta dall’eccitazione generale e da tutto ciò che ha ingerito, balla in modo provocante con chiunque capiti. Ed è probabilmente quello a far scattare le attenzioni di un uomo, di cui lei non vede il volto, che la aggredisce alle spalle e la violenta in una stanza buia. Superato lo shock iniziale, Alexandra torna a casa e tenta di togliersi di dosso tutte le tracce della terribile esperienza. Ma non è così semplice.

Sebbene la quotidianità sembri non essere intaccata dalla violenza subita, la giovane non riesce a cancellare dalla mente (e dal corpo) quelle sensazioni di impotenza, di rabbia, di dolore. Tutto, a partire dal lavoro – sta preparando uno spettacolo teatrale su Medea – va a rotoli, almeno sino a quando non si confida col fratello e capisce come incanalare le emozioni in maniera costruttiva.

Un’opera sopra la media sul potere delle forme artistiche

La pellicola della Blasco ha dalla sua una sensibilità e una concretezza fuori dal comune. Se lo sguardo femminile guida indiscutibilmente lo spettatore all’interno delle vicende, al centro vi troviamo qualcosa che riguarda l’umanità intera e il suo modo di gestire i traumi. L’idea, cruciale e superlativa, di instaurare un paragone tra una figura complessa quale Medea e la protagonista rende Fury un’opera decisamente sopra la media. Si riflette così sulle scelte e su ciò che le causa, sulla natura dell’essere umano, dell’essere donna e dell’essere madre, sulla possibilità dell’elaborazione attraverso forme artistiche fondamentali.

La bravura della Cervantes permette di entrare, in maniera istintiva e potente, dentro la storia. Attraversando e affrontando una gamma incredibilmente ampia di emozioni, la giovane attrice (classe 1993) si dona alla sua Alexandra, vestendone la bellezza, la sofferenza, la forza. Il titolo, diretto e preciso, sta a simboleggiare non solo la furia che muove la protagonista dopo la violenza, quanto quella che la spinge a reagire e a far uscire il male per trasformarlo – sia pure con molta difficoltà – in bene(ssere), in pura energia creativa.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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