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‘The Pitt stagione 2’ un finale da catarsi

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The Pitt 2 finale

The Pitt è giunto alla conclusione della sua seconda, intensa stagione  lasciandoci in stand by. Si conclude mostrando ancora una volta i vari personaggi che staccano dal turno lavorativo mattutino ognuno a loro modo. La migliore scena del finale di questa  seconda stagione  è proprio l’ultima.

Dopo una giornata impegnativa nel centro di emergenza del Pittsburgh Trauma Medical Center, Santos (Isa Briones) e Mel (Taylor Dearden) sono al bar per il karaoke notturno:  il loro duetto di “You Oughta Know” di Alanis Morissette è la degna chiusura del loro personale percorso ma è anche catartico per noi del pubblico.

Il canto selvaggio libera Mel dai suoi rigidi vincoli (non solo della coda di cavallo) ed è proprio quello di cui aveva bisogno molto probabilmente.

Il dottor Robby (Noah Wyle) aveva invece bisogno di molto di più. Durante la seconda stagione, il medico ha lentamente svelato le vere intenzioni dietro il suo imminente ‘anno sabbatico’. Arriva al suo ultimo turno senza casco.  È  scortese e sbrigativo con i suoi colleghi ma pronto allo stesso tempo a prepararli a ‘sopravvivere’ senza di lui.

Sta proprio dietro questa apparente silenziosa freddezza del Dottor Robby il messaggio più potente della stagione. Oltre a riconoscere lo sforzo mentale e fisico necessario a sostenere un sistema sanitario in rovina la seconda stagione di The Pitt riconosce quante persone sono necessarie per salvare una vita.

Che sia nella scena del parto nell’episodio 15,  per salvare una donna che rifiuta ogni cura medica, o nella crociata personale dell’infermiera Evans (Katherine LaNasa) per proteggere le vittime di stupro, il messaggio contro ‘il Sistema’ è forte e chiaro.

Una stagione perfetta

La conclusione della seconda stagione di The Pitt riesce nell’intento di chiarire tutte le questuoni aperte nei primi episodi e che ci avevano lasciato molte domande (prima fra tutte “Dove dovrebbe andare Robby in viaggio e soprattutto perchè?”).

L’ anno sabbatico non è un semplice bisogno di riposo, ma il segnale evidente di un uomo arrivato al limite emotivo e psicologico. Robby ha passato tutta la stagione a reprimere il peso del lavoro, mostrando freddezza, distacco e persino durezza verso i colleghi. Ma dietro quell’atteggiamento c’è un medico esausto, consumato da anni passati a reggere un sistema sanitario che sembra chiedere sempre di più senza offrire nulla in cambio.

Il viaggio quindi non rappresenta soltanto una fuga: è un tentativo disperato di ritrovare sé stesso fuori dall’ospedale, lontano dall’emergenza continua e dalla responsabilità costante di dover salvare vite. Per questo il finale risulta così potente. La serie non cerca una soluzione eroica o spettacolare, ma mostra la fragilità umana anche di chi, ogni giorno, viene percepito come “quello forte”.

Costo umano

Ed è proprio qui che la seconda stagione raggiunge il suo punto più alto: non parla soltanto di medicina, ma del costo umano del prendersi cura degli altri. Il duetto finale tra Santos e Mel diventa allora il contrappunto perfetto alla crisi silenziosa di Robby. Da una parte c’è la liberazione emotiva di Mel, dall’altra il vuoto interiore del dottore. Entrambi, in modi diversi, stanno cercando di sopravvivere.

La stagione riesce così a chiudere quasi tutte le linee narrative lasciando però aperta quella più importante: dopo aver dato tutto agli altri, chi salva chi si occupa di salvare vite?

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