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‘Sensualità a corte’: intervista con Marcello Cesena, Simona Garbarino e Fabrizio Lopresti

L’Adoration Award a Sensualità a corte

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Sensualità a corte: il film vince l’Adoration Award al 41º Lovers Film Festival

Il premio, istituito in occasione dell’edizione del festival di quest’anno, è stato consegnato da Vladimir Luxuria al regista Marcello Cesena e agli attori Simona Garbarino e Fabrizio Lopresti. 

Sensualità a corte: il film è un collage di scene dei vari sketch della serie interpretata da Simona Garbarino, nei panni di Madre, Fabrizio Lopresti, nel ruolo di Daiana, e Marcello Cesena, come Jean Claude, nonché regista.

La serie, nata nel 2005, continua tutt’ora all’interno dei programmi della Gialappa’s Band ed è arrivata alla sua 15ª stagione.

Emozionatissimi ma stupiti

“Ci lusinga essere gli unici italiani presenti al Festival, tuttavia un po’ ci dispiace”, dice il regista e interprete Marcello Cesena. A lui si uniscono Simona Garbarino e Fabrizio Lopresti, dichiarandosi molto emozionati per essere stati inseriti in una cornice così internazionale. Il momento assume anche un certo valore civico, oltre che artistico.

“La nostra presenza in questa cornice, vorrei sottolineare, ha sicuramente valore artistico per noi, ma anche valore civico, per cui siamo molto grati per questa possibilità”, afferma Simona Garbarino.

“Questo è il festival più longevo d’Europa, per quanto riguarda i diritti civili; quindi, dal nostro punto di vista di impegno civile, è un grande onore esserci e aver raccontato di Sensualità a corte. Quella dei diritti civili è una battaglia che dobbiamo vincere”, commenta Fabrizio Lopresti.

Tuttavia, al contempo, tutti e tre gli artisti si trovano a riflettere su come siano gli unici italiani presenti a questo evento. Marcello Cesena commenta: “Il cinema viene finanziato. Quindi, se io porto un’idea in commissione, la commissione decide se mi dà o meno i soldi; poi forse non è sempre chiaro il perché non me li dia. Però, di fatto, non è stato ancora prodotto un film che si occupi del mondo LGTBQI+”.

Jean Claude come riflesso della società?

Il regista spiega come il personaggio di Jean Claude si evolva nel tempo, di pari passo con i cambiamenti sociali che sono avvenuti in Italia.

“Jean Claude parte come un gay velato, bistrattato da una madre che sospetta che lui sia gay. Negli anni diventa un gay dichiarato, rischiando l’infarto di Madre e di Zia: diventa un personaggio orgoglioso. Un personaggio che non è più vittima di Madre, ma che quasi la protegge da quello che è il mondo in cambiamento, da cui è afflitta di volta in volta sempre di più. Ora Jean Claude è lì per farle arrivare le cose con dolcezza, in modo che non le venga un infarto. Soprattutto, negli anni, Madre ha accettato l’omosessualità del figlio: credo che sia un’evoluzione che in qualche modo è avvenuta in molte famiglie, una dolce transizione da una situazione di oppressione a una situazione di protezione nei confronti di avanzamenti troppo veloci”.

Madre esorcizzata 

“Nella vita normale, quando non interpreto Madre, sono una pedagogista e lavoro in un ambulatorio che si occupa di  disabilità”, racconta Simona Garbarino. Inizialmente titubante per come il suo ruolo di Madre avrebbe potuto essere percepito nell’ambito del suo lavoro sociale, l’attrice si dice piacevolmente stupita. “Il giorno prima mi vedono vestita da Britney Spears, il giorno dopo mi salutano in ambulatorio dicendo: -Buongiorno Dottoressa, l’ho vista ieri…”.

Madre diventa, allora, un modo per esorcizzare. “Le mamme dell’ambulatorio mi ringraziano per questa figura di madre. Come se questa figura dissacrante e dirompente esorcizzasse in qualche modo la loro condizione di madri che affrontano quotidianamente delle grandissime difficoltà. Non avevo ragionato in questi termini, anzi, mi ponevo il problema di cosa queste mamme potessero trarre da una figura così sovversiva, così scomoda. 

Invece, loro hanno letto metaforicamente questo personaggio e sono state in grado di trarne la parte dissacrante che capovolge il punto di vista. I ragazzini adolescenti che seguiamo in laboratorio seguono le puntate di Sensualità a corte e le commentano”.

Daiana “fluida” e la posta del cuore 

Daiana, o il Baronetto, è un “personaggio bellissimo, un personaggio fluido”, dice Fabrizio Lopresti.

Dopo una sfilza di amanti impossibili, per il Baronetto arriva finalmente un amore non solo possibile, ma anche accettabile dalla società, e magari anche da Madre.

“Diciamo che Daiana è arrivata nel momento in cui si poteva finalmente creare una storia possibile, nel senso che [Jean Claude] di Daiana si innamora, non la nasconde. Anche Madre si innamora di Daiana e inspiegabilmente la accetta. Però, se guardo quello che è accaduto in vent’anni, un po’  combacia con quello che è successo in Italia. L’anno in cui è apparso Daiana è stato l’anno dei grandi coming out in famiglia, anche tra i miei amici, della rivelazione con gioia di quello che si è”. Ma la creazione di Daiana da parte del regista è anche molto di più: “È anche un impegno sociale che aiuta molte persone, molti ragazzi e molte ragazze, persone che stanno attraversando un momento di transizione sessuale. Persone con cui ho chiacchierato e a cui posso dare consigli affettivi”, racconta l’interprete di Daiana.

Torino sabauda e un mondo di possibilità

Torino continua ad affascinare, e sembra possibile che diventi parte della scenografia di un’ipotetica serie per le piattaforme. “Il produttore con cui stiamo trattando per realizzare la serie dice che, per poterla vendere alle piattaforme, la novità sarebbe girarla dal vero. Il problema, però, è dove, in quale unica città trovare tutto, dove trovare tutte le ambientazioni necessarie”.

La risposta sembra materializzarsi nella città sabauda, conosciuta e amata dal trio artistico per vari motivi.

“Ho un legame affettivo fortissimo con Torino, perché il mio primo grande amore era di Torino e le mie amiche più care sono di Torino. Quindi, quando torno, ho proprio dei ricordi bellissimi, e sento gratitudine per questa città”, dice Simona Garbarino.

Per Fabrizio Lopresti, sono la cucina e la professionalità a legarlo alla città. “Io sono venuto tantissimo qui a Torino in tournée con lo Stabile di Genova e con il Teatro della Tosse, poi venivo a mangiare la bagna cauda. Scrivo anche di cucina e mi sono innamorato del ristorante Tre galline. Il cibo è una delle ragioni per cui amo venire a Torino”.

“Anch’io amo tantissimo la cucina. Ho lavorato a Torino con Armando Testa per vent’anni, anzi, la mia carriera pubblicitaria è iniziata qui. So quanto si mangia bene. So che città è, Torino”, rivela infine il regista Marcello Cesena.

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