Presentato in occasione del sedicesimo Rendez-vous, il festival dedicato al cinema francese, Il caso 137 porta la firma di Domink Moll e vede la partecipazione della straordinaria Léa Drucker. Entrambi presenti a Roma, i due ospiti hanno raccontato qualcosa sulla lavorazione della pellicola, in sala con Teodora Film, da giovedì 16 aprile.
Il caso 137 | Intervista a Dominik Moll e Léa Drucker
Le prime domande vertono sulla figura della protagonista, interpretata dalla Drucker, donna divisa tra il senso del dovere e la propria coscienza. «Ho scelto una donna come protagonista– esordisce il regista –anche perché corrisponde alla realtà. All’Igpn (Inspection générale de la police nationale, ndr.) c’è una presenza abbastanza massiccia di donnee, nella settimana di full immersion che ho trascorso lì, le mie interlocutrici principali erano donne. A creare una tensione drammaturgica è quindi il fatto di essere una donna che interroga poliziotti non abituati a essere messi in discussione, uomini alquanto imponenti anche fisicamente. Inoltre c’è il conflitto interiore che vive il personaggio di Stephanie, messa in una posizione difficile.»
«Il mio personaggio cerca giustizia – interviene la Drucker – ma si trova immersa in qualcosa di profondamente complesso, oltre che umano. Per me è stato molto interessante e divertente lavorare al conflitto interno che vive il mio personaggio. Stephanie viene dalla narcotica, quindi conosce benissimo cosa vuole direessere un poliziotto sul campo, conosce le difficoltà del mestiere, ma sta cercando giustizia. Si trova in una fase di equilibrio piuttosto delicato,perché deve interrogare, e forse arrivare a giudicare questi uomini,ma sapendo ciò che significa fare il loro mestiere.»
Tra ricerca di giustizia e umanità
«Io sono stata molto felicedel fatto che Dominikmi abbia affidato questo ruolo – prosegue l’attrice –che stava scrivendo da un po’.Per me è stato un attodi fiducia molto importante.
Mi sono detta che forse non è un caso,ma magari a un certo puntole persone si incontranoe arrivano i ruoli che ti corrispondono.
Io non sarei stata assolutamentein grado di scrivere il ruolocosì come l’hanno scritto loro (Moll ha scritto la sceneggiatura insieme a Gilles Marchand, ndr.),ma sono entrata subito nel personaggio e mi è piaciuto molto anche perché è complesso, non monodimensionale,con tanti paradossidentro di sé. Stephanie èun essere umano come tutti, è animata da sentimentidiversi, sicuramente da questa ricerca di giustizia,ma anche dal senso di colpache le viene dalla vita che ha fatto,dall’ambiente dal quale proviene.
La ricerca della giustiziaè un aspetto molto importante,e io sono certa che ancora oggitanti poliziotti lavorino animatida questo bisogno. Come cittadina credo che tuttivorremmo essere in gradodi comportarci nella maniera più giusta per rendere questo mondoun posto migliore. Come attrice ho la fortuna diindossare un costume e interpretare personaggi che mi dannol’idea che, forse in qualche maniera,abbiamo contribuito a renderequesto mondo un posto migliore.»
L’importanza della finzione e del punto di vista
Dominik Moll, dal canto suo, ci tiene a sottolineare l’importanza del progetto, da un punto di vista personale ma non solo. «Per me questa è stata l’occasione per approcciarmi al genere poliziescoenon c’era mai stato prima in Francia un film con protagonistaqualcuno all’internodell’IGPN.
Ho avuto così la possibilità di esplorarediversi punti di vista da una posizione ideale.
Il film è raccontato dal punto di vista di Stephanie, ma permettedi avvicinarsiad altri punti di vista. Penso che i film siano uno strumento idealeper esploraregli altri punti di vista e metterli in discussione. Non credo il cinema possa cambiareil mondo, è un po’ pretenziosopensarlo. A ogni modo può mandare avanti la riflessionee aiutare, in questo caso specifico, a capire meglioil funzionamentodi questa istituzione.»
«Per me è stata una fortuna lavorare a questo film – si aggancia la Drucker – perché non esistono documenti, film o librisull’IGPN, è un posto molto segreto edè anche per questo che Dominik ha voluto farlo. Le persone che ho invontrato, hanno voluto condividere la difficoltà, la frustrazione, e, da attrice, è stato interessante e divertente interrogare dei poliziotti.
Ma, mentre io lavoro con le emozioni, loro non possono esprimerle durante gli interrogatori. Dominik mi ha aiutato molto con questo aspetto del mostrare il meno possibile e allo stesso tempo far vivere il raccontodi questa ricerca. Avevo una fantasiasu cosa volesse dire fare la poliziotta, ma finché non segui da vicino i diretti interessati non puoi capire. Le poliziotte che ho incontrato mi hanno permesso di comprendere come la loro missione sia quella di ricucire un po’la frattura tra l’istituzione della poliziae l’opinione pubblica.»