Lovers Film Festival

‘Mardochi’ di Lucas Gloppe – Ritrovare le proprie origini

Il profondo viaggio del figlio nelle memorie del padre

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Nell’ambito del Lovers Film Festival, sabato 18 aprile è stato proiettato al Cinema Massimo (Sala Soldati) Mardochi, scritto e diretto da Lucas Gloppe e prodotto da Lucas Tothe e Jessica Arfuso. Il cortometraggio narra il percorso di un figlio che ritrova le proprie radici e riscopre l’identità paterna attraverso un’immersione nel Marocco, terra d’origine che suo padre ha lasciato molti anni prima senza più farvi ritorno. 

Al suo esordio, Lucas Gloppe ricorre al linguaggio del desiderio e dell’incontro fortuito per esplorare i legami familiari più complessi.

Mardochi: in viaggio verso le radici

Vincent (Arthur Igual) sta rientrando in Francia dopo una visita a Rabat, la città natale di suo padre Marc, ormai bloccato in un letto d’ospedale. Dopo l’indipendenza del Marocco, l’uomo aveva lasciato il Paese senza farvi mai più ritorno. A causa di un ritardo ferroviario durante il tragitto per tornare in Francia, Vincent incontra Ahmed (Shems Khettouch), un giovane studente marocchino. Sarà proprio questo contatto fortuito a permettergli di osservare sotto una nuova luce l’esistenza dell’uomo morente.

Il racconto si apre con la “missione” di Vincent a Rabat: l’obiettivo è ritrovare la casa d’infanzia del genitore. L’ultimo desiderio di Marc, ormai incapace di muoversi, è che il figlio possa portare un saluto alla sua terra. Vincent e suo fratello non hanno mai conosciuto Rabat e, dai racconti familiari, si aspettavano una realtà mitizzata, molto diversa da quella presente.

La spedizione si rivela inizialmente deludente: Vincent trova una città spoglia, dove pochi ricordano l’esistenza di Marc e dove la casa di famiglia è stata cancellata dal tempo. Il protagonista osserva Rabat con lo stesso distacco con cui guarda il padre: due territori sconosciuti, desolati e densi di segreti incomprensibili. Tuttavia, la vera conoscenza arriverà grazie agli occhi curiosi di Ahmed, studente di medicina.

La scoperta di Mardochi

Vincent (Arthur Igual) e Ahmed (Shems Khettouch) in una sena del film

È attraverso Ahmed che Vincent entra in contatto con Mardochi (il nome arabo di Marc). L’incontro in stazione cristallizza la storia paterna in una dimensione quasi onirica. Davanti a un caffè, tra i due nasce un’attrazione sottile: Ahmed è affascinato dalla malinconia di Vincent, il quale, nel frattempo, apprende dal fratello che le condizioni del padre si sono aggravate.

Ahmed incarna ciò che Vincent non ha potuto testimoniare nel passato: la scelta di lasciare la propria terra per cercare un futuro altrove, la stessa pulsione che anni prima aveva spinto Marc. “E poi cos’è successo?”, chiede il giovane osservando l’uomo adulto. “È passato, la vita è andata avanti in un altro modo”, risponde Vincent, ripercorrendo con lo sguardo la propria esistenza alla luce di quella rivelazione.

Riconciliazione e memoria

Se è ormai impossibile tornare indietro e rimediare alle mancanze del passato, Vincent ha ancora l’occasione di recuperare la memoria storica del padre grazie ai racconti di Ahmed e del suo coinquilino. L’amore per le proprie origini si fonde con la consapevolezza dei limiti di quei territori; i giovani studenti aprono la loro casa a Vincent con un’ospitalità genuina, raccontandogli un Marocco vivo, che per lui era finora astratto quanto la figura paterna.

Sebbene Marc-Mardochi non compaia mai fisicamente, la sua presenza è tangibile per tutti i ventisette minuti di Mardochi. Il dialogo con i ragazzi permette a Vincent di comprendere e, idealmente, di “riportare” al padre la sua terra: non l’ha trovata tra le macerie di una casa vuota, ma nelle parole e nelle speranze di Ahmed.

Il saluto finale al padre

La freschezza dei due studenti mostra la persistenza di certe condizioni umane. Anche se Mardochi ha abbandonato da tempo le sue tradizioni, l’incontro di Vincent e Ahmed dimostra come quelle radici sopravvivano al di là del tempo e della geografia. Poche ore trascorse con lo studente trasmettono all’uomo più di quanto anni di silenzio familiare abbiano mai fatto.

Lo notiamo nel cambiamento profondo dello sguardo del protagonista: se alla partenza era un uomo sconsolato, che percepiva il genitore più come un’autorità distante che come un affetto, al ritorno verso il suo letto di morte appare finalmente riconciliato. Vincent guarda ora il padre con un rispetto nuovo, ne comprende le scelte e lo riconosce finalmente per chi è davvero: Mardochi, un uomo che ha lasciato la sua casa per offrire un futuro migliore ai figli, senza però averla mai dimenticata. In questo momento di intima unione con l’altro, Vincent ritrova finalmente se stesso.

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