Al CinemaCon di Las Vegas è stato mostrato il trailer di As Deep as the Grave, il primo film che vede la presenza di Val Kilmer dopo la sua morte. L’attore statunitense è scomparso ad aprile dell’anno scorso, a 65 anni, a causa di una polmonite. Oggi, viene ‘riportato in vita’ attraverso l’intelligenza artificiale che lo ricrea con impressionante somiglianza in As Deep as the Grave.
Kilmer aveva firmato per il progetto molto tempo prima, ma a causa di complicazioni relative alla sua salute non è più riuscito a partecipare e si è ritirato all’ultimo. Nonostante il film sia incentrato in gran parte sul suo personaggio, il regista e sceneggiatore Coerte Voorhees ha deciso di proseguire comunque con le riprese. L’interpretazione realizzata dall’intelligenza artificiale dell’attore dura ben un’ora e 17 minuti.
As Deep as the Grave: una storia dal passato che diventa attualissima
“Non temete i morti e non temete me”
As Deep as the Grave narra la vicenda di Ann Axtell Morris, tra le prime archeologhe statunitensi, impegnata negli scavi nel Canyon de Chelly, in Arizona. Il film esplora temi legati alla tutela del patrimonio culturale dei nativi americani, un argomento particolarmente caro a Val Kilmer, che lo aveva convinto ad accettare il ruolo quando era ancora in vita.
Nel film, Kilmer interpreta una figura complessa e centrale all’interno del lungometraggio. Padre Fintan è, infatti, un sacerdote cattolico con una forte connessione alla spiritualità dei nativi americani. Nonostante la malattia gli avesse impedito di girare qualsiasi scena, gli eredi dell’attore hanno autorizzato la produzione a utilizzare l’intelligenza artificiale per inserirlo nel lungometraggio, mettendo a disposizione materiali come foto e video personali.
Quanto è etico utilizzare l’IA?
L’uso dell’intelligenza artificiale generativa per ricreare Val Kilmer nel dramma storico As Deep as the Grave ha acceso un forte dibattito fin dall’annuncio. Nel trailer, il personaggio di Kilmer Padre Fintan appare a diverse età, e anche in versione spirituale, con la sua voce “originale”. Il tutto è stato possibile grazie a un lavoro che il regista e sceneggiatore Coerte Voorhees, insieme al fratello John, ha definito etico. Secondo il regista, la performance riflette l’influenza di Kilmer, perché si è trattata di una vera e propria ricerca per ricreare una performance quanto più accurata e fedele possibile.
Il produttore John Voorhees ha riconosciuto i rischi di queste tecnologie, ma ha sottolineato il rispetto delle regole basate su “consenso, compenso e collaborazione” del sindacato Screen Actors Guild-American Federation of Television and Radio Artists. Gli eredi, tra cui la figlia Mercedes, hanno autorizzato l’operazione, fornito materiali d’archivio e ricevuto un compenso. In passato, l’attore aveva già usato tecnologie simili, ad esempio per ricreare la propria voce in Top Gun: Maverick. All’epoca, Kilmer l’aveva persa a causa di un cancro alla gola e di due tracheotomie.
In questo caso però la situazione si complica. Si va oltre la semplice ricreazione di contenuti, perché viene generata la presenza fisica di una persona scomparsa in scene mai girate. Il tema resta quindi molto controverso, soprattutto per l’arte stessa del cinema. Da un lato c’è la possibilità di completare opere o rendere omaggio ad attori scomparsi. Ma dall’altro c’è anche il rischio concreto di sostituire interpreti reali e ridurre i costi. Quanto questo tipo di progetti rende davvero omaggio ad attori scomparsi? In As Deep as the Grave, i produttori sostengono di aver rispettato la volontà di Kilmer e di aver agito per portare avanti un progetto in cui credeva davvero.