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‘1984’ quando il controllo delle menti sembrava fantascienza
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2 giorni agoon
Nel 1949 George Orwell pubblicava 1984. E nel 1984 usciva nelle sale il più famoso adattamento cinematografico del romanzo. La regia è di Michael Radford. Da un libro cult, un film cult che oggi è possibile riscoprire pescando nel catalogo Prime Video.
Il mondo in 1984
Giornate grigie, povertà, devastazione sempre presenti nelle strade e nella società. I conflitti sono lontani ma si vive in un perenne stato di guerra. Il mondo è diviso tra tre potenze belligeranti: l’Oceania, l’Estasia e l’Eurasia. Vale a dire le odierne: Anglosfera (America intera e paesi anglofoni come Australia, Sudafrica e Regno Unito), Cina (compreso tutto il Sudest asiatico) e Russia ed Europa continentale (cfr. la rivista Limes numero 1/2026, La profezia di Orwell).
Winston (John Hurt) lavora al ministero della verità, riscrive la storia così come indicato dal regime. Alla guida del Paese c’è il Grande Fratello, un oscuro e virtuale dittatore che offre sicurezza e sopravvivenza ma pretende da tutti obbedienza cieca e incondizionata. Nemmeno i sentimenti sono permessi se non codificati.
Winston coltiva, lontano dagli occhi del potere, una sua piccola ribellione: ha un diario segreto in cui scrive pensieri. Un giorno, all’improvviso, il suo sguardo si incrocia con quello di Julia (Suzanne Hamilton). Scocca il colpo di fulmine, i due si desiderano, forse si innamorano ma soprattutto iniziano a frequentarsi clandestinamente, diventano una coppia. Ma ciò non è assolutamente consentito. Il Grande Fratello alla fine li vede e li arresta. Amare è uno psicoreato e merita la pena più severa.
1984: fedeltà al romanzo
La questione oziosa della fedeltà al romanzo, nel film di Michael Radford, si fa poco interessante. Entro gli evidenti limiti di durata, il film infatti ripropone esattamente il romanzo e il suo sviluppo senza divagazioni o reinterpretazioni. Nessun tradimento per gli esegeti. Nessuna licenza. Una fedeltà costante che alla fine rappresenta il principale limite del film di Radford. L’eccessiva attenzione a non tradire Orwell infatti appiattisce il film, lo rende grigio come la messa in scena. I tempi della visione non sono quelli della lettura. Radford fa un lavoro artigianale, sottrae alle immagini le possibilità evocative che solo il cinema può dare, e nega allo spettatore una nuova interpretazione del pensiero di Orwell.
Il centro semantico dell’opera è il controllo delle menti.
«chi controlla il presente controlla il passato e chi controlla il passato controlla il futuro»
E per controllare è necessario saper raccontare. La narrazione dei fatti diventa dunque più importante dei fatti stessi. Winston realizza questa relazione quando apprende che la nuova edizione del vocabolario ha ridotto di nuovo il numero di parole che si possono utilizzare. Meno parole significa meno sfumature; con meno ombre sul linguaggio è più facile veicolare i significati.
Winston vorrebbe parlare agli ultimi tra le classi sociali, i prolet, ma non sa come fare perché è conscio che senza parole e senza cultura «non diverranno mai coscienti della loro forza non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno non diverranno coscienti della loro forza».
Radford traduce la mancanza di prospettiva degli abitanti utilizzando i colori. Il cielo, gli interni anonimi, i sobborghi industriali, gli stessi abiti indossati, tutto si confonde in una lunga scala di grigi. Solo nell’immaginazione di Winston e nella fuga con Julia appaiono verdi colline ricoperte di erba. Un po’ semplice come soluzione ma rende efficacemente l’idea.
Il pensiero che cancella
Quando Orwell scrisse 1984 gli orrori della Seconda Guerra Mondiale erano vividi. Da buon inglese, democratico e liberale, i suoi mostri erano i totalitarismi. Il Fascismo e il Nazismo appena tramontati, e lo Stalinismo in forte ascesa, erano facili bersagli. Il mondo che ingombrava i suoi incubi era un mondo in cui la libertà personale si era annientata nella volontà del potere.
Ma in una dittatura desiderare ciò che il potere non vuole è proibito, e nel mondo del Grande Fratello è uno psicoreato. Porsi domande, riflettere, avere una posizione personale non è possibile. Per estirpare i pensieri “sovversivi” è necessario lavorare in profondità: reprimere punire e riscrivere. Quando la riscrittura della storia e della cronaca sarà completata, diventerà impossibile per chiunque anche solo immaginare l’esistenza di una realtà alternativa. Se il potere dice che 2+2 non fa 4, che la forza di gravità non esiste o che il passato non esiste, il delitto perfetto è compiuto.
A Winston, che capisce come agisce il potere ma non capisce il perché, l’inquisitore O’Brian (Richard Burton) risponde chiaramente che non c’è niente da capire perché il potere è fine a se stesso. E aggiunge che dei ribelli come lui tra qualche giorno non esisterà traccia o memoria. Il triste epilogo che lo aspetta non sarà ricordato come un martirio perché di lui nessuno saprà mai niente, semplicemente sarà cancellato come tutta la storia che conviene eliminare dal pensiero generale.
1984 oggi
Cosa rimane oggi di questo mondo distopico che tanta letteratura cinematografica ha ispirato? Le dittature, il controllo delle menti, l’osservazione costante delle abitudini dei cittadini non sono lontane dalla realtà odierna. Con mille sfumature, tanto in Occidente quanto nel resto del mondo, viviamo la stessa condizione. La supposta autocoscienza con cui crediamo di essere superiori allo stato delle cose alla fine non è così certa a nessuna latitudine. In questo Orwell è stato infausto profeta. Quello che però l’autore inglese non ha centrato è la rappresentazione dell’umore del popolo. Come Ennio Flaiano ammoniva, il mondo dispotico del futuro non sarà tetro e spaurito. Nelle dittature popolari tutti sorridono, si festeggia e si celebra ogni giorno con gioa il regime, qualsiasi sia la classe sociale di appartenenza. E questo è il dramma perché «la condanna a sorridere è più feroce, insopportabile e agghiacciante di quella che impone di restare seri». Anche Chuck Pakahniuk osservò che: «il Grande Fratello canta e balla, tira fuori conigli dal cilindro. Fa in modo che tu possa sempre distrarti e che tu sia completamente assorbito».
Radford, nella sua rappresentazione, non ha voluto fare tesoro di queste critiche, e ha realizzato un film monocorde che rende 1984 una pellicola affascinante ma datata, piena di concetti ma poco esemplificativa. Winston, il protagonista, finisce inghiottito nel grigiore, ed è difficile empatizzare.