Il vangelo di Giuda di Giulio Base affronta in chiave simbolica e contemporanea la figura di Giuda Iscariota, reinterpretando il tradimento di Gesù come atto di libertà o di destino. L’opera mescola elementi teologici e psicologici, con un linguaggio visivo che alterna realismo e misticismo.
Nel cast Giulio Base, Rupert Everett, Paz Vega, John Savage, Darko Peric, Tomasz Kot, Abel Ferrara.
La trama
Sua madre faceva la prostituta e una chiromante le predisse che avrebbe partorito un diavolo; la donna rimane incinta di un cliente sconosciuto ma muore dando alla luce un bimbo a cui le altre ragazze del bordello danno nome: Giuda.
Giuda è ancora un bambino quando uccide l’uomo tenutario del postribolo che tenta di violentarlo. Il ragazzo diventa poi grande presto, il dolore lo indurisce e lo trasforma nel protettore del luogo dove è nato e cresciuto: si arricchisce vendendo donne. Quando un giovane chiamato Gesù salva Maria Maddalena (sua sorella ma anche una delle sue ‘protette’) dalla lapidazione, Giuda ne rimane rapito, lascia tutto e prende a seguire quel ‘guaritore’.
Giuda il peccatore, Giuda lo sfruttatore, Giuda il ruffiano, è l’ultimo fra gli apostoli a essere chiamato. Seguono gli anni della predicazione e del vagabondaggio di Gesù e dei suoi discepoli, gli anni di un’ininterrotta convivenza, dei successi, delle sconfitte, dei trionfi, della paura.
Giunge la fatidica ultima cena e i fatti della passione che conosciamo… ma il vangelo secondo Giuda è diverso. È una lunga confessione straziante. Lui si sente uno strumento fondamentale perché si adempia la Scrittura, ma deve trasformarsi in uno dei peggiori malvagi di sempre, seppur sia fra i più generosi: infatti dona la sua vita. Tradisce Gesù condannando sè stesso alla dannazione purché si compia ciò ch’è scritto. Di tutti gli apostoli Giuda è l’unico a morire con Gesù. Lui che ha vissuto vendendo donne, muore vendendo un uomo.
Ambientato in un contesto senza tempo, il film segue dunque Giuda nel suo percorso di tormento interiore e di ricerca di senso dopo il tradimento. Attraverso visioni e dialoghi onirici, la storia esplora il libero arbitrio, la colpa e la possibilità della redenzione. La pellicola propone una riflessione filosofica sulla fede e sulla natura umana.
Produzione
Girato in Italia con un cast prevalentemente nazionale, il film è caratterizzato da una fotografia evocativa e da una colonna sonora essenziale che accompagna il tono contemplativo della narrazione. La regia adotta uno stile austero e simbolico, ponendo l’accento sull’espressione dei conflitti interiori dei personaggi.
Ha suscitato interesse nei festival cinematografici europei per il suo approccio autoriale e per la rilettura anticonvenzionale di un tema biblico, lodato per la sua intensità visiva e criticato da alcuni per la lentezza narrativa e l’ambiguità teologica.
Un tentativo di restituire voce a uno dei personaggi più controversi della tradizione cristiana, invitando lo spettatore a riconsiderare la nozione stessa di salvezza.