C’è chi passa all’animazione per allargare il pubblico.
E poi c’è Bong Joon-ho, che passa all’animazione per allargare il linguaggio.
Il regista del colossale Parasite, quello che ha preso Hollywood, l’ha guardata negli occhi e le ha spiegato come si fa cinema, ha annunciato il suo primo lungometraggio animato, intitolato Ally, in arrivo nel 2027.
Non un diversivo, non un progetto laterale: un’ossessione coltivata da anni, costruita con la pazienza di chi non deve dimostrare più niente, e proprio per questo può permettersi di fare tutto.
Un film animato
Chi si aspetta un cartone rassicurante ha sbagliato regista.
Bong non è nuovo a cambi di rotta radicali come questo: dai mostri di The Host, alle disuguaglianze chirurgiche di Parasite, passando per Snowpiercer (che ci aveva regalato un Chris Evans che non abbiamo mai più visto successivamente) e il suo cinema è sempre stato un cortocircuito tra generi, toni e classi sociali. E l’animazione, nelle sue mani, rischia di diventare l’ennesimo cavallo di Troia.
Le prime indicazioni parlano di un progetto ambizioso, in lavorazione da anni e previsto per il 2027.
Tradotto: non sarà un esercizio di stile, ma un film-mondo. Di quelli che non si limitano a raccontare una storia, ma cambiano il modo in cui la guardi.
Il paradosso: l’autore più libero è quello più controllato
C’è un dettaglio che vale più di mille comunicati stampa: Bong sta seguendo il progetto in modo quasi maniacale, occupandosi personalmente di ogni fase della lavorazione.
Che, detto in termini meno eleganti, significa una cosa sola: fiducia zero nel sistema industriale.
Ed è qui che il discorso si fa interessante. Perché mentre Hollywood delega, frammenta, industrializza, Bong accentra. Mentre il sistema produce contenuti, lui costruisce opere.
Non è una questione di stile, è una questione di controllo. E nel cinema contemporaneo, il controllo è l’ultimo vero lusso.
Dopo “Mickey 17”, un altro scarto laterale
Reduce da Mickey 17, Bong continua a muoversi come sempre: di lato.
Mai dove te lo aspetti. Mai dove il mercato vorrebbe. E proprio per questo sempre un passo avanti. Perché mentre gli altri inseguono trend, lui cambia terreno di gioco.
L’animazione, in questo senso, non è un cambio di direzione. È una prosecuzione logica: un altro modo per mescolare generi, rompere equilibri, raccontare l’umano attraverso il non-umano.
Non un semplice film di animazione, ma un avvertimento
L’annuncio di Ally non è solo una notizia. È un promemoria.
Che esiste ancora un cinema capace di rischiare, di reinventarsi, di non stare fermo nella propria confort zone. Un cinema che non si limita a occupare spazio, ma lo ridefinisce.
E mentre noi ci prepariamo a fenomeni di quart’ordine come il Dune-day, Bong Joon-ho fa quello che gli riesce meglio:
prendere un genere, smontarlo, e restituirlo irriconoscibile.
Con una differenza sostanziale rispetto agli altri:
lui, quando cambia forma, non si adatta.
Costringe gli altri a inseguire.
E noi non vediamo l’ora di correre in sala.