Presentato all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, sbarca nelle sale italiane, grazie a Trent Film che lo distribuisce, Lo sguardo di Emma (À bras-le-corps). L’intensa opera segna il debutto dietro la macchina da presa per la giovane Marie-Elsa Sgualdo. La cineasta svizzera racconta una storia di vita e di rivendicazioni, al cui centro troviamo una protagonista determinata e antesignana delle donne moderne. A prestarle il volto, la sorprendente Lila Gueneau, già apprezzata in Eat the night.
Lo sguardo di Emma | La trama
Emma (Gueneau) ha quindici anni, due sorelle minori a cui badare da quando la mamma (Sandrine Blancke) le ha lasciate e un impiego presso la famiglia del pastore Robert (GrégoireColin). Qui ha stretto amicizia con la coetanea Colette (Sasha Gravat), con cui sogna di diventare un’infermiera, trovando così una sua stabilità economica e sociale. Peccato che, come spesso accade, la vita abbia in serbo qualcos’altro per lei. Sebbene il suo aiuto con i calcoli e con le faccende domestiche sembri indispensabile per la famiglia in questione, è costretta a lasciare tutto quando scopre di essere rimasta incinta.
Cosa è rimasto di Dio in questo mondo?
Dopo una giornata all’aria aperta, in compagnia di Colette e dei suoi ospiti, Emma finisce infatti a essere circuita da un avvenente fotografo (Cyril Metzger). Il giovane, consapevole del fascino esercitato sulla ragazzina e del fatto che nessuno verrà mai a chiedere conto delle sue intenzioni, ne approfitta, lasciandola in lacrime sul prato. Ciò che credeva di aver costruito nella sua breve esistenza crolla improvvisamente, portandola a intraprendere un percorso differente, costellato di ostacoli, diffidenza e difficoltà, dal quale però uscirà ancora più forte.
Una protagonista moderna e altruista
Ambientato nella Svizzera del 1943, mentre il mondo è impegnato a combattere un conflitto mondiale, Lo sguardo di Emma sceglie di concentrarsi su una vicenda privata, che fa da specchio a quello che circonda la protagonista. Decisa a non lasciarsi sopraffare dagli eventi infausti della sua vita – dall’abbandono della madre alla violenza subita – Emma si rivela una ragazza alquanto moderna. Anticipando i tempi che saranno, costruisce, passo dopo passo, una realtà di cui lei è il centro. Sebbene le convenzioni, le regole, i pregiudizi siano tantissimi, la giovane capisce presto come volgerli a suo vantaggio, non senza fatica o dolore.
Il suo spirito, profondamente altruista, non la abbandona mai, anche se a volte finisce per ferire chi le sta intorno. Con il sogno di restituire l’aiuto ricevuto, Emma sembra interrogarsi, talvolta, sul complicato equilibrio tra ciò che sarebbe giusto e ciò che vorrebbe fare per se stessa. Complici la vicinanza e i sermoni di Robert, la protagonista diviene sempre più consapevole del suo ruolo nel mondo, nel frattempo sconvolto da deportazioni e bombardamenti. La neutralità del suo paese non le si addice esattamente, perché lei sa da che parte stare e sa come prendersi ciò che le spetta, seppur a costo di qualche sacrificio.
E se, narrativamente, la pellicola mantiene un tono drammatico potente e incisivo, a livello registico si traduce in uno stile attento alle differenze, anche infinitesimali, tra i giochi di colori e luci, così da sottolineare sensazioni e stati d’animo.