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‘La salita’: Massimiliano Gallo racconta Nisida e il potere del teatro

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Arriva nelle sale il 9 aprile 2026 La salita, il primo film da regista di Massimiliano Gallo. L’attore napoletano firma un’opera drammatica di 90 minuti prodotta e distribuita da Fandango, costruita su un intreccio di realtà e finzione che affonda le radici nella Napoli del 1983. Il risultato è un racconto corale ambientato nel carcere minorile di Nisida, dove il teatro diventa un varco possibile verso la consapevolezza e il cambiamento.

Trovate qui l’intervista con il regista Massimiliano Gallo.

La salita – La trama

Napoli, 1983. Le scosse del bradisismo rendono inagibile il carcere femminile di Pozzuoli. Le detenute vengono trasferite in varie strutture della regione e un gruppo di loro trova sistemazione provvisoria nel carcere minorile di Nisida, all’epoca riservato esclusivamente ai ragazzi. In quello stesso periodo Eduardo De Filippo, appena nominato Senatore a vita, dedica il suo discorso d’insediamento ai giovani reclusi di Nisida e del Filangieri, denunciandone le condizioni e chiedendo un impegno concreto per il loro futuro. Eduardo visita più volte il carcere, progetta la ristrutturazione del teatro interno, avvia una scuola di scenotecnica e una di recitazione, e coinvolge la sua compagnia per mettere in scena uno spettacolo con i ragazzi.

In questo contesto nasce l’incontro tra un giovane detenuto e una delle donne provenienti da Pozzuoli. Entrambi partecipano alle attività teatrali, scoprendo un linguaggio nuovo che permette loro di guardare oltre le mura e oltre se stessi. Il film segue il loro percorso, fatto di fragilità, desideri e piccoli atti di coraggio, mentre la realtà del carcere continua a esercitare la sua pressione costante.

Un film che intreccia storia e invenzione

La salita parte da fatti realmente accaduti, ma non si limita alla ricostruzione storica. Gallo costruisce un racconto che mescola personaggi reali e figure di finzione, creando un affresco emotivo che restituisce la complessità di un luogo come Nisida negli anni Ottanta. Il film non cerca il sensazionalismo: preferisce concentrarsi sui gesti quotidiani, sulle relazioni che nascono in condizioni estreme, sulla possibilità che il teatro diventi un varco verso un’identità diversa.

La figura di Eduardo De Filippo attraversa il film come una guida, non solo per i ragazzi ma per l’intero racconto. Il suo impegno civile, la sua capacità di vedere nel teatro un mezzo educativo e liberatorio, diventano il motore simbolico dell’opera. Gallo non lo trasforma in un monumento, ma in un uomo che sceglie di intervenire, di esserci, di mettere il proprio sapere al servizio di chi non ha voce.

L’esordio di Massimiliano Gallo

Con La salita, Massimiliano Gallo firma un debutto alla regia che unisce memoria storica e sensibilità contemporanea. Il film racconta un’epoca precisa, ma lo fa con uno sguardo che parla anche al presente: la fragilità dei giovani, il ruolo delle istituzioni, la funzione educativa dell’arte, la possibilità di riscatto. Un’opera che non cerca risposte definitive, ma che invita a osservare ciò che accade quando qualcuno decide di offrire un’occasione.

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