Nel panorama del cinema indipendente americano, Katie Aselton si è distinta negli anni per una traiettoria autoriale imprevedibile e curiosa. Capace di attraversare registri e generi con disinvoltura, la sua cinematografia varia dal minimalismo relazionale di The Freebie alle derive survival di Black Rock, fino alla leggerezza pop di Mack & Rita.
Con Magic Hour, il suo quarto lungometraggio, Aselton compie un ulteriore cambio di rotta, immergendosi in una dimensione più stratificata e ambigua. In questa pellicola il dramma sentimentale si intreccia con elementi di tensione e mistero, sfuggendo così alle etichette e giocando consapevolmente con le aspettative dello spettatore.
Magic Hour e il viaggio nel deserto dell’intimità
Al centro della narrazione, una coppia sposata interpretata dalla stessa Aselton e da Daveed Diggs, attore noto al pubblico per il successo teatrale e cinematografico Hamilton. I due prestano il volto ai personaggi principali, Charlie e Erin, in fuga verso il deserto. Un viaggio che si rivela ben presto meno lineare di quanto suggeriva l’incipit: dovranno affrontare una fase delicata e inattesa della loro relazione.
Accanto ai protagonisti, completano il cast Brad Garrett e Susan Sullivan, contribuendo a costruire un racconto che affonda le radici nell’intimità emotiva, ma non rinuncia a momenti di forte attrito.
Presentato in anteprima al SXSW Film & TV Festival, Magic Hour si inserisce in una fase particolarmente prolifica della regista. Questa è legata anche alla collaborazione con la famiglia Duplass, con cui ha recentemente lavorato a Their Town e al corto Oh, Christmas Tree.
Quando il romanticismo si incrina
Più che un semplice racconto di coppia, Magic Hour si configura come un’indagine sulle crepe della vita a due, raccontata con uno sguardo diretto e privo di compiacimenti. Aselton torna così a un cinema dell’onestà emotiva, già al centro dei suoi esordi. Tuttavia, qui tale aspetto viene portato a un livello di maggiore rischio espressivo: dialoghi tesi, emozioni esposte e una struttura narrativa che richiede allo spettatore partecipazione attiva.
Distribuito da Greenwich Entertainment, Magic Hour arriverà nelle sale il 15 maggio. Un’opera che conferma la volontà della sua autrice di non adeguarsi mai a formule consolidate. Continua invece a esplorare, anche a costo di spiazzare il pubblico, le possibilità del racconto cinematografico contemporaneo.