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‘Something Very Bad Is Going to Happen’: voglio vederti danzare
Netflix alza l’asticella in un disturbante matrimonio da complex television
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4 ore agoon
È disponibile su Netflix dal 26 marzo Something Very Bad Is Going to Happen, la nuova serie con protagonista Camila Morrone. Il dramma horror è ideato e scritto da Haley Z. Boston, e rappresenta una delle prime produzioni della Upside Down Pictures dei fratelli Duffers (autori di Stranger Things). Ad accompagnare Morrone in questo disturbante viaggio seriale troviamo, tra gli altri, Jennifer Jason Leigh, Adam DiMarco, Gus Birney, Karla Krome e Ted Levine.
Il TRAILER – Something Very Bad Is Going to Happen
Questo matrimonio non s’ha da fare
Rachel (Camila Morrone) e Nicky (Adam DiMarco) sono prossimi alle nozze, e nei giorni che precedono il matrimonio i due si recano nella casa di famiglia di lui per celebrare una cerimonia più intima possibile. Fin da subito, però, Rachel è tormentata da una strana sensazione, come se qualcosa di inquietante e orrendo stesse per accadere. Tra strani eventi e comportamenti sempre più disturbanti da parte della famiglia dello sposo, la paranoia della promessa sposa cresce giorno dopo giorno.
Il puzzle antinarrativo di Netflix
Something Very Bad Is Going to Happen, in linea con un certo atteggiamento della serialità recente, fin dai suoi primi episodi, gioca la carta dello stupore inerente al suo meccanismo seriale. Il nuovo horror di Netflix, prendendo in prestito le parole di Franco Battiato, fa girare tutto intorno alla sua stanza, mentre la protagonista Rachel danza a un tempo abbastanza dinamico. Il tema di fondo della serie è un matrimonio che sembra impossibile tra i due protagonisti, un legame condizionato forse da una maledizione famigliare a tinte horror.
I primi episodi di una serie sono sempre essenzialmente paradigmatici proprio perché ci aiutano a capire la sua struttura e come questa si muoverà da qui in poi. E una caratteristica palese di Something Very Bad Is Going to Happen, del resto come suggerisce il titolo stesso, è proprio il mostrare ciò che sta avvenendo, premendo sul disorientamento dello spettatore.
Un horror che gioca sull’incertezza
Il primo episodio, difatti, non è un classico episodio di presentazione del mondo ordinario della protagonista (questo avverrà nel secondo episodio), ma un intero flashforward la cui funzione è evidenziare l’elemento drammatico che è avvenuto senza spiegare come ci si è arrivati. Facendo un ampio uso di piano sequenza, la camera ci mostra una vorticosa litigata nella camera da letto dove l’intera famiglia della sposo è riunita al capezzale della madre.
Nel dialogo vivace tra il nucleo familiare e i promessi sposi, percepiamo già come la serie sia in bilico grazie all’horror sovrannaturale, non capendone ancora il motivo. La serie Netflix funziona fin da subito proprio per questa incertezza dell’origine della storia, una suspense del dubbio che mette subito lo spettatore nella condizione di porsi molteplici domande e ipotizzare altrettante molteplici soluzioni.
La showrunner Haley Z. Boston fa coincidere l’inizio della narrazione in un momento che nel linguaggio filmico potrebbe benissimo collocarsi nel secondo atto. Questa scelta sollecita il pubblico, in una modalità analoga a quella di un giocatore di un videogame, a indagare la serie ancora prima del suo reale significato. Una strategia del dubbio che spinge lo spettatore ad attivare il cosiddetto “marketing virale” in cui Netflix da sempre è molto abile: costruire attraverso i social contenuti interattivi e mediali mediante i quali si cercano eventuali indizi sul senso della storia.
Flashforward, foreshadowing e la pistola di Čechov
In questa geniale intuizione, il primo episodio è il motore di una struttura che abbraccia due similari ma nel contempo differenti approcci narratologici. Se da una parte ci troviamo dentro un classico flashforward, con cui si salta immediatamente nel futuro, la lunghezza episodica è anche propria del foreshadowing, dove un indizio o un’anticipazione nascosta suggerisce e semina qualcosa che troveremo dal secondo episodio.
Something Very Bad Is Going to Happen approfondisce questo aspetto applicando per gradi la celebre “pistola di Čechov”, un elemento che viene introdotto nella storia e che ha una funzione man mano che la narrazione procede. Il primo episodio è costruito per seminare piccoli indizi : le stranezze della famiglia dello sposo, dettagli inquietanti della casa labirintica, dialoghi nei confronti di Rachel che sembrano innocui ma con un controsenso disturbante.
La “pistola” quindi ci viene solo mostrata caricando i proiettili. È invece il secondo episodio, in cui si ritorna ad una narrazione più classica, che si occupa di rappresentarci come tutto è iniziato, trasformando il setup invisibile in un payoff iniziale. La famiglia di Nicky, da “strana” diventa tossicamente rilevante e il primo significativo “sparo cechoviano” si manifesta nel biglietto d’aiuto tra la madre dello sposo (Jennifer Jason Leigh) e Rachel, un chiaro svelamento della dinamica soprannaturale all’interno delle dinamiche famigliari. Tra flashforward, antinarrazione e foreshadowing, la serie Netflix si dimostra un prodotto incredibilmente capace di suscitare aspettative complesse e disturbanti.
Il viaggio a spirale horror della protagonista
Something Very Bad Is Going to Happen, utilizzando codici e immagini proprie dell’horror psicologico, assume tutte le motivazioni non del perché una coppia non si debba sposare, ma perché non può non farlo. La creatrice Boston è inevitabilmente debitrice del miglior Roman Polanski (Rosemary’s Baby): in entrambe le opere la narrazione è orientata dalla soggettività della protagonista, intrappolata in un ambiente domestico-familiare che rende reale l’onirico, e l’horror soprannaturale la minaccia da allontanare prima che il tempo arrivi alla sua data di scadenza.
Rachel, alias Camila Morrone, è il motore centrale e propulsivo di un altro espediente narrativo, quello della struttura a spirale. Appena si presenta un evento improvviso (nel secondo episodio assistiamo all’inserimento di un neonato abbandonato in una macchina), la protagonista inizia ad approfondire la propria dimensione psichica attraverso l’horror solo percepito, facendo emergere iniziali sfumature dei due suoi personali conflitti interni ed esterni: la paura di impegnarsi permanentemente e il timore di una minaccia incombente.
Rachel come fulcro emotivo e narrativo
Mentre la narrazione lineare presenta eventi in ordine continuativo, la struttura a spirale ricicla e amplia tali eventi con un focus psicologico sempre crescente. Il percorso di Rachel, quindi, risiede proprio in una struttura seriale che si decostruisce continuamente: il flashforward costruisce un’anomala progressione temporale, con la narrazione a spirale che invece colloca Rachel come catalizzatrice emotiva dell’intero plot. L’ansia e il conflitto interiore della futura sposa emergono attraverso richiami circolari e graduali rivelazioni (il foreshadowing).
Con Something Very Bad Is Going to Happen sembra che Netflix, almeno nei suoi episodi iniziali, voglia alzare perentoriamente l’asticella a partire dalla sua complicata struttura narratologica. Certo è che i troppi finali, tra cambiamenti di rotta e prospettive, potrebbero costituirne, andando avanti, una lacuna penalizzante. Il risultato finale della serie dipenderà molto dalla sua direzione futura: se privilegerà l’estetico-horror a discapito del percorso di Rachel, o se invece riuscirà a trovare un solido equilibrio tra forma e contenuto.