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Tra horror, animazione e film di genere: intervista con il regista Yeon Sang-ho
In occasione della retrospettiva dedicatagli dal Florence Korea Film Fest 2026
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4 ore agoon
Tra gli ospiti d’onore del Florence Korea Film Fest 2026 anche il regista Yeon Sang-ho, al quale è stata dedicata una retrospettiva. La 24esima edizione del festival fiorentino ha riportato sullo schermo i primi film d’animazione del regista, lo zombie movie che lo ha consacrato nell’olimpo dei grandi e i film più recenti.
Nella cornice del festival abbiamo avuto modo di fare alcune domande a Yeon Sang-ho, regista di King of Pigs, Train to Busan, The Fake e della serie Hellbound.
Yeon Sang-ho e l’animo umano
Nonostante nella tua filmografia siano presenti opere di genere (thriller, horror…) e struttura diverse (cortometraggi, lungometraggi e serie) si riconoscono delle costanti e dei fili conduttori. Ci sono argomenti che tornano più volte, seppur affrontate in modalità diverse. Una cosa che mi ha colpito guardando i tuoi film, da King of Pigs a The Ugly, passando per Train to Busan, è il fatto di non avere mai protagonisti e antagonisti definiti. Nel senso che non c’è mai un cattivo al 100%. Sei d’accordo nel definire i tuoi film come una riflessione sull’animo umano e sul perché siamo portati a compiere delle scelte talvolta moralmente sbagliate, ma per giusti fini e viceversa?
Sono una persona che trova molto interessanti i dilemmi morali nell’essere umano e infatti mi piace trattare di questi temi con i quali ognuno di noi deve confrontarsi almeno una volta nella vita e mi incuriosiscono questi elementi, anche perché secondo me, grazie a questi fattori, da parte del pubblico ci può essere un coinvolgimento maggiore. In questo modo il pubblico è obbligato a interrogarsi e chiedersi Questa è la mia storia, questo potrebbe succedere anche a me.
In questo senso nel mio film Train to Busan c’è, tra i personaggi principali, quello di Seok-woo, interpretato dall’attore Gong Yoo, poi dall’altra parte abbiamo invece Yon-suk che apparentemente potrebbe sembrare l’antagonista. In realtà questi due personaggi sono molto simili, si assomigliano sotto diversi punti di vista, ma durante il percorso del film intraprendono scelte diverse ed è quello che li porta a diversificarsi. Credo che anche per il pubblico sia la stessa cosa, alla fine sono le scelte che facciamo che danno forma poi alla nostra identità.
Sulla base di quanto detto i personaggi dei tuoi film sono molto reali, sono persone vere. Anche la persona più innocua può nascondere insidie, così come quella più malvagia può in realtà riscattarsi. Quanto prendi spunto della realtà in questo?
Traggo molta ispirazione dalla realtà e dalle persone reali anche perché è difficile che tutti quanti noi abbiamo un profondo senso della giustizia oppure del male, non esistono persone completamente buone o completamente malvagie. Credo che siano delle piccole scelte che poi vanno a dare un’identità a tutto ciò, ma è questione di una sottigliezza e lo trovo un qualcosa di molto interessante e divertente. Per esempio nel mio film The Fake c’è il ruolo del pastore che inizialmente farebbe le sue scelte anche per il bene perché lui avrebbe delle intenzioni positive, solo che col tempo arriva addirittura a diventare un omicida, un assassino. Si tratta di una cosa assurda che a me intriga tantissimo. E la stessa cosa vale anche per il nuovo film Revelation.
L’elemento fantastico
Vorrei chiederti dell’elemento fantastico che inserisci nei tuoi film. In King of Pigs, al di là dell’animazione, ci sono momenti in cui entità scomparse vengono rievocate per parlare con i protagonisti. In Train to Busan, trattandosi di un’apocalisse zombie, l’elemento fantasy è alla base. Nonostante questo tutto diventa plausibile e molto più vicino al reale di quanto si possa immaginare. Si può considerare un tuo tratto distintivo?
Sì, credo che questo elemento fantastico attribuisca un tocco in più ai film di genere. Io sono una persona che si è formata in pittura occidentale inizialmente e poi ho intrapreso questo mestiere. Quindi già nella mia formazione avevo il senso della ricerca del visuale e della bellezza visiva. Se andiamo a vedere le mie opere di animazione a inizio carriera posso dire che tanta influenza mi è arrivata dal regista giapponese che ha realizzato Perfect Blue, Satoshi Kon. Già lì il personaggio instaura una conversazione, un confronto con sé stesso che è un livello di fantasia abbastanza elevato. Da lì sicuramente ho avuto tanta motivazione per intraprendere questo percorso perché quell’elemento fantastico più espresso con i video in questa maniera mi era risultato una cosa molto sensazionale e mi ha sicuramente dato tanta influenza.
Credo che per i film di genere l’elemento fantastico possa rappresentare di per sé un simbolo.
Le parole e i dialoghi
Un’altra cosa che ho notato è che nei tuoi film dai molto spazio alle azioni e alle espressioni, piuttosto che alle parole. Lo si vede in King of Pigs dove i dettagli dei volti sono davvero ben fatti e ci viene prestata più attenzione che rispetto al resto, ma anche in Train to Busan, trattandosi per la maggior parte di una lotta. Infine anche nel tuo ultimo The Ugly il figlio non parla praticamente mai per tutta la durata del film, osserva e parla con gli occhi e lo sguardo. Le parole diventano secondarie nel tuo cinema?
In realtà The Ugly è uno dei film in cui forse la percentuale della parola è maggiore rispetto alle altre produzioni che ho fatto. Anche alla luce del concetto di cui si parlava prima, che l’immagine poi diventa di per sé un simbolo che è un elemento fantastico. Per The Ugly c’è questo personaggio femminile che non si vede e che è il pubblico stesso a doversi immaginare. Ho pensato che piuttosto che essere io a cercare in qualche modo di esprimere in maniera molto attiva come possa essere, è meglio lasciare quella parte dell’immaginazione al pubblico.
La violenza per Yeon Sang-ho
Ho notato che fai spesso ricorso alla violenza nei tuoi film, sia essa verbale o fisica. E solitamente fai rispondere i personaggi con altrettanta violenza, seppur celata. Questo per farci, però, capire che non è e non può essere la soluzione. In questo senso i tuoi film sembrano quasi delle favole moderne con una morale?
In Corea hanno un po’ raggruppato queste mie opere. Per esempio possiamo trovare King of Pigs, The Fake, Seoul Station come le mie opere di animazione. Lì penso che quella violenza di cui si parla sia un po’ più accentuata, mentre nelle mie opere in live action forse quella violenza è stata leggermente più calibrata.
Credo che nelle tre opere precedenti di cui si parlava, anche a livello dell’emozione, del dramma, dell’atmosfera e dell’umanità, credo che si vedano molto di più in qualche senso, siano molto forti come presenze. Anche perché non credo di aver fatto delle opere in cui ci sia qualcosa di disumano. Sì, ci sono le creature, ma alla fine si tratta tutto di un qualcosa di estremamente umano e sono molto affascinato dalla vulnerabilità e dalla debolezza dell’animo umano e quindi tendo molto a cercare di esprimere questi lati dell’’umanità, dell’essere umano. Questo è anche un po’ il motivo per cui scelgo spesso e volentieri situazioni come l’apocalisse, tragedie, catastrofi nazionali, proprio perché in quei contesti, in quelle situazioni l’essere umano dà vita al suo lato più crudo di essere umano.