AppleTV Film

‘The Alabama Solution’ di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman: là dove finisce l’America

Un film denso e spiazzante, che toglie il fiato e non lo restituisce più

Published

on

Reduce da una candidatura all’Oscar, The Alabama Solution di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman è un esordio del Sundance ed è disponibile su Apple TV+, ma richiederà un grande impegno nella visione.

È un film denso e spiazzante, che toglie il fiato e non lo restituisce più.

D’altronde, denuncia le condizioni di chi vive soffocato da un sistema impietoso e disumano: l’apparato carcerario dello stato dell’Alabama, Stati Uniti. E lo fa tramite la voce di alcuni testimoni in prima linea: Robert Earl Council e Melvin Ray, fondatori di Free Alabama Movement, e di Sandy Ray, la madre di una vittima di abusi subiti dietro le sbarre, Steven Davis.

The Alabama Solution, il principio

Tutto inizia quando la regista Kaufman viene avvicinata da alcuni detenuti durante un evento festoso contestuale alla prigione; questi la invitano, fuori campo, ad entrare e svelare gli orrori che avvengono al di là delle pareti.

In questo modo, e collaborando con Jarecki, i due registi entrano in contatto con una serie di testimonianze e storie direttamente dai detenuti. Molti tra loro infatti, possiedono un cellulare, contrabbandato all’interno dell’istituzione, proprio come succede per la droga. Svelano così un micromondo in cui regna il caos, dove la giustizia è dettata dalla forza adoperata dai secondini, che gestiscono un sistema punitivo e mafioso.

Scoperto il vaso di Pandora, il film si trova a dover condurre una inchiesta dalle dimensioni fagocitanti, che anche allo spettatore lascia ben poca speranza sul futuro.

It’s dangerous and volatile.

Sandy Ray con la foto di suo figlio Steven Davis durante una protesta

Il dovere mediatico

Ci sono documentari che andrebbero guardati per omaggiare lo sforzo di chi ha portato alla luce le storie; documentari che andrebbero guardati per sostenere la causa dei protagonisti; e documentari che esistono perché, se l’ignoranza è l’arma con cui si protraggono le ingiustizie, per contrastarle è necessario sapere.

Ecco, The Alabama Solution è tutto questo. Oltre ad essere un’opera finemente montata che si gioca su del materiale peculiare (le riprese dal cellulare), assemblato alle storie fuori dal cercare: un lavoro mastodontico operato dalla montatrice Page Marsella, che ha svoltato le sorti del documentario una volta che ha sposato il progetto.

Inoltre, raccontare di un eroismo apparentemente inesauribile, malgrado l’impressionante ostilità del mondo e del contesto, e dare adito a questo eroismo di esistere ed essere riconosciuto, anche se l’eroe nasce in realtà come un antieroe, è una manovra molto coraggiosa. Questi testimoni del disagio e dell’abuso si piegano ma non si spezzano, e soprattutto si rialzano con una resilienza impressionante.

L’eredità

Gli Stati Uniti conservatori non ne escono per nulla bene: in Alabama è in corso un’apartheid a cielo aperto, proprio laddove pareva essere il cuore della democrazia e della meritocrazia. Invece no, quello stato è lo spaccato di una società benestante che per preservare il proprio privilegio ha reso spazzatura una fetta della popolazione, costringendola all’abuso di droghe, alla malattia, alla disperazione. E tuttavia, quella stessa manica di dimenticati, tiene in piedi il sistema sociale con il lavoro forzato e la coercizione subita.

Malgrado la indiscutibile forza del prodotto, il film sembra non essere riuscito a strappare i giusti riconoscimenti, da cui sorgono riflessioni a sfondo del tutto politico. The Alabama Solution non è solo la denuncia di un abuso, della violazione dei diritti umani e l’accusa di un omicidio; ma è, più in grande, il fallimento di una idea di democrazia e giustizia che lascia inorriditi se non addirittura nauseati. Avrebbe dovuto scatenare un’onda d’urto decisiva, provocare reazioni estreme. Invece, esce dai festival con un pugno di mosche e pare che a poco a poco, la sua voce sia messa a tacere.

Unisciti alla campagna promossa dal film!

Exit mobile version