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Grandangolo e VistaVision: la regia distorsiva di Yorgos Lanthimos
Il linguaggio visivo unico in Poor Things! e Bugonia, realizzato dal visionario Yorgos Lanthimos.
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4 giorni agoon
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Sonia SperaYorgos Lanthimos è un maestro in termini di alterazione della realtà. Le tecniche utilizzate dal director di origini greche creano un’esperienza piacevolmente disturbante e straordinariamente immersiva. Un regista risulta profondamente talentuoso quando è in grado di costruire una propria identità, una visione riconoscibile. E il regista di Poor Things! e Bugonia, casi di studio presi in analisi, lo è.
La distorsione ottica in Poor Things!
Vincitore di quattro premi Oscar, Poor Things!, in italiano Povere Creature!, è un film del 2023, ispirato all’omonimo romanzo di Alasdair Gray. La storia narra di Bella Baxter, interpretata magistralmente da Emma Stone, una donna riportata in vita da uno strano chirurgo (Willam Defoe). Inizialmente, Bella possiede il cervello di una bambina: il passaggio dal b&w alle immagini a colori segna l’inizio di un percorso di crescita ed emancipazione. L’opera si contraddistingue per le sue scelte registiche non convenzionali, firmate dallo straordinario Lanthimos.
Tendenzialmente, il grandangolo rappresenta una delle principali scelte del regista. Più precisamente, per creare inquadrature particolarmente suggestive, egli decide di utilizzare un obiettivo Optex grandangolare da 4 mm con una cinepresa da 35 mm. Il risultato coincide con un’immagine circolare centrale, avvolta dall’oscurità, la cui nitidezza subisce una graduale perdita verso i bordi.
Le panoramiche sul giardino di Bella Baxter sono estremamente affascinanti. Per queste sequenze, Lanthimos e Robbie Ryan, direttore della fotografia, decidono di utilizzare l’obiettivo Oppenheimer/Nikkor da 8 mm, caratterizzato da una notevole curvatura. Il risultato consiste in un’ampia e brillante visione di colori, luci e movimenti.
Per la sequenza incentrata sulla danza di Bella, il regista utilizza la stessa lente cinematografica. La scelta non crea soltanto un effetto visivo impattante, bensì anche una maggior immersione nello stato emotivo della protagonista. L’interpretazione di Emma Stone trasmette un senso di libertà che unito al grandangolo, pervade l’animo dello spettatore.
Lenti vintage e spirali sensoriali
Interessante è l’utilizzo di una cinepresa d’epoca, la Beaumont VistaVision, la quale consente una risoluzione molto elevata, oltre ad una resa dell’immagine particolarmente dettagliata. La VistaVision, però, risulta decisamente rumorosa, per questo viene utilizzata soltanto per una scena priva di dialoghi, incentrata sulla rianimazione della donna.
Si prosegue con gli obiettivi Petzvals di 58 mm/85 mm. La particolarità del linguaggio visivo è dovuta anche alla presenza dell’effetto bokeh, una tecnica utilizzata per eliminare la messa a fuoco che circonda il soggetto. Tendenzialmente, però, l’effetto bokeh non crea alcun effetto di distorsione. In Poor Things!, invece, le lenti utilizzate mostrano una sorta di vortice visivo, al centro del quale viene posto il personaggio. I bordi risultano defocalizzati mentre il soggetto è perfettamente nitido. Una delle scene più affascinanti, dove viene utilizzato tale obiettivo, è il finale da cui traspare il raggiungimento della piena emancipazione di Bella.
Un atto d’amore tra regia e narrazione
Utilizzare diversi tipi di lenti cinematografiche risulta necessario per due motivi. Il primo è spiegato dallo stesso Lanthimos.
“È fondamentale non scegliere uno stile solo per il gusto di farlo, deve essere in sintonia con la storia”.
Il regista spiega quanto sia importante strutturare il linguaggio visivo di un film in base al racconto. Ogni momento narrativo deve essere visivamente esplicato attraverso una precisa scelta di lenti, in modo tale da costruire l’inquadratura più adatta. Ciò significa portare in scena la propria visione nel migliore dei modi, decidendo quali sensazioni ed emozioni evocare nel pubblico. Il secondo motivo riguarda il montaggio. Gli svariati obiettivi cinematografici utilizzati vengono uniti e alternati in un montaggio estremamente dinamico e coinvolgente.
Talvolta, non affidarsi ad una coerenza visiva rappresenta la scelta migliore. Alcune narrazioni necessitano di un’estetica più controllata. Povere Creature!, invece, era destinata ad essere visivamente potente.
Ponendo il focus su un registro maggiormente sobrio, seppur ugualmente caratterizzato da una simile distorsione della realtà, l’analisi prosegue su Bugonia.
L’orizzontalità come principio visivo in Bugonia
Bugonia è un film del 2025, remake in lingua inglese del film sudcoreano Jigureul jikyeora! di Jang Joon-hwan del 2003. Il film narra di Teddy (Jesse Piemons), un apicoltore ossessionato dalle teorie del complotto che decide di rapire la CEO di un’azienda (Emma Stone). L’uomo è fermamente convinto che la donna sia un’aliena intenzionata a distruggere il pianeta. Un pensiero a dir poco folle? No. Probabilmente no.
Il VistaVision utilizzato da Lanthimos in Poor Things! ritorna e diventa uno dei pilastri della realizzazione registica dell’opera del 2025. Nello specifico, Ryan, cinematographer di Bugonia, e Lanthimos decidono di girare il remake con la Wilcam W11 e la Beaucam, utilizzando obiettivi sviluppati da Dan Sasaki, soprannominati obiettivi GW, in onore del direttore della fotografia Gordon Willis. Ryan spiega come tale telecamera svolga un lavoro di orizzontalità sul film.
“La telecamera spinge la pellicola orizzontalmente attraverso il meccanismo di trascinamento, anziché verticalmente”.
Nel mentre, l’inquadratura dal basso, elemento ricorrente nel cinema di Lanthimos, mira a costruire una prospettiva interessante e alienante. Il regista non apprezza particolarmente le prospettive neutre, posizionate all’altezza del personaggio. Di conseguenza, nelle sue opere, l’occhio del pubblico si ritrova sempre su una traiettoria più alta o più bassa rispetto al posizionamento del viso inquadrato.
Il movimento della macchina da presa segue rigorosamente ogni minimo spostamento del personaggio. Se quest’ultimo si muove, la camera lo segue, se si ferma, anche l’inquadratura si arresta. Lanthimos esegue spesso questa tipologia di lavoro, incentrata su una sorta di coreografia meccanica tra telecamera e interprete. Nella sequenza del rapimento di Michelle, ad esempio, è possibile comprendere come il senso di imprevedibilità narrativo venga lavorato anche sul piano registico. Difatti, la stabilità delle camere, montate sul cofano di un’auto, viene messa a rischio dalle irregolarità della strada. Eppure, ciò risulta essere utile affinché si enfatizzi il senso di instabilità degli eventi.
Una regia alienante
In Povere Creature!, la distorsione ottica accompagna l’evoluzione della protagonista, riflettendo così il suo senso di stupore per il mondo circostante. In Bugonia, invece, l’attenzione narrativa è posta sul concetto di complotto. Pertanto, in questo caso, il linguaggio visivo risulta più controllato, seppur ugualmente capace di generare straniamento e ambiguità.
L’incontro tra la precisione registica di Lanthimos e l’approccio brillante di Ryan genera un linguaggio filmico altamente riconoscibile. La scelta delle lenti non rappresenta un aspetto puramente tecnico, bensì diventa fondamentale per una costruzione narrativa e visiva idonea all’impatto emotivo ricercato. Difatti, attraverso l’utilizzo di un’ampia varietà di obiettivi cinematografici, avviene una ridefinizione dello spazio filmico, elemento necessario per strutturare correttamente il mondo rappresentato. Pertanto, la regia orizzontale che domina le opere analizzate si rivela adatta alla particolarità degli eventi narrati.
Le visioni cinematografiche di Yorgos Lanthimos si distinguono per essere sempre meravigliosamente distorsive e alienanti.