Korea Film Festival

‘People and meat’ di Yang Jong-hyun, nuove amicizie e conti da pagare

Tre nonni che chiunque vorrebbe avere: eccentrici, imperfetti ma davvero irresistibili

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Nel solco della grande tradizione attoriale coreana, il film di apertura del Florence Korea Film Fest, People and Meat di Yang Jong-hyun lascia spazio a tre pensionati, Woo-sik (Jang Yong), Hyoung-jun (Park Keun-hyung) e Hwa-jin (Ye Su-jeong), un po’ strani e un po’ disperati, ma ancora molto entusiasti della vita, con tre storie diverse e non necessariamente così positive.

Il comune denominatore dei tre è la solitudine e la mancanza di soldi. Prima del fortuito incontro nelle strade di Seoul, i tre non avevano alcune legame, ma si scoprono ancora interessati a godersi la propria energia.

Da quel momento, prima per gioco e poi con metodo, i tre organizzano delle serate conviviali al barbecue coreano e poi, al momento di pagare il conto, con un certo charme, strategia e faccia tosta, si dileguano lasciando di stucco i ristoratori. Non con la stessa platealità del Pieraccioni de I Laureati, ma certo l’atmosfera non pare così distante.

Per un po’ l’alchimia funziona e i tre tornano a degustare carne pregiata sbevazzando alla propria salute. Ma chiaramente qualcosa va storto e l’idillio finisce quando la realtà presenta il conto con tutta la sua fastidiosa presenza e problematicità.

Park Keun-hyung – People and Meat – (c) KT Studio Genie

Il dine and dash di People and Meat

People and meat è una piacevole sorpresa che nasconde dietro l’ironia e la spensieratezza della situazione “dine and dash”, una riflessione sulla vita. Il film funziona non solo per la relazione tra questi tre caratteristi: tre nonni che chiunque vorrebbe avere, eccentrici, imperfetti ma davvero irresistibili. Ma anche perché si offre come una riflessione sorniona e per nulla deprimente sulla solitudine della terza età, che qui assume anche una dimensione economica. La sceneggiatura di Lim Na-moo bilancia perfettamente la crisi con la resilienza umana che, ingegnosamente, sblocca i protagonisti sconsolati per restituirgli la vita.

Humor e attaccamento

Lo sguardo tragicomico del regista Yang Jong-hyun ammicca a realtà ben conosciute alla società coreana: i due quasi arzilli vecchietti raccolgono i cartoni usati (come faceva il protagonista, disperato, di un delizioso film indipendente del 2022, Paper Man), mentre la vecchietta vende verdura ai bordi della strada. E non ci guadagnano che due spicci.

Sebbene questa indigenza li porti poi alla criminalità, in pratica, è difficile trovarsi a puntare il dito contro chi brama un pasto caldo, nutriente, in un periodo della propria vita in cui ci sarebbe più bisogno di questa coccola. È ancora più difficile farlo se il malvivente ha la faccia di Park Keun-hyung (Remember, Pic Nic) o di Ye Su-jeong (Train to Busan, Kim Ji-young, born 1982) o Jang Yong (12.12: THE DAY, Kingmaker). Tutto si può, fuorché volergli male.

Nella società che si è persa i tre protagonisti, tendenzialmente individualista e verosimile, si manda un monito alle giovani generazioni: non dobbiamo dimenticarci di coloro che hanno rallentato, non dobbiamo lasciar cadere coloro che sono stati la nostra solida impalcatura nel passato.

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