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Distribuire il cinema indipendente: l’incontro al C-MOVIE

Mario Mazzetti, Elena Zanni e Francesco Ranieri Martinotti hanno dialogato sul futuro del cinema indipendente in Italia e sulla sua distribuzione

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La distribuzione del cinema indipendente in Italia, la tutela delle sale d’essai e il rapporto sempre più complesso con le piattaforme digitali sono stati al centro dell’incontro ospitato oggi al C-MOVIE. A confrontarsi sono stati Mario Mazzetti, rappresentante della Federazione Italiana Cinema d’Essai (FICE), Elena Zanni del Cinema Fulgor di Rimini e il regista e presidente dell’ANAC Francesco Ranieri Martinotti.

Il ruolo delle sale d’essai

Il dibattito ha messo in luce uno dei nodi più delicati dell’industria cinematografica: la difficoltà di far circolare il cinema indipendente e la necessità di rafforzare il ruolo delle sale come primo spazio di incontro tra film e pubblico.

«Le sale d’essai sono una realtà molto diffusa nel Paese – ha spiegato Mario Mazzetti – parliamo di centinaia di schermi distribuiti su tutto il territorio nazionale. È un sistema articolato che comprende monosale, multisale cittadine e cinema profondamente radicati nelle comunità locali».

Secondo Mazzetti, proprio questo radicamento ha permesso al settore di reagire con una certa rapidità dopo la pandemia. «Dopo la chiusura delle sale ci siamo accorti di una cosa importante: il pubblico c’era ancora, e in molti casi era anche più giovane di quanto immaginassimo».

Ma la sopravvivenza delle sale di qualità dipende sempre più dalla loro capacità di reinventarsi. «Oggi non basta programmare film, bisogna costruire iniziative, incontri con gli autori, attività con le scuole, momenti di confronto. La sala diventa un luogo culturale vivo, non solo uno spazio di proiezione».

Accompagnare i film

In questo contesto diventa fondamentale anche il rapporto tra esercenti e distributori, soprattutto per sostenere la circolazione di opere indipendenti.

«Molti film hanno bisogno di essere accompagnati – ha spiegato Mazzetti – perché il passaggio in sala non è soltanto un fatto commerciale ma anche culturale. Portare registi e attori nelle sale, organizzare incontri e dibattiti può cambiare completamente il destino di un film».

Proprio con questo obiettivo sono nati negli ultimi anni diversi progetti di promozione territoriale. «Con iniziative che portano i protagonisti dei film nelle città e nelle sale – ha aggiunto – cerchiamo di rafforzare il rapporto diretto tra autori e pubblico».

L’esperienza del Cinema Fulgor

L’intervento di Elena Zanni ha portato l’esperienza concreta del Cinema Fulgor di Rimini. «Le sale che funzionano sono quelle che diventano comunità – ha spiegato – perché oggi non basta più mettere un film in cartellone. Bisogna creare un rapporto con il pubblico e con il territorio».

Al Fulgor la programmazione si intreccia con incontri, dibattiti, rassegne e iniziative dedicate anche al cortometraggio. «In Italia i corti sono stati spesso marginalizzati – ha osservato Zanni –, ma in realtà possono diventare uno strumento straordinario per incontrare il pubblico e per avvicinare i giovani al cinema. In molti dei nostri eventi la maggior parte degli spettatori ha tra i 20 e i 25 anni. Vedere tanti ragazzi in sala è una delle soddisfazioni più grandi per chi fa questo lavoro».

Un lavoro che oggi richiede anche nuove competenze: bisogna conoscere il pubblico, sperimentare orari, creare eventi e mantenere un rapporto continuo con gli spettatori.

Il “mediatore cinematografico”

Nel corso del dibattito Francesco Ranieri Martinotti ha sollevato anche una questione strutturale del sistema distributivo italiano: l’assenza di una figura di mediazione tra distributori ed esercenti.

«In Francia esiste il cosiddetto mediatore cinematografico – ha spiegato –, una figura che interviene quando nasce un conflitto tra una sala e un distributore». Il suo compito è quello di verificare le motivazioni per cui un film non viene concesso a una sala e di facilitare una soluzione.

«Se un esercente chiede un film e il distributore rifiuta – ha aggiunto – il mediatore convoca le parti e chiede spiegazioni: è un modo per evitare dinamiche di chiusura o accordi di fatto che limitano la circolazione dei film».

Secondo Martinotti uno strumento simile potrebbe aiutare anche il sistema italiano, soprattutto per il cinema indipendente. «Quando dietro un film c’è il lavoro di autori, produttori e spesso anche finanziamenti pubblici – ha osservato – è importante che quell’opera possa trovare il maggior numero possibile di sale».

Festival, piattaforme e sala

Martinotti ha poi allargato il discorso al rapporto tra festival internazionali e distribuzione cinematografica. «Festival come la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia o il Festival di Cannes sono grandi amplificatori della visione cinematografica».

In Francia, ha ricordato, i film presentati nei festival devono garantire una distribuzione nelle sale prima di arrivare sulle piattaforme. «È un sistema che ribadisce un principio semplice: la sala resta il centro dell’ecosistema cinematografico».

Il futuro della sala

Il dibattito si è concluso con una riflessione più ampia sul futuro dell’esperienza cinematografica. Se durante la pandemia molti avevano previsto la fine della sala, oggi la realtà appare diversa.

«Ci era stato detto che il cinema in sala sarebbe scomparso – è stato osservato nel confronto – ma non è successo. Anzi, si vede un ritorno soprattutto delle nuove generazioni».

In questo scenario, la sfida per il cinema indipendente rimane quella di rafforzare la collaborazione tra autori, distributori ed esercenti. «La sala crea valore perché è il luogo dove il film incontra davvero il pubblico».

Ed è proprio questa dimensione collettiva, fatta di visione condivisa e relazione con il territorio, che continua a rappresentare la risorsa più preziosa per il futuro del cinema.