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‘L’uomo nel furgone bianco’: il thriller in dvd

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Visto in Italia direttamente sulle piattaforme di streaming, approda in dvd grazie a Blue Swan Entertainment L’uomo nel furgone bianco. Un titolo che potrebbe immediatamente richiamare alla memoria la situazione di tensione al centro di Occhiali neri di Dario Argento. Ma, sebbene ci troviamo anche qui in ambito di stalking e serial killer, lo spettacolo proposto è di tipologia leggermente diversa. Dunque procediamo in ordine precisando che una didascalia in apertura precisa che il film è basato su fatti realmente accaduti in Florida.

Sebbene il regista Warren Skeels – al suo primo lungometraggio dopo short, il documentario Thespians e televisione – abbia dichiarato poi altro.

In quanto, a detta sua, l’ispirazione proviene da un’altra esperienza vissuta da una donna di cui non ha rivelato l’identità. L’espediente della didascalia di apertura, però, non può fare a meno di suggerire l’incipit del super classico anni Settanta Non aprite quella porta. Perché è proprio negli anni Settanta che si svolge la circa ora e quaranta di visione, guardando direttamente alla celluloide horror di allora. Più che al film di Tobe Hooper, però, all’Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter. Soprattutto se consideriamo il fatto che L’uomo nel furgone bianco non punti affatto a mattanze e sensazionalismo più o meno gore. Orchestrandosi tra il 1970 e il 1975, gioca soprattutto di atmosfere cupe e inquadrate studiate al fine di generare tensione.

Man mano che ci porta a conoscenza della Annie Williams dal volto della Madison Wolfe di The conjuring – Il caso Enfield. Un’adolescente che ama il proprio cavallo e cui fanno da genitori lo Sean Astin de I Goonies e la Ari Larter dei primi due Final destination. Adolescente che battibecca spesso con la sorella maggiore ma che, soprattutto, comincia a vivere un vero e proprio incubo ad occhi aperti. Il motivo? Si rende conto di essere spesso seguita, appunto, da un inquietante furgone bianco. Chi vi è a bordo? Si tratta forse di un manicao? Un omicida? O semplice equivoco?

Skeels, pur accennando a momenti all’insegna della paura, non spinge mai sul pedale dell’orrore vero e proprio, anche se ne sfrutta i meccanismi.

Oltre a riservargli diversi omaggi, incluso L’allucinante notte di una baby sitter di Peter Collinson proiettato presso un dive-in. E la scelta di non mostrarci mai chi si trova alla guida del minaccioso veicolo rimanda senza alcun dubbio al capolavoro spielberghiano Duel. Mentre la sensazione di inquietudine domina il tutto e L’uomo nel furgone bianco si rivela un mix di thriller e coming of age. Un mix immerso a suo modo nostalgico in quella affascinante epoca in cui si fecero strada, tra gli altri, Wes Craven e il già citato Carpenter. Dedicato al National Center for missing and exploited children.

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