Per il nono anno consecutivo il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina– FESCAAAL ospita Africa Talks, l’appuntamento annuale di approfondimento su un continente in continua trasformazione, che si terrà alla Cineteca Milano Arlecchino lunedì 23 marzo 2026 alle ore 18.30.
Africa Talks nasce dalla collaborazione tra Associazione Centro Orientamento Educativo ETS e Fondazione Edu. Entrambi gli enti sono impegnati da decenni a promuovere istruzione e cultura in Africa e con l’Africa. Il format, che prevede una tavola rotonda seguita da un film a tema per approfondire gli aspetti più contemporanei e promettenti dell’Africa, si tiene nella cornice del FESCAAAL, giunto alla sua 35ª edizione.
Un incontro su decolonializzazione, diritti e accessibilità
Africa Talks torna dopo otto appuntamenti dedicati a università e imprenditoria, nuove tecnologie, agricoltura, trasformazioni urbane, industrie culturali, sfide ambientali, arti visive e attivismo giovanile. La 9ª edizione – intitolata “Heritage in motion. Memoria, musei e restituzione” – accende i riflettori sul patrimonio culturale africano, sui diritti culturali e sui processi di museificazione.
Il talk esplorerà diverse sfaccettature del tema. Dalla decolonizzazione delle istituzioni museali al dibattito sulla restituzione delle opere trafugate in epoca coloniale. Dalle piattaforme digitali del patrimonio ai diritti culturali e all’accessibilità, fino al ruolo delle comunità locali nella costruzione delle narrazioni museali.
«Come ogni anno vogliamo accendere l’attenzione su un aspetto rilevante dell’Africa contemporanea». Queste le parole di Matteo Stefanelli, Presidente di Fondazione Edu. «Quest’anno diamo spazio al dibattito intorno al passato e al patrimonio materiale del continente. Non solo pensando ai casi di restituzione di opere d’arte trafugate in epoca coloniale, ma anche alle questioni più ampie legate alla loro conservazione e valorizzazione. I nuovi modi di progettare i musei e la divulgazione culturale, il ruolo delle istituzioni e il rapporto tra arte, memoria e comunità locali, che oggi rivendicano un ruolo attivo nella narrazione e nella trasmissione del proprio patrimonio, saranno al centro di questa nona edizione».
Un momento del film proposto: Empty Grave
A moderare l’incontro sarà Sandra Federici, Direttrice responsabile di Africa e Mediterraneo, che sottolinea: «Parlare di heritage in Africa significa confrontarsi con memorie plurali custodite nelle comunità, negli spazi sacri e nelle pratiche quotidiane. Ma anche con oggetti dispersi lungo le rotte della colonizzazione, separati dai contesti di origine e oggi conservati in musei e collezioni di tutto il mondo. Questo talk ci darà la possibilità di ascoltare il punto di vista di chi è attiva/o in processi di riparazione delle ingiustizie perpetrate nel passato: una occasione preziosa per andare avanti nella decostruzione delle logiche strutturali coloniali le cui conseguenze persistono nell’oggi».
Africa Talks: Il programma
Ore 18.30 – Tavola rotonda Heritage in motion. Memoria, musei e restituzioneSaluti:
– Alessandra Speciale – Direzione Artistica FESCAAAL – Matteo Stefanelli – Presidente Fondazione Edu
Intervengono:
– Ore Disu – Direttrice del MOWAA (Museum of West African Art) Institute (Nigeria)
– Silvia Iannelli – esperta in antropologia museale e pratiche interculturali (Italia)
– Victoria Phiri Chitungu – Direttrice del Livingstone National Museum (Zambia)
Modera:
– Sandra Federici – Direttrice responsabile di Africa e Mediterraneo
A seguire, networking cocktail.
Ore 21.00 – Proiezione a ingresso gratuito del film in prima italiana The Empty Grave
dir. Agnes Lisa Wegner, Cece Mlay
Germania / Tanzania, 2024, 97’
Una scena di Empty Grave
Il film affronta il tema delle ferite ancora aperte del colonialismo europeo. Tra queste, il saccheggio dei resti umani africani, trafugati per presunte ricerche scientifiche o conservati come trofei, e tuttora custoditi nei musei e nelle università occidentali. I registi seguono il percorso di due famiglie tanzaniane che, a distanza di oltre un secolo, cercano di riportare a casa le ossa dei propri antenati, trasformando una vicenda privata in una questione politica, storica e morale.
I relatori e relatrici di Africa Talks
Ore Disu
È la prima direttrice del MOWAA (Museum of West African Art) Institute (Benin City, Nigeria), istituzione dedicata all’arte dell’Africa occidentale e centro di eccellenza per la ricerca archeologica, la conservazione delle opere e la gestione del patrimonio culturale. Membro del Consiglio di amministrazione del MOWAA, fornisce consulenza a numerose istituzioni in materia di responsabilità sociale. Sotto la sua guida, il MOWAA Institute si è impegnato nella missione di una precisa ridefinizione del valore degli oggetti culturali dando priorità alle prospettive africane precoloniali e alle pratiche di cura legate ai contesti originari. Prima del MOWAA, ha fondato e diretto il Nsibidi Institute, think tank culturale con sede a Lagos. Laureata in Architettura all’Università di Cambridge e in urban studies al University College London, nel biennio 2002-24 è stata alumna della Yale Directors Forum Africa Fellowship presso il Yale’s Institute for the Preservation of Cultural Heritage.
Mwazulu Diyabanza
Nato a Kinshasa, è un attivista impegnato soprattutto per la restituzione del patrimonio culturale africano e per il rimpatrio delle spoglie degli antenati africani. Diyabanza ha realizzato diversi interventi in alcuni grandi musei europei. A volto scoperto e in diretta streaming, ha messo in atto tentativi di rimozione di opere considerate parte del patrimonio culturale africano. Parallelamente a queste azioni, si fa promotore di una riflessione sulle condizioni politiche, economiche, culturali e di sicurezza del continente africano. Ha inserito tali tematiche all’interno di una visione di lungo periodo, proiettata verso l’idea di una integrazione panafricana. È portavoce internazionale del movimento “Yanka Nku”e fondatore del “Front Multiculturel Anti-Spoliation” creato con l’obiettivo di unire popoli il cui patrimonio è stato saccheggiato ed è oggi esposto nelle istituzioni museali europee.
Silvia Iannelli
Antropologa culturale specializzata in patrimonio etnoantropologico in contesti coloniali. Ha lavorato come professionista museale per istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero e insegna Antropologia Culturale alla Nuova Accademia di Belle Arti – NABA di Milano. È dottoranda in Studi Storici, Geografici e Antropologici presso l’Università di Padova e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La sua ricerca si concentra sui bottini culturali saccheggiati in Etiopia durante l’occupazione fascista (1935-1941) e sul patrimonio coloniale conservato nei musei italiani. È stata Visiting Researcher presso l’Istituto di Studi Etiopici dell’Università di Addis Abeba.
Victoria Phiri Chitungu
È Direttrice del Livingstone National Museum in Zambia. Storica culturale, è specializzata in studi legati alla restituzione degli oggetti culturali africani. Ha lavorato a numerosi casi di rimpatrio e ricollocazione del patrimonio. Nel 2020 ha fatto parte di un gruppo di ricerca impegnato nel ritorno di beni zambiani conservati in istituzioni museali svedesi. Nel 2025, per conto dell’organizzazione panafricana Open Restitution Africa, ha contribuito all’implementazione di un open data set (raccolta di dati e informazioni) dedicato alle pratiche di recupero e tutela del patrimonio. È membro del Consiglio di amministrazione dell’African Museums and Heritage Restitution Organization (AFRIMUHARE) e attualmente sta lavorando a una pubblicazione che documenti le esperienze dei ricercatori impegnati in tutta l’Africa in processi di restituzione.